Coltivazioni italiane di droga
Mentre il governo è impegnato con migranti e ronde il crimine organizzato ha trovato nuove forme di profitto.
Le mafie hanno cominciato a produrre in proprio la droga e questo perchè “la coltivazione diretta garantisce guadagni maggiori e meno rischi per il trasporto”. È l’allarme che emerge dalla relazione della Direzione centrale dei servizi antidroga (Dcsa).
Nella Valle dello Jato, vicino a Palermo, si ricorda nella relazione, “è stata trovata la più grande piantagione di hashish e marjiuana mai vista in Italia, oltre un milione e 400mila piante che la forze di polizia hanno sequestrato”.
La produzione di cannabis sta diventando l’oro verde del capitalismo criminale. Calabria, Sicilia e Puglia, dice la Relazione, sono le regioni in cui proliferano le piantagioni di canapa indiana, il Sud è la zona scelta dai trafficanti anche per ragioni climatiche.
Dietro c’è la longa manus di Cosa Nostra. Ed è la ‘Ndrangheta “una delle grandi holding della droga”, si legge nella relazione del Viminale, specializzata nel commercio della cocaina, ha contatti con mezzo mondo, “è l’organizzazione che negli ultimi venti anni ha fatto diventare l’Italia il centro strategico del mercato globale della coca, instaurando contatti diretti con i narcos della Colombia e detenendo il monopolio del traffico in Europa”.
Ma le organizzazioni criminali sono transnazionali e pronte a formare alleanze anche per un solo affare, una sorta di criminal agreement in funzione della convenienza economica. Nasce così il sistema delle “puntate”, un modo per raccogliere ingenti capitali con la partecipazione di più cartelli, che fanno capo a una o più organizzazioni, per acquistare grosse partite a prezzi sempre più vantaggiosi, in modo da immettere sul mercato droga per tutte le tasche.


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