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I direttori parlano di Berlusconi

Autore: barbera. Data: martedì, 30 giugno 2009Commenti (0)

“Sorrisi e Canzoni Tv” ha inaugurato un nuovo tipo di giornalismo: il commento al commento.

uomo-mutoDa settimane in tutto il mondo si scrive del premier ed un articolo ‘benevolo’ potrebbe essere messo all’asta su e.Bay nella sezione rarità. Il settimanale diretto da Alfonso Signorini, già autore di una intervista memorabile al Cavaliere, pubblicata sull’altro periodico da lui diretto, ‘Chi’, ha deciso di chiedere ai ‘magnifici sette’, ovvero i capitani dei Tg nazionali, di dire la loro sul come affrontare l’inchiesta di Bari.

Inutile ricordare che su sette reti nazionali, tre sono di proprietà del presidente del Consiglio, due controllate da uomini nominati dal suo partito, una per ‘motivi di palinsensto’ ha ridimensionato (quasi cancellato) un programma di successo scritto e condotto da un comico notoriamente critico verso il governo, il ‘Crozza Italia’, per far spazio ad un talk show di Luca Barbareschi, parlamentare del Pdl, e l’ultima, pur il più autonoma di tutte le altre, è comunque inserita in un’azienda con un Consiglio di amministrazione a maggioranza centro destra e gestita da un direttore generale che prima di arrivare all’azienda pubblica era Segretario generale della residenza del Consiglio dei ministri, ovvero un collaboratore di Berlusconi. I Tg ‘sopportano’ lo stesso regime imposto alle reti di appartenenza.

In uno scenario così poco rassicurante cosa hanno detto i ‘direttori’?

Augusto Minzolini, Tg1, che dell’inchiesta non offre notizie: “La vera inchiesta di Bari riguarda la malasanità, 700 milioni di euro di appalti rubati alle tasche degli italiani. Questa è politica. Ma i media ammalati di gossip prediligono la escort-story”.

Antonio Di Bella, Tg3: “E Lewinsky/Clinton, e Sarko/Rachida? Il confine è ormai labile. Ma se c’è un’inchiesta della Procura, l’unica cosa da fare è mandare un inviato sul posto e valutare se quel che ha raccolto ha interesse pubblico o no”. Peccato che la Lewinsky non fosse una escort, che nessuno abbia mai visto il presidente francese andare insieme a menestrelli e veline nella sua casa al mare insieme alla ex ministro della Giustizia, Rachida Dati. Non si tratta di un confine labile, le cose sono di natura totalmente diversa.

Clemente J. Mimun, Tg5, anche lui parco nell’informare sull’argomento: “È un mix. Difficile non notare che non si parli più dell’ipotesi tangenti sugli appalti sanitari in una regione, la Puglia, governata dalla sinistra, ma solo di signorine ingaggiate per feste nelle case di personaggi influenti, residenze del premier comprese. Il Tg5 ha parlato di tutto”. Mimun considera il presidente del Consiglio un “perosnaggio influente”, neppure lo chiama col suo nome.

Emilio fede, Tg4, fedelissimo di ‘Papi Silvio’ “È solo l’azione di una muta di cani famelici non sono degni nè del gossip, nè della politica, nè di una società civile. Schegge impazzite”.

Giorgio Mulè – Studio Aperto- Italia 1, una rete nota per la sua propensione alle notizie ‘leggere’: “È un’inchiesta che viene, allo stato, usata per fini politici nel tentativo di indebolire e offuscare l’immagine di Berlusconi. Per fare questo, giornali che hanno fatto del rigore la loro bandiera hanno temporaneamente ammainato il vessillo cedendo al gossip più becero”.

Antonello Piroso – Tg La7: “Politica, ahimé. Perché lambisce un politico. Se in un’intercettazione un soggetto parla di ragazze da lui pagate per andare a feste a casa del premier, non può che essere così. Ricordando però che il premier non è indagato. E che chi lo vuole battere lo deve fare sul terreno della politica, e non del gossip”.

Emilio Carelli, Sky Tg24: «Né l’uno né l’altro. Si tratta semplicemente di un’inchiesta giudiziaria che per il suo contenuto può avere risvolti di gossip e che impatta sulla politica italiana nel momento in cui riguarda anche il presidente del Consiglio”.

Per cittadini-spettatori italiani non è possibile godere della stessa pluralità di opinioni garantite in tutti gli altri Paesi democratici ed i commenti di gran parte dei direttori intervistati ne sono una terribile testimonianza.

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