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Sicurezza lavoro, ecco la controriforma

Autore: . Data: lunedì, 4 maggio 2009Commenti (0)

Il Governo costruisce una normativa tesa a salvaguardare, a proteggere ed a rinforzare gli interessi e la centralità dell’impresa. Un articolo per “Tu Inviato”

lavoroinsicuroIl decreto correttivo del Testo Unico su salute e sicurezza non è altro che una vera e propria controriforma che mina i capisaldi del codice penale, del codice civile e dello Statuto dei lavoratori. Ma il governo sembra aver pensato a tutto.

I prevedibili diffusi contenziosi, infatti, potrebbero essere risolti in radice se dovesse passare la riforma del processo del lavoro, e nello specifico quella norma che prevede che gli Enti bilaterali possano certificare non solo la qualificazione del rapporto di lavoro ma i contenuti del rapporto, inibendo così a quel punto l’intervento del giudice.

Ma non solo: l’impianto correttivo è pienamente in sintonia con le continue affermazioni, e le continue pratiche, del ministro del Lavoro, che vanno dal Libro Verde, al già citato disegno di legge sul processo del lavoro, dall’accordo quadro del 22 gennaio scorso di modifica degli assetti contrattuali fino agli atti di indirizzo sulla vigilanza.

Quella di Sacconi è stata una furba strategia, anche comunicativa, strumentale e irresponsabile, che ha mediaticamente focalizzato sulle sanzioni quello che nella realtà è un attacco sostanziale ai diritti. La nostra contrarietà al testo e all’interno impianto di modifica è netta.

A titolo di esempio potremmo citare uno dei principi guida della controriforma: ovvero la “presunzione di conformità”. Nel precedente governo Berlusconi, l’allora sottosegretario Sacconi presentò un Testo unico sulla sicurezza basato su poche norme e sull’affidamento delle azioni di prevenzione alle “buone prassi” e alle “buone tecniche”. Un po’ come se tutto fosse affidato al buon cuore del datore di lavoro.

Il governo – ormai è storia – fu costretto a ritirare il provvedimento, anche per la pressione che operammo: la prevenzione deve essere un dovere per i datori di lavoro e un diritto esigibile per i lavoratori, e solo la legge è esigibile. Con il decreto correttivo si prevede che l’attuazione delle buone tecniche e delle buone pressi, per definizione volontarie, facciano di per sé presumere che siano state applicate correttamente tutte le norme del Testo unico. Addirittura viene previsto che questa “presunzione di conformità” possa essere certificata dagli enti bilaterali. Questo significa, in virtù di un sofisticato e perverso meccanismo normativo, che il datore di lavoro è totalmente deresponsabilizzato.

L’altro caposaldo della controriforma è l’articolo 15 bis dove ci sono interpretazioni restrittive sia del codice penale sia del codice civile. Chiunque si occupi di questi temi sa che l’articolo 2087 del codice civile è un fondamento del diritto italiano: il governo ne riduce la portata perché stabilisce che l’obbligo del datore di lavoro è relativo solo alle norme di prevenzione previste per legge. Se questo fosse confermato, il processo in corso contro l’Eternit sarebbe vanificato.

Di più: se fosse confermata l’interpretazione restrittiva anche del codice penale, persino il processo alla Thyssen sarebbe a rischio. Inoltre il datore di lavoro e i dirigenti, di fatto non risponderebbero pressoché mai, penalmente, in caso di infortunio o morte.

Ma questi sono solo due aspetti inseriti all’interno di un disegno complessivo, che ribadisco essere una controriforma, che sottende un attacco palese alla dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, ne limitare i loro diritti individuali, mette in discussione strumenti fondamentali. Si interviene a limitare i diritti collettivi e di rappresentanza e si snatura la funzione di quest’ultima assegnandole compiti e funzioni impropri. Si opera una deresponsabilizzazione di fatto del datore di lavoro e si svuota il sistema sanzionatorio.

In estrema sintesi: il Governo costruisce una normativa tesa a salvaguardare, a proteggere ed a rinforzare gli interessi e la centralità dell’impresa a scapito del lavoro. Per quanto ci riguarda, faremo di tutto per contrastare questo disegno, invitando anche medici, giuristi, tecnici e istituzioni a riporre al centro la priorità dell’integrità psicofisica di chi lavora.

E’ inaccettabile pensare di uscire dalla crisi abbassando i diritti. L’ intensità della partecipazione al minuto di silenzio nel corso della grande manifestazione del 4 aprile al Circo Massimo, dopo la lettura della missiva del figlio di un lavoratore morto all’Ilva di Taranto, è stata la prova tangibile che l’impegno degli uomini e delle donne della Cgil su questi temi non verrà mai meno.

Paola Agnello Modica
Segretaria confederale Cgil, Responsabile nazionale Sicurezza

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