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Il Pd dell’era Serracchiani

Autore: barbera. Data: giovedì, 11 giugno 2009Commenti (0)

Appena chiuse le urne il ‘volto nuovo’ rischia di essere divorato dal ‘vecchio’ e comincia il gossip sul futuro segretario.

dirigenti-pd1I retroscena nella politica sono ancor peggio della politica stessa, ma questa volta una indiscrezione del ‘Corriere della sera’  ed una de ‘la Repubblica’ sono utili per capire quanto grande sia la crisi che ha colpito il Partito democratico.

Dopo aver perso milioni di voti e lasciato sul campo alcune decine di amministrazoni comunali il partito di Franceschini avrebbe gia ripreso la cosueta attività di scontro tra correnti.

Secondo ‘la Repubblica’ il leader in esilio D’Alema sarebbe intenzionato a rientrare in campo, ma nel suo caso le voci di ‘macchinazioni’ sono una tradizione, anche se poi nella realtà è quello che meno si nasconde nell’ombra e più di tutti è in grado di spiegare cosa pensa. Per cui è inutile approfondere l’argomento, basta registrare quando viene tirato in ballo vuol dire che gli ‘altri’ hanno cominciato le grandi manovre.

Più interessante il ‘resoconto’ del quotidiano milanese per il quale l’ex segretario Veltroni avrebbe avuto l’idea di “affiancare a Dario Franceschini, nel ruolo di sua vice, la neo-europarlamentare friulana Debora Serracchiani” con il proposito di “impedire il rischio dell’”inciucio” con il ‘solito’ Massimo D’Alema e consentire “all’attuale segretario di andare allo scontro congressuale con un vantaggio in più”.

Chi è Debora Serracchiani? Si tratta di una giovane donna di 38 anni, così raccontano le cronache, che è diventata nota dopo aver criticato la gestione del Pd durante un meeting nazionale dei ‘Circoli’ il 21 marzo di quest’anno, che poi era anche il primo giorno di primavera. Il video del suo intervento è finito su Youtube, infiammando la voglia di rinnovamento dei militanti delusi dalla lotta continua tra le correnti di una formazione che onon riesce a spiegare agli italiani quale sia la sua vera linea politica, a patto ne abbia una.

Serracchiani, che è segretario comunale per il partito a Udine e consigliere provinciale, in occasione del meeting ha fatto un discorso nel quale si sono alternate alcune velate simpatie per l’ex leader – “Io credo che il problema di questo partito non sia stato Walter Veltroni” – , a considerazioni che in un qualunque bar d’Italia nel si chiacchiera di politica sono note: “Credo che sia mancata la leadership intesa come il mezzo per una linea politica di sintesi, una linea politica che pur nella più ampia discussione nella più approfondita mediazione che è necessaria in un partito grande come il nostro però, alla fine, deve arrivare alla sintesi e la sintesi è mancata”.

Per chi non è avvezzo al complicato linguaggio della sinistra, la giovane dirigente voleva dire che i ‘capi’ non erano capaci di prendere una sola decisione e portarla a buon fine.

Per il ‘Corriere’ di ieri “l’europarlamentare di fresca elezione potrebbe fare la vice del segretario in caso di un compromesso largo tra i maggiorenti del partito: la sua presenza servirebbe a evitare che l’accordo tra i big del Pd appaia come un classico “inciucio”. In un quadro di questo tipo un ex Ds potrebbe andare alla presidenza del partito, lasciata vacante a suo tempo da Prodi. Massimo D’Alema, come preferirebbe Franco Marini che vuole coinvolgere in questa operazione l’esponente più autorevole di quell’area. O Piero Fassino, come preferirebbe Veltroni”.

Lei, che aveva detto nella riunione di primavera “mi associo e qui chiudo, nel chiedere che le indicazioni sulle candidature alle Europee non ci vengano date dai segretari regionali ma ci vengano chieste a noi come circoli, perché sarebbe un segnale importante!”, lasciando trasparire un forte dissenso verso le manovre di vertice, adesso potrebbe essere già finita in quel tritatutto che devasta non solo il Pd, ma qualunque aggregazione politica in Italia.

Non importa se l’indiscrezione del quotidiano milanese sia vera o falsa, se Serracchiani ne sia al corrente o meno, se il progetto sia veltroniano o solo l’invenzione di un suo fantasioso ‘aiutante’. Lei, anzi, ha sostenuto: “Credo che gli elettori vogliano risposte più concrete”.

Maria Teresa Meli, la redattrice dell’articolo, è addentro alle segrete cose del Palazzo, credibile ed informata e, poi, qualunque cosa finisca su un giornale da quel momento è, anche se nulla permette di dimostrarne l’esistenza.

Infatti, nel mare magnum delle banalità della rete che è Facebook, già sono comparsi i vari “debora serracchiani segretario del PD” (208 iscritti), “Debora Serracchiani Leader del PD” (645 iscritti), “Debora Serracchiani Segretario PD” (19 iscritti), “Debora Serracchiani Segretaria del PD” (70 iscritti), “debora serracchiani segretario del pd” (5 iscritti), “Debora Serracchiani come leader del PD” (310 iscritti), “Debora Serracchiani Segretaria Nazionale del Partito” (15 iscritti), “Debora Serracchiani a capo del PD” (11 iscirtti), “Debora Serracchiani Responsabile Nazionale Coordinatori di Circolo” (71 iscritti) e così via perchè ci sono ancora altri gruppi ancora.

La sconfitta elettorare del Pd è la sconfitta di una ipotesi. Nel suo discorso di marzo la neo parlamentare europea eletta con più preferenze di Berlusconi aveva affermato: “La diversità è la ricchezza del nostro partito, ma io chiedo al nostro partito di imparare a votare, di imparare ad assumere decisioni, se è necessario anche solo a maggioranza, se è necessario anche lasciando a casa qualcuno [...] Faccio un esempio su un argomento come quello del testamento biologico: è giusta la libertà di coscienza, ma quando c’è una posizione prevalente all’interno del partito democratico questa deve avere il giusto riconoscimento”.

La diversità non è la ricchezza di un partito. Una forza politica deve difendere la libertà interna di pensiero e di espressione, ma possedere quella caratteristica che i latini definivano ‘idem sentire et velle’, (lo stesso sentire e volere). Ed ecco allora il motivo per il quale a poche ore dalla chiusura dei seggi, dopo aver perso milioni di sostenitori, per questo ibrido della politica italiana si ritorna a parlare come di un luogo di manovre e di inciuci.

Per un laico non esiste la libertà di coscienza, perchè la democrazia è prima di tutto rispetto delle minoranze. Le libertà dei cittadini non possono passare per filtri ideologici o religiosi, ma essere la pragmatica realizzazione di diritti. Sta poi a chi ha un credo decidere se usufruire di un diritto o no. Il divorzio, per fare un esempio, è una possibilità, non un obbligo. Un cattolico non dovrebbe mai chiederlo. Per l’aborto è la stessa cosa. Una forza poltica che ‘ospita’ divorzisti e anti divorzisti, abortisti ed anti abortisti, non è un luogo ‘ricco’ di ‘culture’, ma solo un oggetto indistinto che vuol mediare tutto ed il contrario di tutto alla ricerca di un consenso eterogeneo che permetta la conquista del potere. Ma per paradosso proprio quelle eterogenea lista di ambizioni è la sua debolezza ed il motivo di un sicuro insuccesso.

Il ‘volto nuovo’ del Pd è diventato da subito una corrente, forse quella dei non potenti, dei semplici militanti, dei delusi, ma una nuova stanza di una casa abusiva, dove mese dopo mese si amplia l’edificio peggiorando la già terribile estetica del mostro architettonico.

Lo stato della più numerosa forza di opposizione è drammatico, ma ancor di più è drammatica la situazione del Paese, perchè mentre il centro sinistra i duelli di corrente continuano ad imperversare, il centro destra accentua senza indugi la sua spinta antidemocratica e la fiducia di ieri sulla nuova legge per le intercettazioni ne è un esempio.

Ci sono sempre più motivi per essere preoccupati.

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