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Il bullismo tra i giovani

Autore: barbera. Data: venerdì, 26 giugno 2009Commenti (0)

Nell’Italia ‘positiva’ di Berlusconi il 25 per cento dei bambini è vittima di vessazioni da parte dei coetanei.

bullismoIl dato è stato divulgato nel corso del convegno “Sicurezza e salute nelle scuole” che si è svolto a Roma. “Avvicinare i bambini e gli adolescenti al concetto di prevenzione e sicurezza – è detto in una nota dell’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza dal lavoro Ispesl – è un obiettivo prioritario per mantenere e migliorare la qualità della vita e del lavoro. Questo è stato lo scopo in gran parte raggiunto grazie alle molteplici attività svolte dall’Ispesl, per una divulgazione capillare e a cascata dei principi della salute e sicurezza a partire dalla scuola in quanto sede formativa naturale e istituzionale”.

Tematica emergente molto legata all’influenza del gruppo è il bullismo; dall’ottavo “rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e della adolescenza” emerge che il 25,2 per cento di bambini e adolescenti subiscono brutti scherzi da parte dei coetanei. L’11,5 è stato minacciato, il 10,9 ha subito furti mentre il 7,5 è stato vittima di percosse.

Il bullismo è un fenomeno principalmente di gruppo e soggetto al rinforzo sociale, facilitato in contesti caratterizzati da tacita accentazione o sottovalutazione del fenomeno. All’interno di questi gruppi si possono identificare oltre al bullo e alla vittima altri ruoli significativi, tra cui i sostenitori del bullo, i difensori della vittima e gli spettatori che sembrano apparentemente distanziarsi dal fenomeno.

Tali dinamiche relazionali creano una pressione di gruppo rafforzando i comportamenti disfunzionali dei vari attori: il bullo si sente obbligato a proteggere la propria immagine e la vittima umiliata e spaventata si vergogna di chiedere aiuto.

La recente ricerca connessa alla prevenzione dei rischi inerenti lo sviluppo dei comportamenti antisociali tra i giovani, ha identificato nella relazione tra aggressività e prosocialità, la modalità attraverso cui si esprime il comportamento sociale di un individuo.

La prosocialità è la competenza che, senza la ricerca di ricompense esterne, estrinseche o materiali, favorisce altre persone, gruppi o fini sociali oggettivamente positivi, secondo i criteri di questi ultimi, e aumenta le probabilità di generare una reciprocità positiva di qualità e solidale nelle relazioni interpersonali o sociali conseguenti, migliorando l’identità, la creatività, l’iniziativa positiva e l’unità delle persone o dei gruppi implicati.

L’azione educativa della scuola nel promuovere comportamenti antitetici al bullismo favorisce il successo scolastico e promuove lo sviluppo dell’autostima. In questo contesto gli insegnanti sono chiamati a ricoprire il ruolo di facilitatori delle dinamiche relazionali di gruppo, incoraggiando atteggiamenti collaborativi e cooperativi, per creare un clima che favorisca l’apprendimento e il benessere psicofisico degli alunni.

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