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Intercettazioni: i criminali festeggiano

Autore: barbera. Data: mercoledì, 10 giugno 2009Commenti (0)

Governo subito all’opera.

intercettazioniOggi impone la fiducia per far passare le nuove norme sulle intercettazioni che renderanno più difficile indagare e informare i cittadini. Ma lasceranno il Palazzo tranquillo.

Ieri in una riunione alla quale hanno partecipato i ministri della Giustizia, Angelino Alfano, dell’Interno, Roberto Maroni, dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vitov per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, e i capigruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, e della Lega, Roberto Cota, il governo ha deciso di chiedere per la diciannovesima volta il voto di fiducia, nonostanrte disponga di una larga maggioranza. Oggi alle 17 la Camera darà il via libera, poi sarà la volta del Senato ed il regime si sentirà più tranquillo.

Drammatiche le conseguenze della nuova normativa non solo per gli inquirenti, ma anche per giornalisti e cittadini. Il centro destra ha parlato della necessità di proteggere la privacy dei cittadini, ma solo per quanto riguarda il web (meglio ignorare impronte digitali, dati biometrici, banche dati, videosorveglianza, ecc) continua ad elaborare strategie che non ne tengono conto in nessun modo. In realtà il problema è mettersi al riparo da inchieste scomode.

Dopo la definitva approvazione il Pm potrà chiedere l’autorizzazione a intercettare solo in presenza di ‘evidenti indizi di colpevolezza’. Peccato che se già ci sono ‘evidenti’ indizi di colpevolezza si mina lo stesso motivo di esistenza del controllo delle telefonate, ma in questo modo si eviterà alla ‘casta’ di correre rischi.

Limiti anche nelle indagini per mafia e terrorismo dove comunque saranno necessari ‘sufficienti indizi di reato’. La richiesta dovrà essere autorizzata da un Gip collegiale del capoluogo del distretto. Ma il giudice dovrà poi compiere una sua valutazione autonoma del caso. Ovviamente la complessità del meccanismo e il numero di persone che saranno messe in condizione di sapere dell’esistenza di provvedimenti di intercettazione non rende facile il lavoro degli investigatori e facilita la figa di notizie, ma se lo scopo era quello di rendere impossibile intercettare ‘qualcuno’ il successo è garantito.

Ancora, il magistrato che rilascia “pubblicamente dichiarazioni” sul procedimento che gli viene affidato potrebbe perdere l’inchiesta e dovrà essere sostituito, se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio. Insomma, nasce un nuovo imputato: il giudice. Lo spirito garantista del ministro Alfano e del governo Berlusconi
prevede che le garanzie per i criminali vadano difese, meno quelle di migranti e minoranze, ma poco importa.

Il ddl prevede anche l’arresto fino a un anno e l’ammenda da 500 a 1.032 euro per pubblici ufficiali e magistrati che omettano di esercitare “il controllo necessario ad impedire la indebita cognizione o pubblicazione delle intercettazioni”. Che non accada ancora lo spiacevole evento di sentire la telefonata di un ‘potente’ contrattare delle assunzioni di ‘personale’ in cambio di ‘qualcosa’ o peggio.

Gli atti delle indagini preliminari potranno essere pubblicati, ma solo per sintesi e a condizione che siano stati messi a disposizione delle parti. La consegna è impedire alla stampa di raccontare i fatti, ma la proibizione non bastava.

Nel testo originario si prevedeva persino il carcere da uno a tre anni per i cronisti che pubblicano intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione. Poi, siccome probabilmente l’Italia avrebbe raggiunto i piani più bassi delle classifiche internazionali sulle violazioni della libertà di stampa, il centro destra ha deciso pene inferiori, ovvero una condanna da sei mesi a tre anni che può può essere trasformata in una sanzione pecuniaria.

La legge in via di approvazione va anche oltre, perchè prevede anche il divieto alla pubblicazione di nomi o immagini di magistrati “relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati”, salvo che l’immagine non sia indispensabile al diritto di cronaca. Così mai più capiterà un caso De Magistris, mentre nessuno (tranne la mafia) con questo sistema avrebbe potuto vedere i volti di Falcone e Borsellino durante le loro storiche indagini.

Ma chi portà essere intercettato? Solo chi compie un reato che prevede una pena superiore ai 5 anni. Sarà interessante capire come i giudici possano decidere in anticipo il capo d’accusa, ovvero prima di averne le prove.

Ancor più surreale la norma che permette di usare microspie solo per controllare luoghi nei quali si sta compiendo un’attività criminosa. Anche in questo caso gli inquirenti dovranno possedere capacità divinatorie, perchè un imputato non è detto che compia reati in luoghi particolari. Se un pluriassasino avesse gli stessi turbamenti di Tony Soprano e si rivolgesse ad una chiromante per parlare con lei dei suoi crimini sarà intercettabile? E’ vero, sono esclusi da questi vincoli i reati di mafia, terrorismo e quelli più gravi, ma per tangenti, pasticci di palazzo e affari poco leciti il campo è sgombro da pericoli.

Infine la perla della nuova normativa: non si potrà intercettare per più di 60 giorni. Nei reati ‘normali’ gli investigatori avranno a disposizione 30 giorni, con una possibilità di proroga di altri trenta da richiedere ogni due settimane. Per gentile concessione del centro-destra nei reati di criminalità organizzata, terrorismo o minaccia col mezzo del telefono si potrà ‘sforare’ di 10 giorni, arrivando a 40, dopo però sarà necessaria una nuova richiesta per altri venti, ma comunque acnhe in questo caso arrivati a 60 si dovrà chiudere l’ufficio. Una vera pacchia per chi compie reati.

Le telefonate e i relativi verbali saranno custodite in un archivio presso la Procura. I procuratori avranno il potere di gestione e controllo dei centri di intercettazione e di ascolto. Le intercettazioni non potranno essere usate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte. Salvo i casi di mafia e terrorismo. Per cui se indagando su un reato di riciclaggio un imputato confessa un omicidio commesso in una altra vicenda non corre rischio alcuno.

Il governo delle ronde e della lotta ai migranti non sembra interessato ai criminali, tanto da aver spinto il procuratore nazionale antimafia a rilasciare una amara dichiarazione: “La legge sulle intercettazioni così com’è rende difficile l’uso di uno strumento fondamentale per la lotta a certe forme di criminalità organizzata”. il magistrato, ha sottolineato anche di essere “contrario alla separazione delle carriere tra giudici e magistrati: comportarsi bene è un problema di coscienza”.

Grasso fu giudice nel primo maxi-processo contro Cosa Nostra, celebrato nel 1986 e in una intervista al Corriere della Sera Magazine, ha criticato la decisione dei ministeri di Grazia e Giustizia e dell’Economia, che prevede il blocco delle password con cui le procure potevano avere notizie dell’esistenza dei conti bancari della malavita organizzata: “senza quelle password l’acquisizione dei dati è molto rallentata”.

Ieri l’Unione cronisti romani e l’Associazione stampa romana hanno organizzato una manifestazione di protesta contro la legge. I giornalisti hanno percorso le vie del centro della capitale in bicicletta, con indosso pettorine con lo slogan ‘liberi di informare, liberi di sapere. Aiutaci a difendere i tuoi diritti, sostieni al libertà di stampa’.

Ad attenderli di fronte a Montecitorio c’era un gruppo di parlamentari, fra cui Vincenzo Vita, Roberto Zaccaria, Tana de Zelueta e Donatella Ferranti per il Pd e Massimo Donadi e Giuseppe Giulietti dell’Idv.

Franco Siddi, segretario della Fnsi, ha detto: “Vogliamo far sapere ai cittadini che questo ddl non è a tutela della loro privacy, ma impedisce loro la conoscenza e la libertà di giudizio essenziali per la democrazia e la legalità”

Donadi, dell’Idv ha continuato: “Si tratta di una legge eversiva per la quale stapperanno champagne i criminali, la nostra speranza è nel Quirinale”.

Oggi i giornalisti informeranno i colleghi stranieri in una conferenza nella sede della stampa estera.

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