In Italia aumenta la tubercolosi
La malattia è destinata a crescere ancora, perchè colpendo in prevalenza i migranti, con le nuove norme che puniscono i non regolarizzati sarà più difficile per i pazienti rivolgersi con fiducia alle strutture sanitarie.
Dal ’99 al 2006 i casi di tubercolosi registrati fra gli immigrati nel nostro Paese sono passati dal 22 per cento al 46,2. Un aumento che però non ha comportato una parallela ripresa della Tbc nella popolazione generale.
Dunque, “occorre rispondere ai bisogni di salute degli stranieri senza cedere alla paura dell’altro e allo spettro di malattie emergenti o riemergenti legate ai flussi migratori”. È quanto emerge dal Dossier ‘Medicina e migrazione’, realizzato dalla rivista ‘Africa e Mediterraneo e presentato a Roma all’ospedale San Gallicano.
In Africa, ricordano gli organizzatori dell’incontro, ogni 3 secondi un bimbo ‘under 5′ muore per malattie curabili. “Dobbiamo dire con forza che nel Continente africano si sta consumando un genocidio dimenticato – ha sottolineato Aldo Morrone, direttore generale Inmp, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti – Ho ancora negli occhi gli sguardi di donne, bambini e uomini sbarcati a Lampedusa. Il grido di dolore di queste persone che, per giorni a bordo di barconi in condizioni allucinanti, sono costrette dalle organizzazioni criminali a sopportare condizioni incredibili. Siamo pronti a dare un euro con gli sms a ogni dramma che ci commuova, ma anche a respingere queste persone, che vengono da noi senza poter portare nulla con sè”.
La soluzione, per Morrone, non sta nei respingimenti. “Dobbiamo essere in grado di accogliere davvero queste persone. A Lampedusa abbiamo un appuntamento con la storia, con il nostro passato di popolo di emigranti in America”.
Nel dossier si analizza il legame tra le tradizioni religiose e culturali degli immigrati, salute, alimentazione, associazioni nate nel nostro Paese. Si cerca di capire da cosa fuggono queste persone.
“Ricordando che, ad esempio, a Lampedusa arriva solo l’8 per cento degli immigrati che raggiungono il nostro Paese” ha proseguito Morrone. A questo arrivo in massa non si deve replicare tentando una improbabile chiusura. “Siamo già una società multietnica – ha detto- rispondiamo rilanciando il servizio pubblico, che deve essere aperto davvero 24 ore su 24, sul territorio. Apriamo i servizi sanitari anche oltre gli orari di servizio”.
Il professore ha anche una soluzione per reperire le risorse: “Si trovano riducendo le inappropriatezze nell Servizio sanitario nazionale e anche impiegando alcuni medici disoccupati”.
Insomma, immigrazione e povertà “possono essere anche una risorsa per il Nord del pianeta, perchè le persone migranti possono spingere la società verso il miglioramento. Occorre fare di più, studiare il fenomeno dell’immigrazione e fornire una risposta articolata. Per questo – ha concluso – sollecito una grande conferenza internazionale su questo tema, con Organizzazione mondiale della sanità e Nazioni Unite: perchè l’Italia da sola non può farcela”.


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