Amanda Knox accusa: “Minacciata e offesa”
La ragazza americana denucia pressioni inaccettabili durante gli interrogatori e il New York Times attacca all’inchiesta. Alcuni fatti sono sconcertanti.
“Sotto pressione ho immaginato tante cose”, ha detto l’imputata dell’omicidio di Meredith Kercher, sostenendo che siano state poi utilizzate dell’accusa “dichiarazioni prese contro la mia volontà ”. Poi la ragazza ha aggiunto: “Tutto ciò che ho detto l’ho detto sotto pressione. Mi è stato suggerito dal pubblico ministero. Loro (il riferimento della domanda era alla polizia – ndr) suggerivano la via”.
L’avvocato Pacelli, difensore di Patrik Lumimba, il giovane indicato dalla Knox come responsabile del delitto ha chiesto: “Le ha suggerito la polizia di dire che Meredith aveva fatto sesso la notte dell’omicidio?” “Si” ha risposta la ragazza americana. “L’hanno picchiata per farle dire questo?” ha domandato ancora il legale. “Si” ha replicato Amanda.
La giovane quindi ha sostenuto di essere stata chiamata ripetutamente “stupida bugiarda” durante gli interrogatori sostenuti in questura la notte tra il 5 e il 6 novembre del 2007, prima di essere arrestata. Agli interrogatori era sola, senza assistenza legale e non c’era neppure un interprete ufficiale.
Nel suo interrogatorio la ragazza di Seattle ha aggiunto “una poliziotta mi fece così… due volte”, mimando due colpi con la mano alla nuca e poi ha descritto la notte in questura: “Avevo tante persone intorno a me e qualcuno urlava. Mi hanno portato delle cose, ma solo dopo che avevo fatto dichiarazioni”.
Amanda Knox ha anche smentito qualunque ipotesi di fuga: “I miei genitori volevano andassi a casa o da mia zia in Germania, ma io non volevo andare via”.
I processi si fanno in tribunale e non sui giornali, ma indubbiamente questa vicenda presenta lati oscuri, che il New York Times ha voluto raccontare ai suoi lettori.
In un articolo dal titolo “Un’innocente all’estero” il prestigioso giornale statunitense difende la studentessa imputata nel processo di Perugia. Si legge nel ‘pezzo’: “Il caso contro Knox ha così tante crepe ed è così legato alla carriera di un potente Pm italiano sotto indagine per comportamento scorretto, che qualunque giuria imparziale lo avrebbe ricusato da mesi”.
Il giornalista del New York Times, Timothy Egan, attacca duramente il magistrato Giuliano Mignini e ricorda una vicenda incredibile che lo riguarda.
Al momento il magistrato e imputato per presunte indagini illegali compiute a danni di due giornalisti e per lui l’accusa ha chiesto dieci mesi di reclusione. Inoltre ha arrestato un cronista italiano e perseguito un scrittore americano che avevano criticato la sua gestione delle indagini nell’ambito del processo Pacciani (indentificato come responsabile degli omicidi seriali di Firenze) accusando l’italiano di depistare le indagini e di complicità .
La storia di Preston e Spezi è assai complicata, perchè è legata all’intero svolgimento delle indagini sugli omicidi del killer seriale di Firenze. Basti dire che Preston è uno scrittore noto, autore di una decina di best seller ed editorialista del sofisticato e autorevolissimo New Yorker e del National Geographic. Spezi, dal canto suo, è un esperto cronista di giudiziaria, autore di reportage sul terrorismo, sul mistero di Ustica, sul caso Calvi e P2 tra i tanti. Ha prodotto alcuni romanzi, qualche saggio ed è l’inventore (giugno 1981) dell’espressione “mostro di Firenze”, che ha per sempre indicato il killer della catena di omicidi compiuti dai ‘compagni di merende’.
I due si sono trovati indagati dopo aver evidenzato le carenza delle indagini svolte anche da Mignini. Presta fu addirttura arrestato. Durante la sua detenzione associazioni per i diritti civili, l’Ordine dei Giornalisti e numerosi rappresentanti della società civile protestarono vivacemente.
Egan ha parlato con Preston ed ha ascoltato un racconto incredibile, la storia di un magistrato ossessionato dalla presenza del diavolo sulla terra e dalla lotta tra il bene e il male, nella quale se non si è contro il diavolo si è necessariamente dalla sua parte.
Il New Yorl Times non accusa tutta la giustizia italiana: “Questo non significa che i tribunali italiani non siano onesti”, ma non evita di aggiungere che “la sorte di Knox è nelle mani di sei giurati, di cui due giudici, che si riuniscono due volte alla settimana e che si prenderanno tra poco una lunga pausa estiva prima di arrivare a un verdetto in autunno”. In questo caso è evidente indignarsi perchè la detenzione ‘preventiva’ di Sollecito e Knox non solo va avanti da quasi due anni, ma dovrà subire anche lo ‘stop per le vacanze’.
Per il giornalista americano Knox è “una studentessa vivace quanto la vittima, la cui vita è stata quasi distrutta dalla collisione fra un giornalismo rapace e una procura sciatta”. Nella ricostruzione delle indagini e delle fasi processuali Egan rileva che la sua connazionale “ha passato in carcere quasi un anno senza essere incriminata”. Cosa in realtà inammissibile, perchè le uniche prove inconfutabili condicevano solo a Rudy Guede, già condannato per l’omicidio.
La ragazza, giovane, straniera e di certo spaventata fu interrogata per una intera nottata senza la presenza di un avvocato e neppure di un interprete ufficiale. La stampa entrò in possesso di notizie personali sulla vita sessuale della giovane, che non solo ne hanno messo in dubbio la moralità , ma hanno anche mostrato un maschilismo vergognoso. “Una cosa che non sarebbe stata mai fatta con un uomo” ha scritto il NYT, aggiungendo che la vita di Amanda “è stata quasi distrutta da questa collisione di giornalismo rapace e procedimento malcondotto”.
Egan poi non trova credibile la prova del Dna trovato sul coltello di Raffaele Sollecito, perchè la traccia “poteva essere di molte persone”.
Così il reporter americano si chiede: “Perché andare avanti contro Knox e Sollecito? Non avevano movente. Le prove sono difettose e incerte” e torna a Preston, Spezi e l’inchiesta di Mignini sui delitti fiorentini.
In quel caso, ricorda il New York Times, Preston, fu minacciato e trattato come Amanda, ed il Pm avrebbe usato con loro “gli stessi metodi”, utilizzando “un modo di agire che ora sta venendo alla luce nel caso in cui lui è accusato di comportamento scorretto”.
Egan ricorda che Giuliano Mignini è lo stesso Pm che riaprì il fascicolo Pacciani a caccia di pratiche sataniste, sesso e misteri senza torvare un solo riscontro e fa anche notare che come alllora anche nel caso Kercher ha cercato “orgie a base di droga”, quasi fossero una sua “ossessione ricorrente”.
Inqualificabile la cronaca del Tg1 delle 20, la notiza delle presunte pressioni e minacce degli inquirenti denunciate dalla ragazza sono state non solo minimizzate, ma nascoste nella coda del servizio. Ha occupato più tempo la descrizione dell’abbigliamento dell’imputata, che secondo il giornale di Raiuno non era chiamata a testimoniare, ma ad autodifendersi. Quell’atteggiamento censurabile dell’informazione italiana denunciata dal NYT non perde occasione per manifestarsi.
Quale che sia la verità processuale ed indipendentemente dalla sentenza (quando sarà emessa), le accuse di Amanda Knox impongono un’indagine approfondita, severa e possibilmente indipendente. Deve essere chiaro se da denuncia di violenze e pressioni sia vera o no.
Perchè già due anni di carcerazione preventiva per lei e per Sollecito, due ragazzi di poco più di vent’anni, non mostrano il volto di una giustizia imparziale. In altri casi so aspettano anni prima di chiudere la porta di una cella, speriamo in questo caso non si debba scoprire di aver atteso troppo prima di aprirla.


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