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Freedom House: l’italia è “parzialmente libera”

Autore: . Data: venerdì, 1 maggio 2009Commenti (0)

La classifica annuale dell’istituto di ricerca americano, reso noto oggi, retrocede il nostro Paese, unico tra tutti quelli  europei a subire la condanna. Berlusconi tra i motivi.

free_pressNel rapporto di Freedom House, un organismo statunitense fodato Eleanor Roosevelt, moglie del presidente del New Deal, Wendell Wilkie, George Field, Dorothy Thompson, Herbert Bayard Swope nel 1941, l’Italia è stata retrocessa nella categoria dei paesi ‘parzialmente liberi’.

I dati analizzati riguardano il 2008 e tra le cause della retrocessione ci sono la presenza del governo Berlusconi, l’aumento di azioni legali contro i giornalisti e le minacce del crimine organizzato.

Il lavoro del gruppo di ricerca dell’isituto è prevalentemente finanziato con fondi governativi Usa, mentre Freedom ha House uffici in tutto il mondo e mpm mantiene nessun rapporto sia col  partito Democratico che con quello Repubblicano. E’ un ente indipendente a tutti gli effetti.

L’Italia passa dalla categoria dei ‘Paesi liberi’ a quella dei Paesi dove la libertà è ‘parziale’ e la situazione è stata valutata in peggioramento “per l’aumento del ricorso ai tribunali e alle denunce per diffamazione per limitare la libertà di espressione e anche per l’aumento di intimidazioni fisiche ed extralegali da parte sia del crimine organizzato, sia di gruppi di estrema destra”, secondo Karin Karlekar, ricercatore senior e direttore dell’equipe che realizza lo studio ‘Freedom of the Press’.

ll rapporto cita poi “preoccupazioni” per la proprietà dei mezzi d’informazione e afferma che “il ritorno al ruolo di premier del magnate Silvio Berlusconi ha risvegliato i timori sulla concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida”.

Con il nostro Paese sono ‘puniti’ Israele, Taiwan e Hong Kong. Arch Puddington, vice presidente di Freedom House incaricato della ricerca, ha aggiunto: “Un declino che dimostra come anche democrazie consolidate e con media tradizionalmente aperti non sono immuni da restrizioni alla libertà”.

Mentre la libertà di informazione è considerata totale in Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Svezia, prime nel modo a testimoniare la straordinaria civiltà democratica delle regioni scandinave e del Nord Europa, la Corea del nord, il Turkmenistan, la Birmania, la Libia, l’Eritrea e Cuba sono i “peggiori” Paesi.

Da un punteggio che va da 0 a 100, il nostro Paese ottiene 32 punti, la votazione più bassa del Vecchio Continente. Karin Karlekar, coordinatrice esecutiva della rilevazione ha spiegato che il “problema principale dell’Italia” è il governo Berlusconi perchè “il suo ritorno nel 2008 al posto di premier ha risvegliato i timori sulla concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida”.

Non si tratta di una valutazione isolata, perchè quasi tutti gli osservatori internazionali trovano il caso italiano una “anomalia”. A peggiorare il quadro anche l’alto numero di querele per diffamazione contro i giornalisti e la crescita delle minacce del crimine organizzato contro la stampa.

Il Committee to protect journalists (Cpj), un’altra organizzazione indipendente americana, nel suo rapporto “Attacks on the press”, ha denunciato che la maggior parte dei governi non sopporta i giornalisti liberi e fa di tutto per metterli a tacere.

Nello specifico di internet i più duri contro i blogger sono risultati: Birmania, Iran, Siria, Cuba, Arabia Saudita, Vietnam, Tunisia, Cina e Turkmenistan. Joel Simon, direttore esectivo di Cpj ha detto: “I bloggers sono l’avanguardia della rivoluzione dell’informazione e il loro numero cresce costantemente, ma i governi stanno imparando rapidamente ed allora mettono in atto censure e filtri su internet per combattere il fenomeno, anche restringendo l’accesso alla rete”.

Sull’argomento internet, di recente in Italia, da parte di esponenti del centro-destra sono state proposte misure restrittive e di controllo che prendendo a pretesto la lotta contro la pedopornografia in realtà coinvolgono la totalità dell’attività sul web. Ed anche su questo sarà necessario vigilare, per non rischiare anche la denuncia di Cpj tra qualche tempo.

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