La crisi c’è, ma rimane ‘segreta’
Il dato sul Pil è il peggiore dall’inizio della nuova serie storica (1980), anche se l’indice della produzione industriale è cresiuto di un punto.
Le notizie sulla gravissima situazione economica rimangono confinate in angoli quasi clandestini nei Tg e su molti giornali, in ossequio alla strategia dell’ottimismo impostata dal presidente del Consiglio.
Poi si scopre che la spesa delle famiglie italiane ha registrato una ulteriore contrazione dell’1,1 per cento, mentre, in termini tendenziali, è scesa del 2,6. Le importazioni di beni e servizi, rispetto al trimestre precedente, sono scese del 9,2 per cento.
Rispetto al primo trimestre del 2008, le esportazioni sono diminuite del 21,7 per cento, le importazioni del 17. La spesa delle famiglie sul territorio nazionale è diminuita, rispetto al primo trimeste del 2008 del 2,8. I consumi di beni durevoli sono diminuiti dell’11,2 per cento, i consumi di beni non durevoli del 2,6 e gli acquisti di servizi dello 0,3.
Gli investimenti fissi lordi sono diminuiti del 12,6 per cento. Nei primi tre mesi dell’anno si rilevano diminuzioni congiunturali del valore aggiunto dell’industria in senso stretto (meno 7,7 per cento), del settore che raggruppa le attività del commercio, alberghi e pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni (meno 2,4), del settore del credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali (meno 1,4), dell’agricoltura (meno 1,3) e delle costruzioni (meno 0,8).
In termini tendenziali il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è diminuito del 16,7 per cento, quello delle costruzioni del 5,6 e quello dei servizi del 2,6. L’agricoltura, invece, ha registrato un lieve aumento, più 0,1 per cento.
Nel complesso il Pil dei Paesi dell’area euro è diminuito del 2,5 in termini congiunturali e del 4,8 in termini tendenziali. Negli Stati Uniti il Pil è sceso dell’1,5 in termini congiunturali e del 2,5 tendenziali. Per la Francia il dato congiunturale è meno 1,2 mentre quello annuo è meno 3,2, in Germania rispetto all’ultimo trimestre del 2008 si registra una contrazione del 3,8 per cento e rispetto al primo trimestre del 2008 un meno 6,9, nel Regno Unito il dato congiunturale scende dell’1,9 per cento e quello tendenziale del 4,1. Infine, in Giappone, la diminuzione rispetto all’ultimo trimestre del 2008 è del 4 per cento, mentre il dato annuo segna un calo del 9,1.
Per fortuna ad aprile 2009 l’indice della produzione industriale destagionalizzato ha segnato un aumento dell’1,1 per cento rispetto a marzo, segnando una lieve ripresa dopo 11 mesi consecutivi di caduta della produzione. La variazione congiunturale della media degli ultimi tre mesi, rispetto a quella dei tre mesi precedenti, è pari a meno 9,3 per cento. L’indice grezzo, invece, risulta in calo del 25,4 per cento rispetto ad aprile 2008 mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario scende del 24,2 (calo maggiore dal 1991).
Nel confronto tendenziale, l’indice grezzo relativo ai primi quattro mesi dell’anno è in diminuzione del 22,7 per cento e del 21,8 al netto degli effetti di calendario.


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