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Berlusconi-Mills e la cecità dei cittadini

Autore: . Data: giovedì, 21 maggio 2009Commenti (0)

Gli italiani non sembrano turbati per la sentenza di Milano, le televisioni hanno già messo la notizia in secondo piano e tutto sembra normale.

silvio-berlusconiIl premier è stato coinvolto in un’affare di corruzione, soldi, operazioni finanziarie internazionali e solo grazie ad una legge che impedisce alla magistratura di processarlo (sitiuazione unica al mondo) non è stato giudicato anche lui.

L’intera vicenda, tuttavia, nasce da un fatto incontrovertibile. Si tratta di una lettera che il ‘colpevole’, l’avvocato inglese David Mills, scrisse al suo commercialista per sapere cosa fare dei soldi presi da “Mr B”. La somma alla quale si fa riferimento nella prima parte della lettera, secondo l’accusa, rientrava in una complicata vicenda di tangenti e fu sborsata dagli uomini Fininvest per evitare che Mills rivelasse ai magistrati come il leader di Forza Italia avesse bonificato nel 1991 in Svizzera 21 miliardi di lire a Bettino Craxi e come avesse violato le leggi anti-trust italiane e spagnole controllando attraverso prestanome la maggioranza della vecchia Telepiù e di Telecinco e come centinaia di milioni di dollari fossero stati sottratti dai bilanci del gruppo per finire sui conti personali della famiglia Berlusconi.

Mills all’una di notte del 18 luglio del 2004 confermò ai pm il contenuto della lettera e l’esistenza di “Mr B”, ovvero Carlo Bernasconi, uno dei principali collaboratori del premier. Poi però, quando si rese conto di rischiare il carcere in Italia ritrattò. In modo fantasioso, perchè indicò un altro suo cliente: l’armatore di Salerno Diego Attanasio. Peccato che il nuovo ‘benefattore’, diventato di colpo “Mr A” in tribunale disse in modo perentorio: “Mai dati o prestati 600 mila dollari a Mills” e mai sono state trovate prove che mentisse.

Ecco alcuni passaggi della lettera:

“Caro Bob, (il commercialista Bob Drennan, ndr) in breve, i fatti rilevanti sono questi. Nel 1996 mi ritrovai con un dividendo proveniente dalle società del signor B. di circa 1,5 milioni di sterline, al netto di tutte le imposte e le tasse. Era stata una mia iniziativa personale: avevo corso il rischio e tenuto fuori tutti i miei soci. Saggiamente o meno, informai i miei soci di quello che avevo fatto e, dal momento che c’era stato un guadagno inatteso, proposi di dare ad ognuno di loro (credo) circa 50.000 o 100.000 sterline , cosa che pensavo fosse un gesto piuttosto generoso”.

Per Mills cominciano guai coi colleghi per quei soldi, fino a che lasciò lo studio e si mise a lavorare in proprio. Intanto erano state avviate indagini e lui scrisse ancora: “…era evidente che i processi sarebbero proseguiti, ci sarebbero stati avvocati da pagare e ci sarebbe sempre stato il rischio di essere accusato di qualcosa, che è proprio quello che sta per succedere ora, in seguito all’ultima indagine della quale sei al corrente. Io mi sono tenuto in stresso contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione. Erano consapevoli, in particolare, di come i miei soci si fossero intascati la maggior parte del dividendo; sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr. B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo. All’incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi, che avrei dovuto considerare come un prestito a lungo termine od un regalo: 600.000 dollari furono messi in un hedge fund e mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione, se ne avessi avuto bisogno (i soldi furono collocati nel fondo perché la persona collegata all’organizzazione di B. era qualcuno con il quale avevo discusso in molte occasioni di questo fondo, e si trattava di un modo indiretto per rendere disponibile la somma). Per ovvie ragioni (io in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa ma la mia testimonianza era già stata resa) era necessario che tutto fosse fatto con discrezione. E questa era una strada indiretta per raggiungere lo scopo”.

La macchinazione delle ‘toghe rosse’ alla luce della lettera non sembra così certa. Comunque è vero: si stratta del primo grado di giudizio, la sentenza definitiva è lontana. Tanto che il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto ha detto: “Quando alcuni esponenti di spicco del Pd furono indagati in varie regioni d’Italia, noi quella tigre non la cavalcammo. Allora ci furono accenti garantisti nel Pd che vengono messi da parte quando nel mirino non ci sono più loro ma Silvio Berlusconi”.

Però, perchè se un rumeno innocente viene arrestato per uno stupro che non ha commesso, dopo un’ora di detenzione diventa per giornali e politici un ‘mostro’, si invocano leggi ‘speciali’ e rimane in prima pagina per giorni? Perchè la terza carica dello Stato in Inghilterra, lo Speaker dei Comuni, Michael Martin, si dimette per aver fatto un imbrogliuccio sui rimborsi ed un premier italiano, coinvolto in un processo per corruzione non va nepure in tribunale e deve essere considerato ‘innocente’ per principio?

E perchè si parla sempre di ‘sentenze ad orologeria’, quando in realtà Mills era stato condannato a febbraio e non è etico chiedere ai giudici di non depositare il dispositivo solo per il fatto che potrebbe ‘danneggiare’ un politico, in questo caso il Cavaliere?

Come mai il premier ha annunciato di “voler riferire al Parlamento” ed il suo avvocato-deputato, Niccolò Ghedini, nemmeno 24 ore dopo aggiunge: “Non so quando potrà venire in Parlamento perchè il premier ha un’agenda fitta di impegni che non possono essere rinviati. Verrà appena l’agenda lo consentirà compatibilmente con i lavori parlamentari”?

Intanto il Csm ha scritto: “E’ inaccettabile che da parte di esponenti politici e di rappresentanti del governo vengano rivolte invettive e accuse di carattere personale nei confronti dei componenti del collegio del tribunale di Milano ed in particolare del suo presidente”.

Alcuni togati vorrebbero l’apertura di una nuova pratica a tutela dei magistrati del processo e in alternativa si vorrebbe una discussione in plenum di una proposta approvata a luglio scorso dalla prima commissione di palazzo dei Marescialli, ancora ferma. Una proposta che era stata fatta a difesa del presidente del collegio Nicoletta Gandus e del pm Fabio De Pasquale, vittime di “gravi accuse delegittimanti” da parte di Berlusconi.

Il togato di Magistratura democratica, Livio Pepino, ha chiesto fortemente l’intervento di palazzo dei Marescialli e sottolineato “non ci faremo intimidire”. Anche il togato del Movimento per la giustizia, Mario Fresa, sottolinea come a palazzo dei Marescialli “si attendono le dichiarazioni che il presidente del Consiglio ha detto di voler fare in Parlamento”. E assicura che in caso di nuovi attacchi all’autonomia e indipendenza della magistratura il Csm “sarà costretto ad aprire l’ennesima pratica a tutela delle funzioni giudiziarie”.

La conclusione è amara. Ha scritto il New York Times sul caso: “Nonostante le logiche irrazionali della politica italiana, la sentenza piuttosto che una sconfitta per Mills, sembra l’ennesima vittoria per B. il quale in 15 anni di dominio della vita politica italiana è riuscito a trasformare ogni sconfitta legale in capitale politico. Un miliardario che possiede il più grande impero mediatico privato in Italia, Berlusconi è stato ripetutamente accusato di corruzione, solo per vedere le accuse rovesciate in appello o appassire quando cadevano in prescrizione. Lui si è dichiarato innocente in tutti i casi. Più Berlusconi sfrutta il sistema a suo vantaggio, più gli italiani sembrano ammirarlo”.

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