Nuovi lottizzati alla Rai
Il direttore generale Mauro Masi presnterà oggi i nomi dei quattro nuovi vicedirettori generali, del direttore di Raiuno e di quello del Tg1. I prescelti erano stati ‘selezionati’ direttamente a casa del premier, Silvio Berlusconi, a testimoniare l’indipendenza dei candidati.
A dirigere Raiuno, in sotituzione del Pdl-Forza Italia Del Noce dovrebbe andare l’attuale direttore del Tg2 Mauro Mazza, del Pdl-An. Siccome tutto in una volta non si può fare al suo posto non va nessuno e così per il momento saranno i vicedirettori a far andare avanti la baracca del Tg di Raidue.
Al Tg1 dovrebbe essere assegnato Augusto Minzolini (simpatizzante berlusconiano) he prenderà il posto lasciato libero da Gianni Riotta, partito per il ‘Sole 24 Ore’. Il telegiornale più visto è al momento affidato ad Andrea Giubilo, che appunto sarà giubilato.
Su Minzolini è il caso di ricordare una ‘notiziola’ rilanciata da Affaritaliani.it il primo ottobre del 2008: “Rumor: Augusto Minzolini portavoce del Cavaliere. In Transatlantico c’è chi giura che il Cavaliere non disdegnerebbe Augusto Minzolini come suo prossimo portavoce. Sarà vero?”.
Per i vicedirettori generali viene confermato Giancarlo Leone, mentre dovrebbero avere l’aumento di stipendio Lorenza Lei, Gianfranco Comanducci e Antonio Marano, che manterrà anche l’interim di Raidue. Leone, il sopravvissuto della vecchia gestione, secondo l’agenzia Apcom “avrebbe tra i suoi sostenitori Gianni Letta”.
Lei, come ha scritto ‘la Stampa’, lo stesso giornale di Minzolini, è “in quota Pdl”, Comanducci, come ha scritto l’agenzia ‘Asca’ il 17 febbraio di questt’anno “si dice sponsorizzato da Cesare Previti” e Marano nel 1994 fu eletto deputato della Lega.
La domada è come mai queste persone non si vergognino di essere definite in questo modo, etichettate. Ma alla domanda ha risposto in qualche modo Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori di matrice cattolica Aiart: “E’ ipocrita il dibattito che si sta facendo in queste ore sulle nomine Rai. È oramai cosa straconosciuta che sia cosa dei partiti. Si tratta sempre di persone competenti, ma comunque competenza per competenza si sceglie anche chi è più competente con la politica”.
Le reazioni.
Il sindacato dei giornalisti Rai, l’Usigrai, ha sostenuto: “Il Cda della Rai, su proposta del direttore generale Mauro Masi, potrebbe quanto prima varare le nomine. Nonostante le dichiarazioni e i nostri auspici di valutazioni autonome, continuano i pronostici legati a nomi fatti al vertice che si e’ tenuto nell’abitazione privata del presidente del Consiglio. Sono molti i nomi esterni al servizio pubblico radiotelevisivo e cresce la preoccupazione dei giornalisti Rai per l’imparzialità e il pluralismo. A tutela degli utenti e della qualità della democrazia, l’Usigrai ha valutato doveroso rappresentare la situazione al presidente della Repubblica. Vogliamo sia chiaro che i giornalisti Rai, con scelte di questo tipo, sono vittime e non complici. Pur nella consapevolezza di non poter chiedere a Giorgio Napolitano di intervenire il sindacato dei giornalisti Rai ha ritenuto che in presenza dell’irrisolto nodo del conflitto d’interessi fosse comunque indispensabile rivolgersi alla più alta carica dello Stato”.
Parole corrette, ma anche in questo caso verrebbe da chiedersi quanti degli iscritti all’Usigrai non sono da considerarsi, come si dice nell’azienda pubblica, “in quota” ad un partito.
Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione Rai ed ovviamente ache lui “in quota”, ma del Pd, ha detto: “Avrei gradito sentire questi nomi dal direttore generale, visto che domani c’è un Cda. Comunque, se volete sapere cosa ne penso, ne penso malissimo. La mia reazione sarà durissima – ha aggiunto il ‘nominato dal centro sinistra’ – e non sarà soltanto votare no a questo pacchetto di nomine. Non solo perchè sono state decise un mese e mezzo fa fuori dalla Rai, ma perchè sono nomine che non servono all’azienda. Per trovare 4 vicedirettori generali bisogna risalire al 1980 e al 1990. Dal 1995 in poi ne sono stati fatti soltanto uno, massimo due, tutti funzionali all’azienda. Non capisco la necessità di averne quattro adesso, se Masi me lo vuole spiegare faccio un appello perchè lo faccia nelle prossime ore, prima del consiglio. »Quanto ai nomi, questa è un’azienda che sta sul mercato: un punto perso su Raiuno vale 27 milioni e 700 mila euro, un punto perso su Raidue vale 23 milioni e 700 mila euro, dati Sipra. Per questo – ha concluso Rizzo Nervo – starei molto attento prima di prendere delle decisioni sulle persone, e quanto meno per buona educazione ne parlerei prima con quelli che devono approvare o bocciare quei nomi. Invece, per quanto ne so, nessun consigliere sa ancora nulla. Comunque, la mia risposta sarà durissima, e come consigliere farò tutto quello che posso per osteggiarle anche dopo il voto”.
Pier Ferdinando Casini, dell’Udc, ha dichiarato: “Il quadro delle nomine Rai che si sta delineando in queste ore mina già la credibilità di una dirigenza che non può permettersi di accettare qualche indicazione fotocopiata, senza tenere in alcun conto le esigenze di un’azienda che è la principale industria culturale del Paese. Evidentemente contano più gli equilibri all’interno del Pdl che le esigenze di funzionalità del servizio pubblico. Se il buon giorno si vede dal mattino, Garimberti e Masi stanno azzerando la propria credibilità ”. E se ci fosse stato qualcuno dell’Udc?
Il segretario del Pd, Dario Franceschini, che ha dovuto ‘subire’ la nomina di un consigliere di amministrazione, Giorgio Van Straten, direttamente ‘selezionato’ dal suo redecessore Walter veltroni, ha sostenuto: “Non ho mai visto fare delle nomine Rai che incidano direttamente sul sistema dell’informazione in piena campagna elettorale e in par condicio. Il semplice buon senso – ha aggiunto Franceschini – dovrebbe portare a rinviare tutto di 15 giorni dopo le elezioni europee”. Perchè cambierebbe qualcosa?
Il senatore Stefano Pedica dell’Italia dei valori, invece ha pensato di più alla campagna elettorale e così ha pensato di criticare Rizzo Nervo, del Pd, forse con l’idea che la cosa possa spostare qualche voto: “È molto grave quello che dichiara Rizzo Nervo sulle nomine Rai, vedere decisi nomi al di fuori di un confronto serio con il Cda è quanto di più dispotico possa fare questo Governo. Al consigliere Rizzo Nervo – ha continuato Pedica – suggerisco di fare come l’Italia dei Valori, tirarsi fuori dalle spartizioni politiche e lottare insieme a noi per una Rai libera dai partiti e dalle lottizzazioni”.
Sergio Zavoli, presidente della Vigilanza, uno dei più esperti e bravi giornalisti che la Rai abbia avuto in organico, ha detto che è importante un “richiamo alla necessità e al dovere di rispettare il pluralismo”.
“Durante l’audizione dei vertici della Rai, nella responsabilità dell’organo che presiedo – ha spiegato Zavoli – avevo esplicitamente richiamato la questione delle nomine come la circostanza e il segno per capire se un’azienda di oltre 11 mila dipendenti, di cui 1.700 giornalisti, con tradizioni di professionalità tali da competere con le più reputate televisioni dell’Occidente, è in grado o no di esprimere dal suo interno le qualità richieste per la definizione di un articolato assetto dirigenziale”.
Zavoli ha proseguito: “Ora, il lotto delle prime nomine conferma invece l’intento di conferire al problema una soluzione che non tiene conto della ricchezza culturale dell’azienda e del Paese. Il mio richiamo alla necessità e al dovere di rispettare il pluralismo, ribadito al termine della recente audizione, si ripropone dunque in termini ancor più stringenti. È motivo di preoccupazione, inoltre, la ventilata divaricazione che va prospettandosi nel consiglio di amministrazione – ha concluso il presidente della Vigilanza – di fronte a una premessa che non è certo il miglior viatico per rendere credibili e vincolanti le rassicurazioni fin qui ricevute”.
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