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Che fare? Cercare writers

Autore: . Data: martedì, 16 giugno 2009Commenti (1)

In una domenica torrida la polizia a Roma cerca graffitari. Intanto il 28 per cento dei ragazzini sotto i 15 anni lavora.

writersLa capitale domenica era deserta, la temperatura afosa e umida. Un gruppo di disegnatori di strada aveva scelto l’obiettivo, un pilone grigio e triste della tangenziale sopraelevata, uno dei mostri architettonici più lugubri della città, nei pressi della stazione Tiburtina.

La zona è in abbandono, brutta, risultato della speculazione edilizia dei palazzinari del dopoguerra. Con una decisione discutibile in quell’area si stanno realizzando le ‘grandi opere’ per l’alta velocità, comparirà un tunnel sospeso per collegare due quartieri oggi divisi dai binari, Pietralata e Nomentano, ed una nuova stazione, fuori mano, ma almeno raggiunta dalla metropolitana, che dovrebbe ‘ospitare i treni dell’alta velocità. Forse accadrà quello che a Milano è successo per gli aeroporti di Malpensa e Linate, due luoghi diversi per partire con passeggeri che saltellano da una parte all’altra, ma questo si vedrà.

Intanto domenica i ragazzi si sono messi al lavoro. Alcuni hanno ripulito il pilone, ripittandolo per preparare un fondo pulito dove disegnare, altri preparavano la pianificazione del lavoro. Divisione del pilone per settori, ognuno dei quali affidato ad un artista.

I writers si sono messi all’opera ed hanno cominciato a rendere civile il cilindro di cemento armato grigio e sporco. Il lavoro era quasi finito quando è arrivata la polizia, che ha sospeso i lavori ed indentificato i otto artisti.

Il fenomeno dei murales o delle pittura stradali è una delle forme artistiche più interessanti ed attarversa il mondo intero. Dai murales di Siqueiros in Messico a quelli a New York o in Cile, fino ai graffiti ed ai suoi autori più noti, Mirko Daim Reissler, Banksy, 123 Klan, La Mano, Neck, Eron, la voglia di ‘arredare’ l’ambiente urbano, i treni, gli spazi inespressivi delle metropoli è diventatata una importante forma espressiva.

Con la consueta necessità di ‘ordine’, il governo di centro destra, senza distinguere tra imbrattatori ed artisti, ha deciso misure durissime contro chi utilizza i muri per disegnare. Secondo quanto previsto nel testo chi scrive su immobili o mezzi di trasporto rischia una multa da 300 a 1.000 euro. E le pene sono state rese più leggere, perchè nelle intenzioni si voleva essere più duri, fino al carcere.

Il favore dell’opinione pubblica nella lotta ai writhers è alto, perchè i cittadini che non trovano oscene una gran arte di insegne al neon, cartelloni pubblcitari, decine di cassonetti sporchi e orribili per le strade si indignano per i disegni sui muri. I alcuni comuni si prevedono sistemi di videosorveglianza e ronde contro gli artisti di strada e c’è da domandarsi perchè la stessa attenzione non sia posta contro estorsori, crimine organizzato e trafficanti di ragazze.

Invece nella capitale il sindaco Alemanno non vuol vede prostitute sui marciapiedi, se le giocvani vittime del raket sono sfruttate al chiuso non importa.

C’è da chiedersi quando i comuni comprenderanno che invece di reprimere in modo indiscriminato l’arte di strada sapranno dedicare spazi delle città per consentire ai ragazzi di esprimersi. Però spesso questi giovani lanciano messaggi fortemente critici e forse è questo il motivo per il quale, secondo alcuni., è meglio lascino pennelli e bombolette a casa.

Fabrizio Santori, presidente della commissione capitolina sulla sicurezza di certo è contento: ” Ora, con il nuovo regolamento comunale che è in fase di preparazione, i vigili urbani avranno più poteri per intervenire”. Nella ‘nuova’ Italia reprimemere è sempre meglio che capire.

Mentre l’attività di repressione di graffitari e schiave del raket prosegue, si è scoperto che a Roma ben il 28 per cento dei ragazzini sotto i 15 anni ha lavorato almeno una volta durante la scuola. Lo ha scoperto uno studio presentato dall’Osservatorio sull’occupazione e le condizioni del lavoro del Comune di Roma, con il contributo di ricerche effettuate dall’Ires e da Save the children Italia.

Secondo l’indagine il 41 per cento dei ragazzini che lavorano ha tra i 14 e i 15 anni e solo il 27 è di nazionalità italiana. Sono impiegati in prevalenza nei settori dei servizi e del commercio.

Facile comprendere i motivi del fenomeno: nel 70 per cento dei casi le famiglie non riescono a farcela. Stranamente il ‘vedere’ bambini al lavoro non scuote la coscienza del centro destra, che non risulta abbia lanciato alcuna campagna per la repressione del fenomeno e per il sostegno alle famiglie disagiate. Tantomeno si considera lo sfruttamento minorile un problema di ‘sicurezza’.

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    italiani popolaccio, ripeto… idignazione facile e pensiero nullo… dobbiamo forse sperare che qualcuno ci conquisti?

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