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Francia: in tribunale calciatore razzista

Autore: . Data: mercoledì, 6 maggio 2009Commenti (0)

Oltre le Alpi è possibile quello che in Italia sarebbe impensabile: processare un giocatore di calcio per le offese rivolte ad un collega nero.

razzismoIl tribunale di Belley, vicino a Lione (Francia centro-orientale), si pronuncerà il 2 giugno sull’accusa di offese razziste che Maxence Cavalcante, 23 anni, giocatore del Lagnieu (dilettanti), avrebbe rivolto a Makam Traore, 32 anni, capitano del Rossillon, durante una partita il 25 gennaio scorso.

Cavalcante, che rischia fino a 6 mesi con la condizionale, è il primo calciatore a comparire davanti a un tribunale con questa accusa. Urlò all’avversario: “Ve ne abbiamo fatte cinque, sporco negro!” per concludere “Lurida scimmia!”.

Ieri il procuratore ha chiesto per lui la condanna a 140 ore di lavori socialmente utili presso il memoriale di Izieu, che ricorda la deportazione dei bambini ebrei francesi nei campi nazisti.

Traorè, originario del Senegal, di nazionalità francese, è sposato e padre di due bambini, aveva subito tutti quegli insulti dopo aver protestato con l’arbitro per un fallo subito.

Qualcuno dal pubblico aveva gridato: “Stai zitto, sporco negro!”. Ma non è stato individuato. L’arbitro, che è stato chiamato a testimoniare, annotò sul taccuino quel che era successo in campo e sospese la partita, vinta a tavolino dal Rossillon.

Per il Lagnieu 4 punti di penalizzazione in classifica. Makam Traorè rimase impietrito. In preda a una crisi di nervi, scoppiò in lacrime appoggiato alla grata di recinzione del campo. Decise di sporgere denuncia, e dopo un mese i due si ritrovarono faccia a faccia in commissariato.

Cavalcante ammise gli insulti, ma poi ritrattò dopo un incontro col suo avvocato: “L’ha costretto la Gendarmerie”, sostenne il legale. Secondo la stampa francese, il caso Traorè è la punta di un iceberg che emerge. Il suo orgoglio è ferito più di quello dei professionisti che subiscono i cori razzisti nel campionato di ‘Ligue 1′.

“Sono distrutto”, ha detto il calciatore. “Nella mia carta d’identità vorrei che scrivessero ‘Negro Traore, al posto di Makam Traore. Se rimango in Francia è per mia moglie e i miei figli. Ed è per loro che mi sono rivolto alla giustizia, non vorrei mai succedesse loro quello che mi è successo”.

La Francia del calcio attende un altro processo, quello contro un tifoso del Le Havre colpevole di aver insultato a febbraio il difensore del Lione (ex Bologna, Genoa, Modena Chievo e Cremonese) John Mensah. In quel caso la giustizia sportiva aveva archiviato il caso senza prendere provvedimenti.

Per quanto in Francia il problema del razzismo negli stadi e fuori sia un problema, almeno si tenta di punire i responsabili. In Italia?

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