Le deportazioni condannate dall’Onu
La decisione di Berlusconi e Maroni viola convenzioni internazionali e legge nazionale. Di fatto il governo si è posto al di fuori della legalità . Rimane drammatico il consenso della maggioranza del Paese e di alcuni esponenti del Pd.
Farhan Haq, un portavoce dell’Onu, ha dichiarato che “il segretario generale Ban Ki-moon condivide la posizione dell’Unhcr”, riferendosi all’annuncio fatto ieri dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati che aveva reso noto di aver scritto al governo italiano esprimendo “grave preoccupazione” per il rinvio in Libia di migranti soccorsi in mare e per chiedere alle autorità italiane di “riammettere quelle persone rinviate dall’Italia ed identificate dall’Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale”.
L’Unhcr ha spiegato che il respingimento di rifugiati o richiedenti asilo è tassativamente vietato dagli obblighi internazionali che scaturiscono, in particolare, dalla Convenzione sui Rifugiati del 1951 e dal Protocollo del 1967, dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, dalla Convenzione Onu contro la Tortura e dalla Convenzione Europea sulla Protezione dei Diritti Umani.
L’obbligo di non-respingimento per gli Stati non comporta alcuna limitazione geografica e si applica a tutti gli agenti statali nell’esercizio delle loro funzioni all’interno o all’esterno del territorio nazionale, afferma l’Alto commissariato.
L’obbligo di non respingere un rifugiato o un richiedente asilo vieta quindi non solo l’espulsione dal territorio di uno Stato, ma anche il respingimento alle frontiere dello Stato o il rinvio o l’accompagnamento verso il luogo di temuta persecuzione.
Nel caso di persone che affrontano un viaggio via mare, il principio di non-respingimento si applica all’interno delle 12 miglia di acque territoriali, così come nelle acque contigue, in mare aperto e nelle acque costiere di Paesi terzi.
Il rinvio diretto di un rifugiato o di un richiedente asilo verso un Paese nel quale teme di essere perseguitato non rappresenta l’unica forma di respingimento. Anche il rinvio indiretto verso un Paese terzo che potrebbe successivamente inviare la persona verso il Paese di temuta persecuzione costituisce respingimento ed in questo caso entrambe i Paesi sarebbero ritenuti responsabili, afferma la nota dell’Unhcr.
Nessun richiedente asilo dovrebbe essere quindi rinviato verso un Paese terzo che non possa garantire criteri base di protezione: osservanza del principio di non-respingimento, impegno ad esaminare in maniera imparziale ed obiettiva la domanda di asilo della persona, e che abbia dimostrato capacità e volontà di fornire efficace protezione in tutti i casi competenti
“Il principio di non respingimento – ha detto il portavoce Ron Redmond in un briefing alla stampa – non conosce limitazione geografica e gli Stati sono obbligati a rispettare questo principio ovunque esercitano la loro giurisdizione, in alto mare incluso”.
Ron Redmond, portavoce dell’agezia dell’Onu ha ricordato che la Libia non ha firmato la Convenzione del 1951 e che non vi sono quindi garanzie che le persone bisognose di protezione internazionale possano trovarla in Libia.
Secondo i dati dell’Unhcr, nel 2008 oltre il 75 per cento di coloro giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50 di questi è stata concessa una forma di protezione internazionale. Più del 70 per cento delle circa 31mila domande d’asilo nel 2008 in ÃŒItalia provenivano da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese.
In questo modo l’agenzia dell’Onu smentisce le parole pronunciate sempre ieri dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che aveva detto: “Queste persone sono persone che hanno pagato un biglietto, non sono persone spinte da una loro speciale situazione all’interno di Paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie, ma sono reclutate dal mondo del lavoro o del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali”.
Ad aggravare la posizione del governo anche le leggi nazionali. Gianfranco Schiavone, dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), ha sostenuto che il comandante della nave è tenuto a ricevere la domanda d’asilo. Il comandante di una nave, nel momento in cui accoglie immigrati a bordo in mare, svolge funzioni di polizia e pertanto è tenuto a ricevere la domanda di asilo, che però non può esaminare, in quanto per legge questo spetta all’apposita commissione territoriale.
Deve essere aggiunto che i migranti sono stati deportati mentre erano su una nave militare, che ovunque si trovi è considerata territorio nazionale, per cui in nessun caso è possibile parlare di respingimento, poichè la verifica dell’identità dei naufraghi non è stata effettuata, sebbene questi abbiano messo piede formalmente sul suolo italiano.
Critiche all’alttività del governo sono state mosse anche da Beppe Pisanu, presidente della commissione Antimafia ed ex ministro dell’Interno del centro destra. Ha detto il parlamentare del Pdl: “Molte delle cose che la Lega dice e fa sull’immigrazione sono sbagliate e pericolose. C’è il rischio di dare consistenza crescente a sentimenti di razzismo e xenofobia. E anche di eccitare la violenza fisica contro gli immigrati. È un pericolo enorme”.
Anche l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch (Hrw) ha definito “scorretta” l’interpretazione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di Maroni delle regole in materia di rifugiati.
“Nel motivare la decisione di respingere altri 163 migranti verso la Libia lo scorso 10 maggio, il primo ministro italiano descrive in maniera scorretta gli obblighi dell’Italia”, si legge in un comunicato diffuso dall’associazione. “Sembra che l’Italia stia tentando di riscrivere il diritto internazionale in tema di rifugiati” ha detto Bill Frelick, direttore di Hrw per le politiche sui rifugiati. “Mandare indietro persone che rischiano di essere perseguite e che abbiano o meno messo piede sul territorio italiano è contro le regole” ha insitito.
Frelick, che stando alla nota ha passato le ultime due settimane tra Libia, Malta e Sicilia, ha concluso: “Respingendo i barconi e impedendo a potenziali richiedenti asilo di toccare il suolo italiano, l’Italia non assolve alle sue responsabilità ”.
Anche il quotidiano della Cei è tornato sull’argomento: “Non è lecito criminalizzare gli stranieri quasi fossero rei confessi del degrado in cui versa il Bel Paese”. In un editoriale firmato oggi da padre Giulio Albanese, fondatore dell’agenzia di stampa Misna, si leggeva che “lo spirito di accoglienza e di protezione verso gli indigenti non possono che essere considerati come parte integrante e irrinunciabile della più autentica civiltà cristiana”.
A testimoniare la confusione permanente nella quale versa il Pd le parole del presidente del Consiglio: “Mi fa piacere che anche nell’opposizione ci sia qualche persona di buonsenso che non segue fino in fondo l’ideologia”. Berlusconi coomentava con favore le dichiarazioni di Piero Fassino e Francesco Rutelli che si erano espressi a favore della politica dei respingimenti nei confronti degli immigrati clandestini.
Ai due dirigenti democratici si è aggiunto il senatore veneto del Pd, Marco Stradiotto: Iil respingimento può avere un effetto di deterrenza che può perfino salvare qualche vita” ha affermato in un’intervista a ‘Il Gazzettino’. “Se riusciamo a far capire – ha continuato – che comunque non si riesce ad arrivare in Italia affidandosi ai trafficanti, ci sarà qualche disperato in meno che si affida ai criminali: o fingiamo di non sapere che una gran parte di loro muore in mare?. I nostri leader dovrebbero domandarsi perchè la gente non ci segue su queste vicende” ha proseguito Stradiotto, riferendosi ai vertici del Pd.
Il senatore, ha concluso ricordando come a sinistra si fosse sempre detto “che era giusto aiutare i disperati a casa loro”. “Per tutelare i diritti degli immigrati – ha concluso – rischiamo di dimenticarci dei diritti degli italiani”.


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