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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Cosa accade?

Autore: . Data: mercoledì, 3 giugno 2009Commenti (0)

Gli ultimi giorni sono stati drammatici. Scandali accennati, Berlusconi all’attacco, i media europei sgomenti, gli italiani tramortiti. E la sinistra come sempre assente.

craxi_berlusconiNella notte romana, a pochi metri dall’abitazione del premier, c’è un bar nel quale si vendono sigarette e giornali e che non chiude quasi mai. Alle due una decina di persone aspettavano il proprio turno alla cassa. Un paio di stanieri alla ricerca di mappe della città, un turista fiorentino e la moglie che volevano un ‘gratta e vinci’, un indigeno preoccupato per dover fare la fila anche a quell’ora.

Sul bancone i quotidiani ignorati da tutti. Gli schermi televisivi, numerosi, che non tramettevano i telegiornali, ma le quotazioni delle più importanti agenzie di scommesse. Ed un solo argomento di discussione tra i clienti in attesa: i voli di stato di Berlusconi, le ragazze in Sardegna, il comportamento dei politici, Veronica.

Nessuno era tenero, il disgusto palpabile, uno che mentre pagava un dvd comprato a quell’ora insolita diceva alla cassiera: “Intanto io spendo dieci euro e quello fa le vacanze a spese mie”.

Nessuno capisce cosa stia accadendo, il perchè, quali siano i termini della questione. L’unica cosa chiara è che il Palazzo sta dall’altra parte, non c’entra nulla con la vita di ogni giorno, è un luogo di vizi e di arroganze, è sordo e bugiardo.

In alcuni editoriali di prestigiosi ‘commentatori’, ieri mattina, si fantasticava di Murdoch come oscuro ‘mandante’ dell’attacco del ‘The Times’ al “clown” che  governa il Paese. Altri si avventuravano in improbabili retroscena sull’affaire Noemi Letizia, altri ancora con argomenti risibili difendevano il premier per dovere d’ufficio.

In una dichiarazione televisiva, il segretario del Pd, Dario Franceschini, ha detto: “Non ho mai parlato di Noemi e non lo farò mai”. Diliberto, che dice a se stesso di essere “un comunista”, ha voluto far sapere: “Il caso di Noemi Letizia è l’ultimo dei problemi”.

Il più duro avversario verbale del Cavaliere, Antonio Di Pietro, da parte sua si domanda: “Voli di Stato utilizzati per trasportare persone prive di incarichi pubblici e invitati a partecipare ad eventi privati? Quali sono i criteri e le regole che la Presidenza del Consiglio ha adottato per determinare le modalità e i limiti nell’uso dei suddetti voli?”.

Appare strano, ma nessuno sembra volersi chiedere quello che ‘The Times’ si è chiesto nel suo articolo di lunedì: “Gli elettori italiani, alla vigilia delle elezioni europee, dovrebbero riflettere sul modo in cui è guidato il loro governo”.

Come possono farlo i cittadini del Belpaese se nessuno li informa?

La genesi dell’ultima fase politica è tutta generata all’interno del blocco che governa il Paese. Da un giornale vicino al presidente della Camera, Gianfranco Fini, il primo attacco all’ipotesi di Berlusconi di mettere in lista veline, letterine e lettorenze. A causa di quell’articolo Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, ha definito “ciarpame” il modo di intendere la politica del Pdl. Su quelle parole si è scatenato l’attacco di ‘Libero’ alla consorte del Cavaliere, di là è partito il putiferio sulla festa di Casoria, le voci sulle minorenni, il resto.

Il tritatutto si è messo in moto e nonostante i disperati tentativi dei diversi ‘responsabili’ è stato chiaro che c’è del marcio, non in Danimarca, ma in Italia.

Uno scenario nel quale l’uso ‘personale’ del pubblico è diventato norma, nel quale un ‘potente’ può fare quello che vuole. Spendere, invitare ragazze ed organizzare feste, gingillarsi in età matura tra attricette, ballerine e cantautori strappati all’ingrato mestiere del posteggiatore.

Quella che Berlinguer chiamava “questione morale” è emersa nonostante tutti, maggioranza ed opposizione, ricordino con dolore la scomparsa del Craxi “esiliato” e sussurrino a fatica, ramente e pure a sproposito il nome dello straordnario segretario di quello che fu il più grande ed autonomo Partito comunista del mondo occidentale.

Uno scontro violento è in corso tra alcuni ‘poteri forti’ nazionali. Una parte è occupata nel disperato tentativo di ridimensionare una possibile vittoria dell’altra alle elezioni di domenica prossima. Si vuole evitare che un regime compromesso e discutibile detti troppe regole alla consolidata élite delle ‘mani libere’, quella che si era sbarazzata una ventina di anni fa dei proci craxiani e vuole tornare a condurre gli affari nel modo consueto. Costoro non possono più convivere con gli ‘altri’, debbono ritrovare spazi di manovra, sono in grande affanno, hanno a che fare con un governo incapace di proteggere i loro interessi, troppo impegnato a difendere i propri, imbrigliando l’informazione, raccontando storie che ‘The Times’ ha definito “imbarazzanti”.

Il gioco vede impotente, assente e lontana l’opposizione. I “comunisti” (variamente organizzati)  parlano della crisi, sempre più lontani dai sentimenti dei cittadini, ottusi, fermi nel disprezzo per chi sceglie il ‘tema Noemi’. Ormai non vedono il coma quasi irreversibile dei valori morali condivisi della nazione.

il Pd schizofrenico e senza gruppo dirigente, è impegnato in una campagna elettorale amorfa, nella quale il povero segretario Franceschini dichiara, tra l’altro, prima di non voler vedere i propri figli “educati da Berlusconi” e poi, spaventato per le reazioni del Capo e dei suoi familiari, chiede quasi scusa, senza avere il coraggio di insistere su un problema per il quale il suo antenato politico De Gasperi, cattolico come lui, avrebbe urlato a squarciagola. Come avrebbe accettato il fondatore della Dc un Paese nel quale i politici regalano collier e si circondano di starlette?

I radicali sono costretti allo sciopero della fame per far sapere che esistono, altrimenti la televisone neppure li invita alle tribune poltiche mandate in onda nella notte, quando si spera nessuno le veda.

Domenica se Pdl e Berlusconi riusciranno a vincere ‘di brutto’ l’ultimo capitolo della Seconda Repubblica sarà chiuso e comincerà la stagione dell’Impero del Male, quella dell’Italia spa e del suo nuovo amministratore unico.

Gli elettori nulla sanno, perchè nessuno dice loro che oltre questo nuovo Rubicone italiano c’è il deserto dei valori, la consacrazione definitiva della nuova Era dell’Imperatore, dei suoi vassalli, valvassori, valvassini e delle nuove figure inventate per l’occasione dalla gerarchia: veline, letterine e letteronze.

E nessuno dell’opposizione regala ai disperati italiani un solo motivo ottenerne i voti, per spingerli ad andare alle urne. Perchè sono milioni e milioni quelli che non hanno più parole, sono sgomenti, delusi, disorientati e soli.

Soli, un’altra delle nuove categorie di questa politica infame, che ha seppellito il senso di appartenenza e solidarietà ed assassinato la passione ideale, sostituendole con parole strane: riformismo, federalismo, razzismo. Non a caso tutti sostantivi maschili, al posto di quelli antichi dell’altro genere.

Si dovrà entrare perciò in quella cabina elettorale questa volta, anche se non se ne ha voglia, “tappandosi il naso”, come disse tanti anni fa Montanelli, ma per impedire che un male prevalga su un altro male, in un rituale avvilente, ma indispensabile.

Se il Cavaliere vincerà ‘poco’ sarà stato sconfitto e nell’estate, come all’O.k. Corral, potrebbe esserci la resa dei conti tra le oligarchie, tra vecchi e nuovi affaristi e chissà che non vincano i meno peggio.

Per l’opposizione le speranze sono poche, perchè senza idee è difficile trovare la strada. Ma anche in questo caso la leggenda aiuta, narra di un ragazzo che arriva dal nulla, strappa la spada dalla roccia e fonda Camelot. Da qualche parte forse c’è un Artù, con Ginevra, Merlino e Lancillotto. Forse, è vero. Ma è meglio credere alla storia della Tavola rotonda che a quella della Banda Bassotti. Non c’è scelta.

Roberto Barbera

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