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Il governo chiederà la fiducia sulle leggi razziali

Autore: . Data: giovedì, 7 maggio 2009Commenti (0)

Il disegno di legge sulla sicurezza, che di fatto inserirà norme razziste nel nostro ordinamento, sarà varata giovedì prossimo. Ma senza dibattito, perchè anche nel centro destra c’è chi non condivide le misure e si correrebbe il rischio di franchi tiratori.

razzismo1Ieri il Consiglio dei ministri ha deciso di chiedere la fiducia e non solo sulla ‘sicurezza’, ma anche per intercettazioni. La Camera sarà per l’ennesima volta espropiata delle sue funzioni, ma la tenuta della maggioranza evidentemente era in pericolo.

L’ansia razzista della Lega dovra attendere una settimana tuttavia, perchè il voto è slittato alla prossima settimana, come stabilito dalla conferenza dei capigruppo della Camera. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ormai fuori controllo voleva una decisione immediata, arrivando a dire: “Se non si comincia domani (oggi, ndr) con il primo voto di fiducia” le norme slitteranno di una settimana e “saremo costretti a rilasciare altri 250 clandestini”. Le scadenze adesso sono chiare: martedì si discuterà della fiducia, mercoledì sarà votata e giovedì sarà il turno del ddl. Da quel giorno, a meno che non accada l’imprevedibile, l’Italia sarà a utti gli effetti un Paese con leggi di discriminazione razziale.

Ieri, intanto ha ratificato il trattato di Prum, che istituisce la banca dati nazionale del Dna e la cooperazione con le banche dati dei Paesi che hanno aderito al trattato. Il provvedimento prevede di prelevare in modo forzoso campioni di Dna non solo a cittadini indagati, ma anche a chi non lo è. Adesso sarà possibile violare il diritto civile dei cittadini alla riservatezza dei propri dati personali.

Un emendamento del Pd voleva escludere dal prelievo forzoso del Dna chi non è indagato o imputato e la votazione ha mostrato le crepe del centro destra perchè gli starti tra favorevoli e contrari è stato minimo.

Il testo prevede che il giudice, quando si procede per delitti non colposi puniti con almeno tre anni di carcere, possa disporre il prelievo forzoso di materiale biologico di indagati e non indagati.

L’opposizione ha sostenuto il carattere lesivo dei diritti della persona, mentre per il governo Mantovano, ha detto che senza  del Dna “si farebbero correre seri rischi agli accertamenti compiuti dalla magistratura inquirente”. Il garantismo del regime è a singhiozzo, vale solo in alcuni casi. Infatti in caso di reati fiscali, societari e bancari il prelievo non è previsto.

Oltre al reato di ‘immigrazione clandestina’, le ronde e numerose altre misure discriminatorie c’è anche una norma stupida ed ofdiosa. Un sindaco potrà negare la residenza a chi non abita in case con standard igienico-sanitari adeguati, un modo per discriminare non solo i cittadini stranieri, ma chi è semplicemente povero.

Il solito Maroni, fiero della sua ‘trovata’ ha commentato: “Abbiamo introdotto la possibilità per i sindaci di decidere se iscrivere o no nei registri di residenza del Comune chi ne fa richiesta verificando se ci sono le condizioni igienico-sanitarie per vivere in quella casa. Oggi chiunque può chiedere la residenza anche se abita in una grotta e ciò ha consentito il formarsi di situazioni di degrado come i campi abusivi”. Presto un senza casa non potrà avere la residenza, perdendo anche la possibilità di usufruire di aiuti per i quali è necessario possedere un indirizzo.

Nel frattempo contro la legge razzista sono scese in campo le opposizioni e numerose associazioni nazionali ed internazionali.

Il segretario del Pd, Dario Franceschini, ha detto: “Non è moralmente accettabile che si strumentalizzi la paura per tornare, settant’anni dopo, alle leggi razziali nel nostro Paese. Ci sono dei momenti in cui anche un moderato, un riformista deve alzare la voce e smetterla di dire o non dire a seconda del consenso. E quindi va ricordato che c’è stato un momento nella storia in cui i bambini venivano cacciati da scuola per la loro religione e non dobbiamo permettere che accada mai più”.

Il segretario del Pd. Franceschini ha messo in evidenza il rischio che alcune norme stralciate, come i medici e i presidi-spia, “escano dalla porta per rientrare dalla finestra”, così come si sta facendo per le ronde.

Per Franceschini si tratta di una serie di norme e in primis quella sul reato di clandestinità che rappresentano “la declinazione più brutta della destra”. “A volte – ha aggiunto – bisogna dire le cose come vanno dette. Ci dicono che facciamo un’opposizione troppo dura? Ci sono momenti in cui anche un riformista deve essere duro”.

Quella del ddl sicurezza, ha sottolineato Franceschini, parlando con diverse associazioni che hanno denunciato il pericolo del provvedimento, da Migrantes alla comunità di Sant’Egidio, dall’Arci, ai sindacati, deve essere una occasione per “provare a svegliare le coscienze che rischiano l’assuefazione” e questo “non è corretto, è sbagliato”.

il leader di Idv, Antonio Di Pietro, ha dichiarato: “Per l’ennesima volta il governo chiede la fiducia sui ddl. La maggioranza si vergogna a votare quelle norme e il governo si nasconde dietro la fiducia. È un vergognoso tentativo di regime – ha aggiunto – quello che il governo sta portando avanti. A colpi di fiducia fa passare delle leggi ignobili sul piano dello Stato di diritto e della funzionalità. Non ha senso la fiducia sul decreto intercettazioni e sulla sicurezza quando non è stato messo un solo euro per far funzionare le strutture. È solo fumo per coprire il fallimento di una politica governativa”.

L’Associazione nazionale partigiani (Anpi) ha chiesto al Governo e al Parlamento di eliminare le norme che nel disegno di legge sulla sicurezza “configurano il reato di clandestinità, il prolungamento fino a sei mesi della detenzione di cittadini stranieri nei Centri di identificazione ed espulsione e la possibilità di istituire i ‘volontari della sicurezzà, cioè le ronde”.

L’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Roma è tornato a chiedere con forza che nel Ddl sulla sicurezza in discussione alla Camera dei Deputati sia introdotto uno specifico emendamento per “esentare esplicitamente tutti gli operatori sanitari e, in particolare, i medici, dall’obbligo o anche dalla semplice facoltà di denunciare pazienti che risultino immigrati irregolari nel nostro Paese”. «

In una nota i medici hanno specificato: “In considerazione anche della possibilità che venga ripresentato l’obbligo di denuncia in una legge ad hoc l’Ordine ribadisce che tale norma avrebbe effetti negativi per quanto concerne la salute dell’intera collettività e non solo quella degli immigrati clandestini. Si rischia concretamente la diffusione di pericolose epidemie tramite persone che eviterebbero di farsi curare per paura di essere denunciate; diffusione favorita dalla promiscuità e dalle precarie condizioni igienico-sanitarie nelle quali spesso esse vivono. A tale proposito martedì prossimo il Consiglio Direttivo dell’Ordine di Roma – il più numeroso d’Italia con oltre 40mila iscritti – si riunirà per discutere e deliberare tutte le iniziative necessarie per evitare che norme di legge incongrue e pericolose possano determinare problemi sia per i cittadini che per i medici”.

Anche numerose associazioni sono contrarie. Per impedire l’attuazione del disegno di legge sulla sicurezza occorrono “proposte concrete, come ad esempio una legge di iniziativa popolare” ha affermato il presidente dell’Arci, Paolo Beni, durante un incontro a Roma tra le organizzazioni che aderiscono alla campagna contro il razzismo “Non aver paura” ed alla quel aderiscono Acli, Antigone, Unhcr, Sant’Egidio, Caritas, Save the Children.

Piero Soldini, responsabile nazionale dell’immigrazione per la Cgil, ha sostenuto che se il ddl verrà approvato “bisognerà fare il possibile per ridurre il danno, anche aprendo un contenzioso sulla Costituzione, e tenere aperta l’ipotesi di un’iniziativa referendaria”.

Giuseppe Casucci, responsabile nazionale Immigrazione della Uil si è chiesto come mai “non ci sia stata una reazione a livello di società civile verso delle norme gravi contro i diritti alla persona: si sta costruendo una legislazione di serie B per gli immigrati”.

Il responsabile nazionale dell’Immigrazione della Cisl, Oberdan Ciucci ha affermato che il problema del razzismo non coinvolge tutta la società italiana pertanto “lo si può ancora distruggere”.

i sindacati di polizia Siulp, Siap-Anfp, Silp-Cgil, Ugl ps, Consap e Coisp hanno dichiarato che “il Governo volta le spalle agli uomini e alle donne in divisa” e proclamato la “mobilitazione generale contro la fallimentare politica del governo sulla sicurezza”. I sondacati dei poliziotti nei prossimi giorni organizzeranno iniziative di protesta.

I sindacalisti hanno ricordato che “nel corso di un’audizione alla presidenza del Consiglio, il governo ha illustrato la sua politica dicendo che prima ci sarebbero stati i tagli e poi gli investimenti. I tagli li abbiamo visti e tutti gli uffici di polizia sono in crisi e non possono più far fronte alle emergenze quotidiane. Gli investimenti invece no: denunciamo anzi ad oggi la pressochè totale assenza di fondi per il rinnovo contrattuale degli operatori della sicurezza, per la retribuzione delle indennità, per il riconoscimento della specificità e per il riordino delle carriere. Denunciamo – hanno proseguito – i tagli dell’85 per cento sulle spese per l’armamento della polizia di Stato, del 56 sulle spese per l’ordine pubblico, del 20 sulle spese di riscaldamento degli uffici. Denunciamo tagli per 16 milioni di euro sullo straordinario dei poliziotti”.

Infine alcune tra le maggiori organizzazioni internazionali, Amnesty International Italia , Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) , Cir (Consiglio italiano per i rifugiati), Msf (Medici senza frontiere), Save the Children e Simm (Società italiana di medicina delle migrazioni) hanno reso noto in un comunicato: “Rivolgiamo un forte appello ai deputati di tutti gli schieramenti affinchè chiedano lo stralcio dell’articolo 21 dal disegno di legge, ovvero, esprimano voto negativo sugli articoli rilevanti, se posti in votazione”.

“Alla vigilia del voto in aula alla Camera dell’ultima parte del cosiddetto ‘pacchetto sicurezzà – hanno proseguito le associazioni – le organizzazioni di tutela dei diritti esprimono profonda preoccupazione per le barriere all’esercizio di alcuni diritti fondamentali da parte dei migranti, che sorgerebbero con l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale previsto dell’articolo 21 del disegno di legge in discussione. Stabilire che fare ingresso o risiedere irregolarmente in Italia equivale a violare la legge penale significa infatti rendere obbligatoria la denuncia del migrante che si trovi in tale situazione da parte di ogni pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che ne venga a conoscenza. Le organizzazioni firmatarie sono fortemente preoccupate dal fatto che i migranti, per timore di essere denunciati con conseguenze di rilievo penale, sarebbero indotti a sottrarsi al contatto con tutti gli incaricati di pubblico servizio, in qualunque ambito, innescando un’allarmante situazione di compromissione dei diritti fondamentali. Il timore di avvicinarsi a ogni tipo di servizio pubblico escluderebbe dall’accesso all’assistenza e ai diritti soprattutto le fasce più deboli della popolazione migrante, quali le vittime di tratta, i minori e le altre persone vulnerabili. Ne sarebbero probabilmente anche colpiti coloro che hanno una situazione di soggiorno regolare ma precaria”.

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