Draghi: disoccupazione al 10 per cento
Il governatore della Banca d’Italia ha lanciato l’allarme sulla situazione economica del Paese e Berlusconi definisce il discorso “ottimista”.
Contro una crisi che rischia di deteriorare ulteriormente il mercato del lavoro, non servono rivoluzioni, ma una riforma organica e rigorosa degli ammortizzatori sociali esistenti, che renda più universali i trattamenti.
Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, spiegando che il nuovo sistema può essere ridisegnato attorno ai due tradizionali strumenti: cassa integrazione e indennità di disoccupazione.
Questi, secondo Draghi, andrebbero affiancati da una misura di sostegno al reddito per i casi non coperti, come ovunque in Europa e come prevede il Libro Bianco del governo; mentre per i bassi salari potrebbe essere studiato un credito d’imposta.
“La crisi ha reso più evidenti manchevolezze di lunga data nel nostro sistema di protezione sociale” ha rilevato Draghi, ricordando che questo rimane “frammentato” e che “lavoratori altrimenti identici ricevono trattamenti diversi solo perchè operano in un’impresa artigiana, invece che in una più grande”: così 1,6 milioni di dipendenti non hanno diritto a sostegni in caso di licenziamento e che l’8 per cento di quanti hanno diritto a un’indennità nel settore privato, riceveranno meno di 500 euro al mese.
Draghi ha reclamato “un buon sistema di ammortizzatori sociali per chi cerca un nuovo lavoro, finanziariamente in equilibrio nell’arco del ciclo economico”, perchè così si attenua la preoccupazione dei lavoratori, si sostengono i i consumi, si accresce la mobilità tra imprese, si favorisce la riallocazione delle competenze individuali verso gli impieghi più produttivi.
“Un sostegno definito, non discrezionale, condizionato alla ricerca di attiva di un’occupazione” ha chiesto il governatore, giudicando ineludibile un rafforzamento dei meccanismi di verifica in proposito.
I lavoratori in cassa integrazione e quanti cercano un lavoro “sono già oggi l’8,5 per cento della forza lavoro, una quota che potrebbe salire oltre il 10″, con un’ulteriore calo del reddito disponibile delle famiglie e dei loro consumi, ha avvertito Draghi, ricordando che la Cig ordinaria, che già si è portata sui livelli massimi dalla recessione del ’92-’93, ha una copertura potenziale limitata.
Quanto alle pensioni Draghi ha promosso i fondi pensione, ma anche chiesta qualche correzione, favorendo la diffusione di prodotti che riducano la rischiosità del portafoglio all’ avvicinarsi del momento del pensionamento e titoli che consentano di gestire meglio i rischi su lunghi periodi di tempo.
Il governatore ha spiegato che per averle adeguate basta un graduale aumento dell’età effettiva di pensionamento: “Un più alto tasso di attività nella fascia da 55 a 65 anni innalzerà sia il reddito disponibile delle famiglie sia il potenziamento produttivo dell’economia”.
Il presidente del Consiglio, che fino ad oggi ha guidato il governo europeo che meno ha investito per combattere le ricadute sociali della crisi, ha commentato: “L’appello di Draghi sulle riforme? Siamo qui a lavorare per questo e abbiamo tutta l’intenzione di fare ciò che è necessario nei tempi più brevi possibile”. Poi Berlsuconi ha soprendentemente definito la relazione del governatore “positiva e attenta all’ottimismo” anche se ha subito precisato “non ho visto niente”, insomma non la conosceva. Forse proprio per questo motivo ha aggiunto: “È una relazione che addirittura qualcuno mi ha detto molto berlusconiana. Non so se sia così, la devo vedere. Non si può parlare di cose che non si conoscono”.
Il leader del Pd ‘in esilio’, Massimo D’Alema, ha come d’abitudine epresso un caustico parere sulle parole del Cavaliere: “Il presidente del Consiglio ha continuato irresponsabilmente a dire che la crisi non c’era, che la crisi riguardava tutto il mondo ma non l’Italia perchè c’era lui che faceva da santo protettore, invece non era vero:
D’Alema ha insistito: “Non era vero naturalmente, come purtroppo accade spesso al presidente del Consiglio di dire in tutti i campi delle cose che non sono vere. Anzi, mentre la caduta della ricchezza in Europa, del Pil, è del 4 per cento, da noi è del 5. Da ciò sembrerebbe che da noi la crisi è persino peggiore rispetto a quella che c’è nel resto del vecchio continente”.
Per l’ex presidente del Consiglio il problema disoccupazione e della povertà “incombe su tantissimi italiani e il governo non fa nulla, assolutamente nulla. Non ha preso alcuna misura, non ha fatto nulla per sostenere i redditi dei cittadini più poveri. L’unica cosa che è stata fatta la si deve alle Regioni perchè i fondi per gli ammortizzatori sociali sono in buona parte fondi regionali”.


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