Le api vittime dei cambiamenti climatici
Per chi sostiene che non ci sono problemi di surriscaldamento del pianeta è arrivata una nuova smentita.
I cambiamenti climatici in atto provocano dirette conseguenze anche su animali come le api: esisterebbe infatti un preciso collegamento tra il riscaldamento globale e il fenomeno della moria degli industriosi insetti.
È questa la principale conclusione a cui è giunta una ricerca sulle possibili influenze dei fenomeni climatici ed ambientali sulle popolazioni apistiche mondiali, presentata ieri a Milano e realizzata da Umberto Solimene, Direttore del Centro Ricerche in Bioclimatologia Medica, Biotecnologie e Medicine Naturali dell’Università del capoluogo lombardo, con la collaborazione del climatologo Vincenzo Condemi e col supporto di Agrofarma.
L’indagine, che ha preso in esame il periodo compreso tra il 1850 ed oggi, è giunta a due importanti conclusioni: negli ultimi 20 anni l’accorciamento della stagione invernale avrebbe allungato di circa un mese il periodo di attività delle api, con conseguente aumento di stress e problemi di salute per questi animali.
Non a caso gli apicoltori confermano che in marzo e aprile la mortalità è più accentuata. La seconda conclusione riguarda il ciclo di covata che, a causa dei caldi precoci, è diventato anomalo rendendo le api più vulnerabili all’attacco della varroa, un pericoloso acaro parassita.


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