Csm: un altro dimissionario
Dopo l’attacco del ministro Alfano, un altro membro del Consiglio lascia. Lo scontro ignorato dalla Tv.
Dopo le dimissioni presentate dai tre consiglieri del Csm che negli ultimi tempi hanno presieduto la commissione per gli incarichi direttivi, un altro esponente della commissione è sceso in campo al fianco dei colleghi contro le accuse di lottizzazione rivolte dal ministro della Giustizia Alfano.
Ciro Riviezzo (Movimento per la Giustizia) ha annunciato con una lettera inviata al comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli che si asterrà dai lavori della Commissione. “Non parteciperò – ha spiegato Riviezzo sottolineando di condividere la decisione dei consiglieri dimissionari – finchè non sarà ricostituita l’ attuale composizione e non sarà ripristinato un clima di fiducia e credibilità nei confronti dell’ operato della commissione”.
Riviezzo, come i colleghi, respinge le accuse di Alfano definendole “ingenerose nei confronti dello sforzo che sta compiendo il Consiglio, di attuare lealmente la riforma dell’ordinamento giudiziario rinnovando quasi completamente la classe dirigente giudiziaria, adottando decisioni spesso coraggiose nel superare il criterio dell’anzianità quale metodo di selezione e nell’evitare quel ‘balletto’ delle poltrone che pure era stato inizialmente ipotizzato”.
L’ intervento del ministro, per il consigliere, “contribuisce a creare il clima di delegittimazione del Consiglio, e prepara l’opinione pubblica alle riforme ordinamentali già annunciate, che vedono nella modifica del sistema elettorale attraverso il sorteggio il punto più significativo e delegittima la classe dirigente giudiziaria, e in particolare le Procure nel momento in cui molti importanti Procuratori stanno contestando la riforma delle intercettazioni telefoniche”.
Le parole di Alfano sono gravi, sottolinea Riviezzo, perchè “non ci si limita a denunciare cadute correntizie, ma si ipotizza l’esistenza di una pianificazione programmatica degli accordi, di tal chè tutte le nomine sarebbero frutto non di scelte basate su una diversa visione dei vari componenti, ma di spartizioni. E che coinvolgono tutti le componenti, almeno quelle togate, consiliari”. Delegittimazione che riguarda anche i magistrati nominati “che, quindi, sarebbero stati scelti non per i loro meriti o la idoneità al ruolo, ma per logiche diverse”.


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