Imbavagliati
Ieri la Camera ha dato il via libera ad una legge inaccettabile. In Italia la democrazia è sempre più ricordo e 17 parlamentari dell’opposizione hanno votato col governo.
Via libera della Camera al ddl sulle intercettazioni. L’aula ha approvato a scrutinio segreto il provvedimento. I voti a favore sono stati 318, i contrari 224. Un solo deputato si è astenuto. I numeri dimostrano l’inconsistenza della richiesta di fiducia, perchè il margine di differenza tra maggioranza ed opposizione è tale da non lasciare alcuno spazio al dubbio. Non solo, l’appoggio dato da alcuni deputati dell’opposizione al provvedimento mostra quanto sia ormai radicata una ‘oligarchia’ di politici senza ideali, interessati al mantenimento del potere a tutti i costi.
Con la fiducia si è solo impedita una discussione ‘scomoda’ per il governo, privando i rappresentanti dei cittadini del diritto di proposta. Il testo passa ora al Senato per la definitiva approvazione.
A testimoniare l’interesse ‘personale’ per il disegno di legge, la presenza durante il voto del presidente del Consiglio. Il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, nel suo intervento ha affermato che la maggioranza è stata “costretta” a varare il lodo Alfano e questa legge sulle intercettazioni per fermare “certa magistratura politicizzata”.
In nessun Paese civile sono impediti procedimenti giudiziari contro il presidente del Consiglio nel caso sia indagato per reati comuni. Per l’esponente del centro destra chiunque non accondiscenda ai voleri del premier è “politicizzato”, chiunque abbia a cuore la ricerca della verità è da colpire. Chiunque pubblichi notizie è da punire: non si potrà più informare i cittadini con tempestività ed accuratezza dei reati compiuti non solo dai politici, ma anche di quelli messi in atto da criminali comuni e mafiosi. E neppure le indagini potranno essere svolte con efficacia.
L’attacco che il governo ha portato ieri agli investigatori, alla magistratura è il più grave di tutta la storia repubblicana. Le proteste sono numerose, ma è preoccupante non solo l’adesione di 17 deputati di opposizione al programma del governo, ma anche il disinteresse con il quale l’opinione pubblica segue queste vicende.
Le contestazioni all’operato della maggioranza rischiano di rimanere improduttive, perchè il punto centrale della strategia del governo è quello di conquistare una totale libertà di manovra e questo non è ancora chiaro a chi si oppone al progetto. Il dibattito avviene tutto nelle ristrette stanze degli ‘informati sui fatti’, mentre decine di milioni di cittadini sono lasciati all’oscuro, disinformati dalla televisione ed a volte persino convinti della positività delle decisioni del premier. Come nella battaglia contro il terrorismo, pur con le evidenti differenze, solo la mobilitazione dell’opinione pubblica può difendere i diritti civili, in particolare la libertà di stampa.
Tra le prime reazioni, il segretario dell’Associazione funzionari di polizia Enzo Letizia ha detto: “E’ bene si sappia” che con la nuova legge sulle intercettazioni “non si potrà più mettere una microspia” in moltissimi casi. Per il rappresentante degli investigatori, l’emendamento del governo al comma 2 del disegno di legge afferma infatti che “è consentita l’intercettazione di comunicazione fra presenti solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposto si stia svolgendo l’attività criminosa”.
Letizia ha citato una serie di situazioni in cui non sarà più possibile effettuare le intercettazioni ambientali: “A casa dell’amante di un pericoloso latitante per avere tracce che ci permettano di arrestarlo; in una sala da biliardo dove noti rapinatori progettano un colpo con le armi ai danni di un portavalori blindato; nell’abitazione della moglie sospettata di aver ucciso il marito; nell’auto di un noto spacciatore per individuare i suoi fornitori; al bar di fronte al comune per ascoltare i faccendieri che hanno programmato di corrompere un assessore che sanno sensibile all’odore dei soldi; a casa di criminali che progettano un agguato ad un commissario o magistrato che non si fanno intimorire”.
Letizia ha aggiunto: “Niente più microspie nell’ufficio di un cantiere edile per individuare elementi utili su estorsori o usurai, approfittando degli sfoghi dell’imprenditore con il proprio personale di fiducia”. Per tutti questi motivi “siamo certi che ieri sera hanno brindato assassini, usurai, estorsori, rapinatori, spacciatori e trafficanti di droga, e perciò auspichiamo che il Senato gli faccia ingoiare bocconi amari”.
L’associazione per la libertà di stampa ‘Information safety and Freedom’ ha lanciato un ‘alert’ internazionale nel quale si sostiene: “Il governo italiano sta per varare una legge che censura i media e impedisce la pubblicazione di notizie sulle inchieste giudiziarie. È una norma voluta dal premier Berlusconi dopo le clamorose rivelazioni della stampa sulla sua vita privata e la condanna dell’avvocato inglese Mills, corrotto per testimoniare il falso. Assieme al ‘lodo Alfano’, che garantisce l’immunità ai vertici dello Stato, la nuova legge crea una barriera alla libertà di stampa e all’azione della magistratura nei confronti del potere politico. Si tratta di un grave squilibrio dei sistemi di controllo alla base del sistema democratico”.
Stefano Rodotà , docente di diritto civile all’Università La Sapienza di Roma e per molti anni Garante della privacy, quidi uno specialista della materia, ha spiegato: “Questo disegno di legge va oltre la tutela della privacy, perchè vieta fino al processo, quindi anni dopo le intercettazioni, la possibilità di pubblicarle, anche quando è caduto il segreto”.
Per il professore “questo disegno di legge cambia molto le cose. Quando presiedevo l’Autorità garante per la privacy, in più di un’occasione, anche nelle relazioni al Parlamento, avevo segnalato la necessità di rivedere questa materia ed il garante era intervenuto in alcuni punti critici, come pubblicazione di intercettazioni riguardanti persone non indagate, quindi estranee, o brani di intercettazioni che riguardavano vicende private che con le indagini non avevano nulla a che vedere. Su questo punto il testo approvato dà una risposta, ma va oltre. Si rischia non solo una limitazione del diritto di informazione dei giornalisti, ma anche dei cittadini, che non avranno la possibilità di sapere la verità . E l’opinione pubblica è un fattore importante di controllo democratico. Questo materiale non più coperto dal segreto rischia di diventare nella clandestinità materiale esplosivo perchè circoleranno notizie in materia impropria, con distorsioni e rischi di cattiva informazione. Questa disciplina limita la possibilità di intercettazioni per ragioni di giustizia”.
La Federazione italiana editori giornali (Fieg) e la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) dopo l’approvazione alla Camera del ddl Alfano hanno rivolto congiuntamente “un appello estremo” al Parlamento perchè modifichi le norme del disegno di legge sulle intercettazioni che giudicano incostituzionali e fortemente limitative della libertà di informazione.
Il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, e il segretario del sindacato dei giornalisti, Franco Siddi, hanno definito un documento congiunto nel quale annunciano la pubblicazione per tre giorni sui quotidiani dell’appello contro il disegno di legge. Fino all’avvio del dibattito al Senato saranno inoltre pubblicati avvisi che informeranno i lettori sulle conseguenze negative delle norme previste dalla legge sull’esercizio del diritto di cronaca. Fieg e Fnsi chiedono al Senato “di espungere dal ddl le norme contrarie al dovere di informare e al diritto di sapere”. La Federazione nazionale della stampa, inoltre, ha confermato tutte le “iniziative straordinarie per contrastare il ddl che culmineranno con la riunione del Consiglio nazionale del 20 giugno prossimo e con ulteriori azioni di mobilitazione”.
Lorenzo Del Boca e Enzo Iacopino, presidente e segretario del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in merito all’approvazione del provvedimento hanno sostenuto: “Il legittimo desiderio di evitare il ripetersi di episodici atti di barbarie, per colpa di una qualche leggerezza nell’informazione, ha generato un mostro. Senza enfasi e senza autoassoluzioni, si punta a colpire i giornalisti, i loro asseriti privilegi usando come alibi gli errori che alcuni commettono”.
Per Del Boca e Iacopino, “l’obiettivo è palese: impedire ai giornalisti di onorare il loro dovere costituzionale. I cittadini sono consapevoli che ad essere violato è un loro diritto, quello di sapere per capire, di conoscere per giudicare, di informarsi per poter operare scelte consapevoli. Occorrerà ipotizzare misure di disobbedienza civile con la speranza che la Corte costituzionale, che ha certamente ben presente la sentenza della Corte europea di Strasburgo, possa e voglia stabilire qual è il valore sociale dell’informazione. Per i cittadini, non per i giornalisti”.
Le associazioni Articolo 21 e Libera “respingono questo gravissimo atto di sopraffazione, che minaccia di porre definitivamente il bavaglio ai giornalisti, colpendo insieme la Giustizia penale e minacciando gli editori. Il disegno di legge sulle intercettazioni, blindato da Berlusconi con un voto di fiducia che ha ferito l’autonomia del Parlamento e ogni possibilità di confronto democratico, uccide la libertà di stampa e i diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione”.
Le due associazioni “riaffermano la volontà di continuare comunque ad assicurare a ogni costo l’informazione su vicende ed eventi che coinvolgono il diritto dell’opinione pubblica a non essere privata di notizie d’interesse essenziale per affrontare i problemi del Paese. D’intesa con le organizzazioni della stampa e degli editori, Articolo 21 e Libera chiedono che al Senato possa svolgersi un serio confronto fra tutte le forze politiche per portare alla legge le necessarie correzioni e fin d’ora si preparano a costituire un comitato in difesa della libertà di stampa, con la partecipazione di associazioni della società civile, giornalisti, editori, avvocati e giuristi. Il comitato assumerà le conseguenti iniziative in ogni sede italiana ed europea, a partire dalla Corte Costituzionale e garantirà forme di assistenza agli atti di disobbedienza civile che dovessero rendersi necessari da parte di cronisti, redazioni e comunicatori in rete”.
Olga D’Antona, moglie del professore ucciso dalle Br e deputata del Pd ha dichiarato: “Il ddl votato oggi alla Camera, sul quale il governo ha chiesto la fiducia, toglie alla magistratura uno dei più efficaci strumenti di indagine. Se questa legge fosse stata già in vigore i sei arresti, avvenuti tra la scorsa notte e questa mattina nell’ambito dell’azione antiterrorismo, non sarebbero stati possibili. Non dimentichiamo che questi sono il risultato di un’inchiesta che dura da circa 2 anni e che l’attuale provvedimento limita le intercettazione a soli a 60 giorni e comunque soltanto in casi di accertata colpevolezza. A questo punto mi auguro che al Senato ci possa essere un ripensamento. Bisogna assolutamente correggere un atto di estrema gravità . Tutti i cittadini di questo Paese con l’approvazione definitiva di questo provvedimento, sarebbero meno sicuri”.


Lascia un commento