Fini di ‘sinistra’ o Fassino e Rutelli di ‘destra’?
La questione migranti continua ad impegnare il mondo politico, ma non coinvolge i cittadini, ormai in larga misura ‘educati’ al razzismo.
Il quadro che emerge dopo le prime deportazioni messe in atto dal ministro Maroni e dal governo è sconcertante. Come il dibattito sulle tesi del presidente del Consiglio che non vuole un Paese ‘multietnico’.
Ieri i media hanno dato risalto alle dichiarazioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che aveva dichiarato: “Fermo restando che respingere l’immigrato clandestino non viola il diritto internazionale, va ricordato anche che noi abbiamo come tutti gli altri il dovere di verificare se tra quelli che vengono respinti ci siano persone che hanno il diritto di richiedere asilo”.
Per Fini il tema dei respingimenti e dell’immigrazione “è cosi delicato da non poter essere affrontato in maniera superficiale o, peggio ancora, propagandista. Un conto – ha puntualizzato – è l’immigrato clandestino, mentre un altro conto è chi gode della possibilità di chiedere asilo. Si tratta di due posizioni che non possono essere trattate allo stesso modo” .
L’ex segretario di An, oggi socio ‘scomodo’ del Cavaliere nel Pdl, si è quindi riferito ad alcune prese di posizione “intellettualmente oneste” sul tema, spiegando di “non voler polemizzare”. “Non si può dire – ha spiegato – che respingere l’immigrato che voglia entrare clandestinamente violi il diritto internazionale. Il diritto internazionale prevede il respingimento, e ovviamente, e giustamente prevede che venga verificata la sussistenza dei requisiti per chiedere asilo prima di riaccompagnare ai Paesi da cui si proviene. Questo rende complicata la vicenda: poichè è noto in alcuni Paesi non vengono rispettati i diritti dell’uomo e alcuni immigrati sfuggono da guerre e da carestie”
Le parole dell’esponente di centro destra sono ragionevoli, corrette, ma non rappresentano una svolta ‘a sinistra’ del presidente della Camera: sono il punto di vista ‘ovvio’ di una persona di buon senso che comprende le regole della democrazia.
Cosa avrebbe detto un ‘progressista’? Di certo che il respingimento è un gesto violento, messo in atto in modo illeggittimo nei confronti di uomini, donne e bambini che sono costretti a fuggire da guerra, miseria e povertà . Tra queste persone alcuni scappano perchè sono perseguitati politici e per questo motivo possono godere di asilo, ma gli ‘altri’ sono esseri umani in fuga da luoghi nei quali il rischio di morire di fame è elevatissimo.
Nel campo dell’energia, per fare solo un esempio, gli Stati Uniti, con poco più del 4 per cento della popolazione mondiale, utilizzano il 24 per cento di tutta l’energia prodotta. Mentre l’India, con il 16 per cento della popolazione mondiale, utilizza solo il 2 per cento dell’energia che si produce. Gli uomini che vivono nel Sud del mondo sono l’80 per cento della popolazione mondiale, ma utilizzano solo il 20 per cento delle risorse del pianeta, pur non essendo poveri di risorse. Il problema è che la maggior parte di queste risorse è utilizzata dai Paesi più ricchi ed industrializzati.
Insomma, Fini è un conservatore, certo ‘democratico’, a differenza dei suoi colleghi di schieramento. Perchè questo è Il dato srammatico: in Italia l’area conservatrice è più vicina alle posizioni della destra razzista e xenofoba che a quelle liberali espresse dall’ex leader di An.
Nel cento sinistra, invece si notano dei veri e prorpri scavalcamenti di campo. Ieri Francesco Rutelli, del Pd, ha dichiarato che si deve “respingere senza ipocrisie l’immigrazione clandestina” e invitando il suo partito al “vero riformismo” ha aggiunto: “Usciamo, finalmente, dal pendolo incessante che una volta va sull’accoglienza (quando vediamo una barca di disperati che annegano nel Canale di Sicilia) e la successiva sulla paura e l’intolleranza (quando degli stranieri si rendono colpevoli di gravi delitti). Dobbiamo comportarci come un grande Paese. Respingere senza ipocrisie l’immigrazione clandestina, organizzare senza paura e con costanza l’integrazione”.
Prima di lui Piero Fassino, anche lui del Pd, aveva dichiarato: “So anch’io che su quei barconi ci sono donÂne e uomini che hanno diritto all’asilo, perché vittime di repressioni e persecuzioni. Anche se, non siamo ipocriti, sappiamo bene che invocare immediatamente il diritto di asilo anche quando non se ne ha titolo è un mezzo cui ricorrono molÂti clandestini. In ogni caso, il problema c’è. Sono il primo ad auspicare che chi ne ha diritto sia tutelato, e c’è un mezzo per farlo: distinguere alÂl’origine chi ha diritto all’asilo e chi è un migranÂte clandestino”.
Le campagne della Lega e della destra contro gli stranieri hanno centrato l’obiettivo ed oggi il Pd è alla ricerca di consenso, tra poco si vota, anche a costo di ‘tradire’ i prncipi ideali sui quali è nato. ualcuni ricorda ancora Veltroni e la ‘sua Africa’? Nel caso di Fassino, poi, la sua non conoscenza dei fatti è ancor più preoccupante.
Ha detto l’esponente del Pd: “Per questo avanzo una proposta, di cui ho parlato con l’Alto commissario Onu per i rifugiati, il mio vecchio amico Guterres. Chiediamo al governo di aprire uffici in Libia e negli altri Paesi in cui lo si ritenga utile, a cui si possa rivolgere chiunque voglia chiedere asilo. E le commissioni ministeriali che devono valutaÂre la concessione si rechino periodicamente sul posto per decidere chi ha diritto e chi no e garanÂtire che chi dev’essere accolto come ‘asilante’ abbia subito il visto dai nostri consolati”.
Chiunque conosca la situazione nei Paesi dai quali si fugge (Somalia, Eritrea, Iraq, Afghanistan, Sudan, Palestina, ecc) rimane stupefatto, perchè supporre che in mezzo ai combattimenti qualcuno vada in un ufficio a ‘pre-chiedere’ asilo politico è surreale. Forse Fassino si riferiva a Libia, Tunisia, Turchia, i Paesi dai quali partono i barconi? Anchè lì appare del tutto improbabile realizzare un’idea del genere, ma forse i politico ‘democratico’ quando li ha visitati, se lo ha fatto, è stato in qualche albergo a cinque stelle e non nei campi profughi. Insomma, Fassino ha detto una cosa senza senso, demagogica e superficiale.
Il nodo del problema, poi, è ancora un altro. E’ nell’idea di società che si vuol costruire. I problemi derivanti dall’immigrazione sono prevalentemente legati alla insesistente rete di accoglienza e di integrazione pubblica in Italia. Chi arriva dall’estero non trova strutture pubbliche di sostegno, informazione, supporto. Questo induce la ‘semiclandestinità ’ dei migranti, il lavoro nero, lo sfruttamento, il traffico dei permessi di soggiorno ed il rischio di cadere nella rete del crimine.
Rutelli e Fassino distinguono i profughi per guerra da quelli per fame e così facendo negano il diritto individuale ad una vita dignitosa. Fini, uomo di destra, almeno riflette: “È una società multietnica? Non lo so -ha suggerito – certamente è una società diversa rispetto a quella che abbiamo fin qui conosciuto ed è una sfida che non può essere affrontata soltanto con riferimento alle polemiche quotidiane”. Se i temi della sicurezza e della legalità , restano molto sentiti dall’opinione pubblica essenziale, per garantirli “bisogna guardare oltre quello che è il contingente. Non è -ha rilevato Fini- solo un problema di respingimenti ed espulsioni. È un problema molto più complicato che non riguarda solo l’Italia ma buona parte delle società europee. Come comunità internazionale -ha concluso- se vogliamo guidare un percorso come quello in atto delle migrazioni bibliche, dobbiamo evitare che aumenti lo squilibrio tra zone ricche e zone povere del pianeta”.
Insomma, appare chiara la confusione a sinistra, tanto da far dire con ironia a Grazia Francescato esponente dei Verdi e nelle liste di ‘Sinistra e Libertà : “Il fatto che sulle deportazioni dei migranti in Libia il Presidente della Camera Gianfranco Fini, la cui storia politica è nota a tutti sia più a sinistra di esponenti del Pd come Fassino e Rutelli è un vero e proprio paradosso e la dice lunga su quale confusione regni all’interno del Partito Democratico su questioni fondamentali come l’immigrazione e l’accoglienza”.
In questo scenario è evidente che i cittadini non abbiano più punti di riferimento. Oggi dopo una lunga campagna segregazionista voluta dalla Lega e condivisa da tutto il centro-destra gli italiani sono poco interessati a comprendere il fenomeno nel suo complesso e comunque contrari agli ‘stranieri’. E chi li ‘caccia’ prende i voti, questo interessa interessa ai partiti, non certo l’esistenza di non ha più nulla da chiedere alla vita.


Lascia un commento