Cerceri nel disastro
A Viterbo allarme rosso, ma è crisi ovunque.
“L’assistenza sanitaria nel carcere di Viterbo è al collasso. I medici e gli infermieri che operano a Mammagialla sono senza contratto perchè scaduto e ancora non rinnovato. L’intero sistema rischia di franare addosso a detenuti, polizia penitenziaria, magistratura”.
È l’allarme lanciato dalla Società italiana di medicina penitenziaria. Secondo gli operatori sanitari “lo stanziamento di 500mila euro disposto dalla Regione Lazio, insufficiente per far fronte ad una domanda di salute, è ormai esaurito e non si ha ancora notizia di un nuovo finanziamento. Tutto ciò – proseguono – sta demotivando il personale. E l’ipotesi di sostituirlo con altri operatori non preparati al lavorare in carcere sarebbe una risposta assolutamente sbagliata”.
Ad avviso della Società italiana di medicina penitenziaria, l’Asl di Viterbo, incaricata del servizio dall’ottobre 2008, “è ancora priva di disposizioni regionali in merito al riordino del servizio e evidentemente non sa come comportarsi, anche perchè probabilmente non conosce il problema”. Il medico e l’infermiere in servizio a Mammagialla, durante una giornata tipo, devono fare fronte ad almeno 50 interventi e distribuire 600 terapie frazionate nell’arco delle 24 ore.
Intanto il ministro Alfano, impegnato a limitare le intercettazioni, indispensabili per la lotta al crimine, ed a limitare la libertà di cronaca per i giornalisti ha reso noto che sono 63.350 i detenuti nelle 206 carceri italiane, a fronte di una capienza di 43.262 posti e di una tollerabilità di 63.568.
La situazione è catastrofica, ma il ministro è contento perchè “risultati soddisfacenti” si registrano dopo “gli accordi bilaterali con numerosi Paesi europei e del bacino del Mediterraneo” per “arginare l’afflusso nelle nostre carceri di stranieri”.
Dopo l’approvazione definitiva della legge sulle intercettazioni potrà essere ancora più soddisfatto, perchè diminuirà anche l’arrivo dei criminali, più liberi di agire grazie al nuovo provvediento.


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