cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca
Regola la dimensione del carattere: A A

Alitalia: “Tutti giù per aria”

Autore: barbera. Data: giovedì, 4 giugno 2009Commenti (1)

Un docufiction realizzata dai lavoratori sul fallimento della Compagnia e sulla cessione a Cai. Per la prima volta parlano i lavoratori.

tuttiperariaA quasi un anno dal fallimento della trattativa con Air France e dall’inizio del lungo cammino che ha portato Alitalia a diventare Cai, alcuni ex dipendenti hanno realizzato un docufilm che racconta la storia della ex Compagnia di bandiera italiana e la stagione di intrighi legata alla vendita dell’azienda agli “eroi” di Berlusconi.

Per la presentazione del video era stato scelto il teatro ‘Ghione’ a Roma, una storica sala romana a poche decine di metri da San Pietro. L’orario era stato fissato per le 20,30, ma decine di dipendenti di quella che un tempo fu una grande Compagnia alle sette erano già lì, ad aspettare quel film che forse per una volta avrebbe parlato di loro con giudizio, imparzialità, davvero.

Le stesse persone che avevano animato i mesi dell’orgogliosa contestazione a Colaninno e soci avevano altri occhi quella sera, dopo essere stati sconfitti ed umiliati, traformati da Cai in “risorse a basso costo”, abbandonati da molti e ricordati da nessuno.

La sala era piena, qualcuno rimasto fuori aspettava con rassegnata pazienza una seconda proiezione, messa in piedi all’ultimo momento perchè gli organizzatori non si aspettavano tanto pubblico.

All’interno del teatro la strana gente del cielo chiacchierava, si salutava, si rivedeva dopo molto tempo, perchè per loro non funziona come per tutti gli altri lavoratori. Da sempre sono divisi, quelli di terra, gli operai, gli assistenti di volo, i piloti. Mondi che non comunicano, separati, divisi da un conflitto interno incomprensibile, alimentato da un’organizzazione aziendale miope ed ottusa. Una piramide sociale nella quale il pilota sta seduto in alto e quello dei bagagli è relegato in un sottoscala, come fossero cittadini di serie diverse, esseri umani di categorie differenti, persone con diritti e doveri scompensati.

E forse proprio in quel modello classista e scellerato è cresciuto il tumore che ha ucciso Alitalia, ha permesso il proliferare di aree di privilegio e di zone di sfruttamento, non ha costruito un’unica grande azienda nella quale tutti insieme sapevano di vivere, ma piuttosto ha generato tante piccole ‘corti’ nelle quali regnavano sindacati incoscienti e piccoli dirigenti onnipotenti e insensibili.

La sera ‘della prima’ era popolata in gran numero dagli assistenti di volo, quelli che più degli altri hanno mostrato i muscoli alla cordata ‘ex patriottica’ (tanto poi Air France Klm è arrivata lo stesso).

Le hostess e gli steward, così li chiamano spesso i passeggeri, sono un non gruppo, tanti singoli disabituati a sentirsi parte di un unico, perchè vivono un po’ come la gente di spettacolo, salvo che per loro la ‘recita’, il ‘film’, il tempo della ‘compagnia’ dura solo lo spazio di un volo e poi si scioglie. Capita che non si rivedano per mesi, anche per anni: escono di casa, saltano su un aereo, girellano per aeroporti, scendono e tornano a casa. Mai lo stesso equipaggio, mai gli stessi colleghi, mai le stesse rotte.

A guardarli da fuori ci si domanda perchè abbiano scelto di fare un lavoro nel quale viaggiano stando fermi, immobili in quei tubi di alluminio che volano, impegnati in decolli ed atteraggi senza scopo, perchè se i clienti hanno un motivo per salire su un aereo, per loro c’è solo l’impegno professionale ad essere efficienti, gentili e sempre disponibili, nell’attesa che il turno finisca e si ritorni al punto di partenza, casa, di uno strano gioco dell’oca senza premi per i vincitori.

Insomma, questi abitanti del villaggio celeste, insieme ai loro ex concittadini mandati nell’esilio terreno della cassa integrazione senza scampo, stavano al Ghione per potersi vedere finalmente, dopo un anno vissuto pericolosamente e nel quale in decine di ore di televisione prodotte su di loro e nelle centinaia di articoli scritti sulla vicenda che li riguardava si era compiuta l’irragiungibile magia di riuscire a non spendere un solo attimo per cercar di capire chi fossero veramente.

Il miracolo omissivo dei professionisti della comunicazione perciò se lo sono risolto da soli. Alessandro Tartaglia Porcini ha avuto l’idea di fare un flim e Guido Gazzoli e Francesco Staccioli hanno raccolto l’invito e si sono messi al lavoro. Tolta la divisa di assistenti di volo, anche perchè in cigs, si sono trasformati in autori e si sono messi a scrivere.

Francesco Cordio, Francesco Biscuso e Matteo Messina, tre ‘esterni’, hanno prestato la loro opera, curando rispettivamente la regia, il montaggio e l’editing dei testi e l’impresa è partita per arrivare al suo primo appuntamento pubblico, quello del Ghione.

Il lavoro ha in suo piccolo perchè e parte con un piccolo escamotage narrativo, la comparsa di un personaggio, interpretato dall’attore Fernando Cormick, che interpreta il ruolo di uno steward in partenza per l’ultimo volo. Nel suo prepararsi per andare al lavoro, uscir di casa, raggiungere l’aeroporto e scoprire la fine di Alitalia si intersecano le immagini della lunga battaglia combattuta dai lavoratori per la dfesa della propria dignità e contro lo stormo dei bombardieri berlusconiani protetti dalle squadriglie di caccia pilotati da sindacalisti, commissario straordinario Fantozzi e giornalisti di vario ordine e grado.

Una ricostruzione di 75 minuti alla quale ha voluto offire un divertente finale Ascanio Celestini, con un monologo sugli “aerei di carta”, la nuova ‘grande intuizione’ con la quale la nuova proprietà di Cai pensa di lanciare Alitalia nel nuovo millennio.

‘Tutti giù per aria’ non può essere certo definito un reportage, perchè dopo il bombardamento del ‘nemico’ i superstiti non se la sono sentita di immaginarne le giustificazioni e così è piuttosto una testimonianza degli sconfitti, un gesto di riscatto, un’azione di disturbo contro i grandi media, oggi lontani e quasi del tutto sordi alle grida di aiuto degli oltre ottomila cassintegrati, degli ex dipendenti stagionali senza prospettive, degli assunti privati di diritti elementari, come le madri alle quali è stata negata l’esenzione del lavoro notturno, indispensabile per poter accudire i fligli.

Il film dovrebbe poter circolare, se qualcuno vorrà favorirne la distribuzione, perchè è un esempio abbastanza raro di comunicazione diretta ed autoprodotta, di uso del video ‘in risposta’, di prodotto inteso come reazione e critica all’uso dei media fatto da Cai e governo per propagandare informazioni spesso non vere e comunque sempre malate di faziosità.

Alla fine della proiezione un lungo applauso. Poi il pubblico piano piano è uscito dalla sala, ha scambiato qualche commento e nella notte tutti sono tornati a casa, come fanno sempre alla fine del turno di lavoro.  Senza sapere se si rivedranno ancora, quando e come e perchè. E forse in questo ‘Tutti giù per aria’ non ha raggiunto l’obiettivo, quello di far capire a tutti come si fa davvero a stare insieme.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Articoli correlati

Informativa

Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    Se fossimo stati davvero UN equipaggio, avremmo affrontato con successo l’emergenza…se il comandante avesse detto “assistenti di volo ai vostri posti” forse…forse…ma il nostro popolo non è addestrato per questo, siamo tribù, e pure primitive…

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008