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Italia, Noemi, gossip e bugie

Autore: . Data: martedì, 26 maggio 2009Commenti (0)

In queste ore sembra inarrestabile il dilagare del pettegolezzo sulla natura della relazione tra il premier e la ragazza napoletana. Tutti a cercare risposte già note.

berlusconi6Dalle dieci domande de ‘la Repubblica’ al presidente del Consiglio alle nuove ‘news’ sull’ex fidanzatino di Noemi, passando per dichiarazioni, articoli di fondo sui principali giornali e l’imbarazzante censura delle televisioni l’Italia à definitivamente caduta nel modello ‘Uomini e donne’, ‘Chi’, ‘Novella 2000′.

Da mesi il governo Berlusconi sta colpendo il cuore della democrazia con un’azione demagogica e populista, cercando di smantellare il sistema parlamentare per sostituirlo con una specie di Stato-azienda del quale il premier vorrebbe essere l’amministratore unico.

La crisi avanza, il lavoro manca, sembra nulla funzioni, mentre i cittadini sono intrappolati nella ragnatela del Palazzo, che tutto controlla. Le truppe cammellate di Rai-invest bombardano il Paese con programmi demenziali: pomeriggi di vallette e chiacchiericcio per casalinghe, trasmissioni fotocopiate, telegiornali omissivi e lottizzati.

Al ‘comando’ in Italia c’è un partito senza politica, il Pdl, che secondo i sondaggi potrebbe raggiugere il 40 per cento dei consensi, guidato da un uomo nato cantante sulle navi da crociera e poi venditore porta a porta di scope elettriche. “Papi” è diventato costruttore e miliardario (padrone dell’informazione nazionale) grazie ad una fidejussione da 190 milioni della Banca Rasini.

Perchè l’avventura imprenditoriale è cominciata così, con la Banca Rasini nel 1961. Nel 1970 il padre del premier, Luigi, funzionario di quell’istituto di credito ratificò una ardita acquisizione e Rasini e soci comprarono la Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank. Nel Consiglio di ammnistrazione della Brittener Anstalt c’era gente di tutto rispetto: Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus.

La Banca Rasini il 15 febbraio 1983 fu al centro dell’inchiesta “Operazione San Valentino” e si scoprirono alcuni suoi correntisti di riguardo: Totò Riina e Bernardo Provenzano. Alla fine di indagini e processo il direttore Vecchione e parte dei vertici della banca furono condannati, perchè nei loro eleganti uffici riciclavano i soldi di mafia e criminalità organizzata.

E’ ovvio che non esiste rapporto tra l’Uomo di Arcore e l’attività ‘speciale’ della Rasini, ma è imbarazzante la capacità di Berlusconi di essere sempre ‘coinvolto’ in situazioni strane.

Da quel lontano 1961 infatti le ‘coincidenze sgradevoli’ sono state innumerevoli. Una condanna per falsa testimonianza nel 1990. La Corte d’appello di Venezia lo dichiara colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla lista P2. Nel settembre 1988, in un processo per diffamazione da lui intentato contro alcuni giornalisti, Berlusconi aveva dichiarato al giudice:”Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo che è di poco anteriore allo scandalo”. Per questa dichiarazione il futuro premier venne processato e giudicato colpevole, ma il reato fu considerato estinto per l’amnistia del 1989.

Berlusconi è stato anche accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della Guardia di finanza per ammorbidire i controlli fiscali su quattro delle sue società (Mondadori, Mediolanum, Videotime, Telepiù). In primo grado fu condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate, senza attenuanti generiche. In appello, la Corte concesse le attenuanti generiche: ma scattò la prescrizione per tre tangenti. Per la quarta (Telepiù), l’assoluzione fu concessa con formula dubitativa (comma 2 art. 530 cpp). La Cassazione, nell’ottobre 2001, confermò le condanne per i coimputati di Berlusconi (Berruti, Sciascia, Nanocchio e Capone) e assolse Berlusconi per non aver commesso il fatto, ma richiamando l’insufficienza di prove.

Poi c’è stato il processo per le tangenti a Craxi (All Iberian 1). Si trattò di 21 miliardi di finanziamenti illeciti all’ex segretario del Psi, (la più grande tangente politica fino ad ora scoperta), passati attraverso la società estera All Iberian: Il presidente del Consiglio fu condannato  in primo grado anche in questo caso a 2 anni e 4 mesi. In appello, a causa dei tempi lunghi del processo scattò la prescrizione del reato. La Cassazione confermò e tutto rimase nel vago.

Quindi l’All Iberian 2, nel quale fu indagato per la rete di 64 società e conti off shore del gruppo Fininvest (Fininvest Group B) che, secondo l’accusa, aveva finanziato operazioni “riservate”. La rete occulta della Finivest avrebbe spostato, tra il 1989 e il 1996, fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire. Fu chiamato a rispondere di falso in bilancio. Ma nel 2002 aveva cambiato la legge che riguardava quel reato, trasformandolo in un semplice illecito sanabile con una contravvenzione ed aveva anche ridotto i tempi di prescrizione (erano 7 anni, aumentabili fino a 15 e furono limitati a 4). Il giudice per le indagini preliminari nel febbraio 2003 chiuse l’inchiesta: non assolse Berlusconi e i suoi coimputati (il fratello Paolo, il cugino Giancarlo Foscale, Adriano Galliani, Fedele Confalonieri), ma li prosciolse perchè il tempo per il processo con la provvidenzale riduzione della prescizione era scaduto.

Poi ci sono un’altra serie di procedimenti: il caso Lentini, Mondadori, acquisto di terreni ed altre cose, nei quali la prescrzione dei reati è intervenuta non di rado.

Se il versante ‘giudiziario’ del presidente del Consiglio è corposo, quello politico non è da meno. Le infinite gaffes, le frasi pronunciate e poi smentite, le leggi cosiddette ‘ad personam’ ed infine una definita visione autoritaria del potere non ne fanno un protagonista della politica ‘rassicurante’ almeno er chi crede con decision nello stato di diritto e nelle libertà civili.

Eppure, nonostante tutto questo da anni continua ad ottenere consensi. Inutile sottolineare il suo strapotere mediatico, la realtiva autonomia della stampa italiana, la fitta rete di interessi che in Italia paralizza qualunque tentativo di rinnovare la politica. Berlusconi è comunque forte perchè ha a che fare con una opposizione incapace e senza troppe idee.

Oggi si chiede al premier di dire la ‘verità’ su Noemi, sulla famiglia della ragazza e su come l’ha conosciuta. In modo caustico ed intelligente Massimo D’Alema ha detto: “‘Non sono molto interessato alle sue  risposte perchè grossomodo si capisce…’.

Ed ha ragione il leader ‘in esilo’ del Pd. Perchè se la vicenda ‘napoletana’ del Cavaliere ha contorni grotteschi e surreali, è l’intero profilo del personaggio (fino a prova contraria innocente per ogni addebito che gli è stato mosso) ad essere in ogni caso inadatto al ruolo che ricopre. In nessun altro Paese del mondo, democatico si intende, un solo elettore lo avrebbe votato e nessun giornale gli avrebbe risparmiato non domande, ma inchieste e reportage.

Invece anche questo avviene in Italia, che ci si riduca a cercare nel volto di una giovanetta il senso della verità o della bugia. Che la stampa faccia domande per ottenere risposte, come se il Belpaese fosse un luogo nel quale non si mente per principio.

Se per smasherare il Watergate il Washington Post avesse chiesto a Nixon se davvero aveva spiato gli avversari cosa avrebbe risposto lo spione: “Si, l’ho fatto”?

L’intera vicenda Berlusconi-Noemi dovrebbe far riflettere sullo stato delle cose, su un Paese ridotto a cercare gossip per evitare di guardare in se stesso, impaurito dal pensare che il Parlamento francese, ad una settantina di anni di distanza, possa di nuovo definire il ‘Capo’ dell’Italia un “César de Carnaval”, un Cesare da Carnevale, come accadde quando a Palazzo Venezia, venti metri da casa di Berlsuconi in linea d’aria, c’era un signore che trascinò il mondo intero nella Seconda guerra mondiale, Benito Mussolini. Tra le festanti manifestazioni di giubilo di qualche decina di migliaia di pazzi. Sapranno i cittadini recuperare il senso della realtà?

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