Testimone contro ‘ndrangheta: dimenticato
Il movimento antimafia ‘Ammazzateci tutti’ ha annunciato uno sciopero della fame davanti al Quirinale a sostegno del testimone di giustizia Pino Masciari.
L’associazione si è rivolta a Napolitano: “Ci appelliamo alla sensibilità del Capo dello Stato, quale uomo delle istituzioni e massimo garante della Costituzione” e riferendosi al testimone chiede che “gli venga garantita protezione e sostegno dallo Stato”.
“Pino Masciari – ha affermato Aldo Pecora, leader del movimento antimafia – per contribuire a liberare lo Stato dal giogo mafioso in Calabria ha donato la libertà sua e di tutti i suoi familiari, con grande dignità e senso di responsabilità. In una regione come la Calabria dove pentiti di ‘ndrangheta ce ne sono davvero pochi, è grazie alle preziose denunce dei testimoni di giustizia che la magistratura e le forze di polizia hanno potuto negli ultimi 15 anni raggiungere importanti e significativi traguardi nel contrasto e nella lotta alla mafia”.
Pecora ha annunciato la propria presenza accanto a Masciari. “Alla luce di ciò Ammazzateci Tutti – ha concluso – si appella oggi al Capo dello Stato e alle Istituzioni tutte, affinchè siano riconosciute alla famiglia Masciari le opportune garanzie di sicurezza e di reinserimento imprenditoriale”.
Masciari è un imprenditore edile calabrese sottoposto a programma speciale di protezione dal 18 ottobre 1997, insieme a sua moglie (medico odontoiatra) e ai loro due bambini. Il provvedimento è stato necessario perchè l’uomo ha denunciato la ‘ndrangheta e le sue collusioni con il mondo della politica.
La criminalità organizzata aveva distrutto le sue imprese di costruzioni edili e questo lo spinse a combattere. Masciari non aveva mai accettato la ‘protezione’ della ‘ndrangheta e denunciò all’Autorità Giudiziaria le pressioni del crimine organizzato, fino al punto di decidere la chiusura delle sue imprese licenziando nel settembre 1994 gli ultimi 58 operai rimasti.
Il 18 Ottobre 1997 Pino, Marisa e i due figli appena nati entrarono nel programma speciale di protezione, scomparendo dalla notte al giorno: niente più famiglia, lavoro, affetti, niente più Calabria.
Pino testimoniò nei principali processi contro la ‘ndrangheta e il sistema di collusione, diventando con le parole del procuratore nazionale antimafia, Pier Luigi Vigna, “il principale testimone di giustizia italiano”.
Da allora un calvario. Accompagnamenti con veicoli non blindati, con la targa della località protetta, fatto sedere in mezzo ai numerosi imputati denunciati, intimidito, lasciato senza scorta in diverse occasioni relative ai processi in Calabria, registrato negli alberghi con suo vero nome e cognome, senza documenti di copertura.
Con la legge 45/2001 fu istituita la figura del testimone di giustizia. Il 28 Luglio 2004, la Commissione Centrale del Ministero degli Interni gli ha notificato “che sussistono gravi ed attuali profili di rischio, che non consentono di poter autorizzare il ritorno del Masciari e del suo nucleo familiare nella località di origine. Ritenuto che il rientro non autorizzato nella località di origine potrebbe configurare violazione suscettibile di revoca del programma speciale di protezione”.
Il 27 Ottobre 2004, tre mesi dopo, la stessa Commissione Centrale del Ministero degli Interni gli notificò il temine del programma speciale di protezione. Tra le motivazioni si spiegava che i processi era quali era coinvolto erano terminati. La decisione, oltre che per lui pericolosa, non si basava neppure su fatti veri. I processi erano ancora in corso, tanto che Direzione distrettuale antimafia di.Catanzaro emise il 6 febbraio 2006 un attestato che le cause era in corso di trattazione.
Ricorso contro la revoca
Masciari 19 Gennaio 2005 fece ricorso al Tar del Lazio contro la revoca e in attesa di una decisione avrebbe dovuto rimanere sotto programma di protezione. Ma la tutela viene sospesa comunque.
La situazione diventa surreale. Il primo febbraio 2005 la Commissione Centrale del Ministero dell’Interno ritenne di “invitare il testimone di giustizia Masciari Giuseppe ad esprimere la formale accettazione della precedente delibera ricordando che alla mancata accettazione da parte del Masciari, seguirà comunque la cessazione del programma speciale di protezione”. Ma il programma non c’era più.
Così il legale di Masciari, il 19 Maggio 2006, inviò una nota per segnalare che i Tribunali erano stati “notiziati della fuoriuscita del Masciari dal programma di protezione per cui lo stesso non risultava essere più soggetto a scorta per accompagnamento nelle sedi di Giustizia”.
Nonostante non avesse più tutele Masciari ha continuato a recarso lo stesso ai processi, accompagnato e protetto da amici e da altri sostentori della lotta al crimine organizzato.
Finalmente nel gennaio di quest’anno, dopo 50 mesi al posto dei 6 mesi stabiliti dalla legge, il il Tar del Lazio ha pronunciato la sua sentenza ed ha stabilito l’inalienabilità del diritto alla sicurezza, l’impossibilità di sistemi di protezione o programmi a scadenza temporale predeterminata e ordinato al Ministero di attuare le delibere su sicurezza, reinserimento sociale, lavorativo, risarcimento dei danni.
Nel mese di aprile, non avendo ricevuto nessuna risposta dalla Commissione Centrale del Ministero dell’Interno, Mascari ha annuncia la volontà di cominciare lo sciopero della fame e della sete, fintanto che non vedrà rispettati i diritti della sua famiglia ancor prima che i propri.
Il ministro Maroni, evidentemente, è stato troppo occupato con ronde e migranti per occuparsi della vicenda.


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