La crisi c’è, ma non se ne parla
I dati sulla situazione del Paese sono sconfortanti, ma continuano ad essere ignorati. Gli ultimi riguardano il calo della produzione industriale e la dminuzione delle entrate fiscali. Ed anche le lotterie vanno male.
l’Istat definisce un “calo eccessivamente elevato” quello registrato dalla produzione industriale, che a marzo è arretrata rispetto al mese precedente del 4,6 per cento e nel primo trimestre 2009 ha perso il 9,8 rispetto al trimestre precedente.
E’ stato robusto anche il calo tendenziale: rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, rileva l’Istat, la produzione è calata del 23,8 per cento (si tratta di un dato corretto, dato che ci sono stati 22 giorni lavorativi contro i 20 di marzo 2008. Meno 18,2 per cento è invece il dato grezzo.
Come già per il dato di febbraio, il dato tendenziale corretto è il più basso mai toccato nelle serie storiche dell’Istat (dal 1990, con il primo dato annuo a gennaio 1991).
E il prossimo mese, secondo le previsioni di Confindustria, non andrà meglio: il Centro Studi per aprile stima una flessione del 23,1 per cento, in linea con il trend di marzo 2008, meno 23,8 per cento. Su base mensile, in aprile, Confindustria calcola un rimbalzo della produzione industriale dell’1,5 per cento su marzo. I dati grezzi indicano una variazione ad aprile del 23,2 su base annua.
Guardando alle variazioni congiunturali, la peggiore è quella registrata dai beni intermedi (che servono a produrre altri beni): meno 5,4 per cento, segue ; la produzione dei beni di consumo, meno 4,3 per cento e quella dei beni strumentali del 4,1. Su base annua (dato corretto per giorni lavorativi) i beni strumentali perdono il 25,6 per cento.
Tra i settori, rispetto a febbraio arretra maggiormente la produzione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche, in flessione del 10,6 per cento; industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori, meno 9,9 e metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, meno 9,3.
Nelle rilevazioni annue c’è un solo segno più, quello dei prodotti farmaceutici, che rispetto al marzo 2008 hanno segnato un incremento di produzione del 5,3 per cento.
Anche le entrate dello stato diminuiscono. Nei primi tre mesi del 2009 l’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, ha lasciato sul terreno 2,4 miliardi di euro, segnando un calo del 10,6 per cento. L’Iva derivante dalla tassazione sulle importazione registra un calo di oltre il 33 per cento.
Secondo il Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia “il risultato è evidentemente il riflesso del contesto economico».
A parte l’Iva, nei primi tre mesi risultano in calo tutte le imposte sulle transazioni. I risultati di gettito anche in questo caso – sempre secondo il Dipartimento del ministero – sono legati “alla crisi economica”.
In particolare l’imposta di registro ha generato entrate per 1.183 milioni di euro, meno 260 milioni di euro, pari ad una flessione del 18 per cento. L’imposta di bollo ha perso 1.000 milioni di euro, 113 milioni, pari al meno 10,2 e l’imposta ipotecaria per 498 milioni di euro cn una perdita di 152 milioni di euro, pari al 23,4 per cento. I diritti catastali e di scritturato sono calati di 229 milioni di euro, cioè meno 66 milioni, pari al meno 22,4.
La crisi, infine, sembra toccare anche Lotto e Gratta e Vinci. Tra le entrate relative ai giochi i proventi del lotto sono stati di 1.434 milioni di euro, meno 52 milioni di euro, pari ad una flessione del 3,5, quelli delle lotterie istantanee di 441 milioni di euro, meno 62 milioni di euro, pari al meno 12,3 per cento. Si tratta delle lotterie più popolari, quelle alle quali si dedicano prevalentemente i cittadini.
Per paradosso, però, sono in crescita le entrate delle macchinette mangiasoldi, che non di rado producono dipendenza, con 644 milioni e un incremento di 155 milioni di euro, pari al 31,7 per cento.
Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera e responsabile economia ha commentato così i dati: “Il crollo delle entrate fiscali nei primi due mesi dell’anno è solo in parte dovuto al calo dei consumi, ma è anche conseguenza dell’evasione fiscale. Questo risulta dal fatto che ci sia stata una diminuzione delle entrate provenienti dall’Iva. Il governo si affanna a dare la colpa del fenomeno esclusivamente alla crisi economica, per evitare di riconoscere la propria politica manchevole, ed anzi controproducente, nella lotta all’evasione, alla quale, di fatto, questo esecutivo, ha palesemente porto la mano, con una notevole diminuzione dei controlli”.
Un fatto è comunque certo: di queste cifre si parla pochissimo, giornali e telegiornali le trattano senza particolare interesse e l’opinione pubblica le ignora in gran parte.


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