Amnesty: in Italia c’è una “pericolosa china razzista”
Durissimo attacco al governo Berlusconi dell’importante associazione per la difesa dei diritti umani, che ha presentato il Rapporto annuale 2009. La televisone ‘seppelisce’ la notizia.
Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, presentando il dossier a Roma ha detto: “Le riforme del governo italiano sull’immigrazione sono di stampo discriminatorio e il Paese è precipitato nell’insicurezza, che mette a repentaglio l’incolumità di molte persone e la reputazione internazionale dell’Italia”.
“Amnesty International ha sin dall’inizio guardato con estrema preoccupazione all’emergere di norme che, lungi dal rappresentare una pianificazione chiara e comprensibile della politica sull’immigrazione, hanno un impatto sui diritti umani”, si afferma nella scheda sullo stato dei diritti umani in Italia.
LA nuova legge sulla sicurezza in via di approvazione introduce tra l’altro il reato di immigrazione clandestina, esclude gli irregolari dai servizi pubblici, con l’eccezione di sanità e scuola, e prevede le ronde. Dopo il via libera del 14 maggio scorso alla Camera adesso ed è arrivato al Senato per il varo definitivo.
Amnesty critica anche le violazioni dei diritti umani nel Mar Mediterraneo. “Tra il 7 e l’11 maggio 2009 — si legge nel documento — l’Italia ha condotto forzatamente in Libia circa 500 tra migranti e richiedenti asilo, senza alcuna valutazione sul possibile bisogno di protezione internazionale degli stessi e quindi violando i propri obblighi in materia di diritto internazionale d’asilo e dei diritti umani”.
Anche la scelta delle deportazioni è stata oggetto delle durissima censura di Amnesty: “Tra le persone rinviate in Libia — ha spiegato la Weise durante la conferenza stampa — vi erano cittadini eritrei e somali, bisognosi di protezione. L’Italia, tra i suoi obblighi, ha quello di non rinviare nessuno in un Paese in cui sarebbe a rischio di violazioni dei diritti umani e, rispetto a chi si trovi in condizioni di pericolo in mare, c’è quello di condurlo in un luogo sicuro”.
“La Libia — ha sottolineato la presidente — non ha una procedura d’asilo e non offre protezione a migranti e rifugiati. L’Italia, quindi, sarà considerata responsabile di quanto accadrà ai migranti e ai richiedenti asilo riportati in Libia”.
Il Rapporto Annuale 2009 ha posto anche l’attenzione sulla situazione dei romanì in Italia. “I rom sono stati vittime di aggressioni di stampo razzista e non hanno ottenuto protezione da parte delle autorità ”, si legge nel rapporto.
Anche il Cerd, Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale, ha sottolineato che i rom vivono in Italia in una condizione di “segregazione di fatto” nei campi ed ha fatto presente, insieme al Commissario Europeo per i diritti umani, che le affermazioni razziste di alcuni politici e l’adozione di norme contro i migranti hanno contribuito a creare un ambiente ostile contro i cittadini non italiani.
La presidente della Sezione Italiana si è poi soffermata anche sui processi per il G8 di Genova del 2001, sui quali ha espresso “preoccupazione per l’incombere della prescrizione, dopo anni in cui la ricerca della verità non è stata agevolata dalle istituzioni coinvolte” e sui procedimenti giudiziari aperti sulle responsabilità di agenti di polizia nei casi delle morti di Federico Aldrovandi e Gabriele Sandri. Su questi due ultimi casi, la Weise ha detto di “sperare, per le famiglie, che i processi proseguano senza ostacoli”.
L’associazione per i diritti umani per i diritti umani, poi, analizza anche la situazione africana, del tutto dimenticata dalla stampa italiana..Fra gli stati che maggiormente soffrono insicurezza e abusi ci sono quelli dell’area subsahariana, da dove migliaia di persone hanno continuato a migrare verso altri Paesi, mentre molti hanno messo la loro vita nelle mani di trafficanti senza scrupoli. Centinaia di migranti sono morte nel Golfo di Aden, lasciando il Corno d’Africa per raggiungere lo Yemen.
Dalla Libia, il grande ‘alleato’ del ministro Maroni e del governo nella ‘lotta senza quartiere’ ai migranti, arrivano rapporti di tortura persistenti e altri maltrattamenti di migranti rifugiati e richiedenti asilo in stato di detenzione, mentre a questi ultimi non è stata fornita alcuna forma di protezione, come invece richiede il diritto internazionale sui migranti. Le autorità hanno inoltre annunciato l’intenzione di espellere tutti i migranti illegali e hanno condotto espulsioni di massa. Almeno 700 eritrei a gennaio dello scorso anno erano a rischio del rimpatrio forzato malgrado i timori che li avrebbero esposti a gravi violazioni in Eritrea. La libertà di espressione, associazione o riunione sono soggette a forti limitazioni, in un clima caratterizzato dalla repressione del dissenso e dall’assenza di Ong indipendenti a difesa dei diritti umani.
La Nigeria è stata teatro nel 2008 di scontri violenti fra gruppi armati e forze di sicurezza. Tra le violazioni più compiute dalla polizia ci sono state esecuzioni extragiudiziali di detenuti con torture durante gli interrogatori. Tre reclusi su cinque nelle carceri non hanno avuto un processo mentre nel braccio della morte attendono oltre 735 prigionieri fra cui 11 donne. Nel 2008 sono state comminate almeno 40 sentenze di morte. Il tasso di mortalità materna è fra i più elevati: l’ 1 per cento dei nati vivi.
La Sierra Leone è un Paese dove si calcola che una donna su 8 muoia di parto mentre un bambino su quattro non sopravviva oltre il quarto anno di età . Amnesty denuncia abusi da parte della polizia, fra cui molti casi di violenza sessuale, frequenti anche in ambito domestico nonostante l’entrata in vigore nel 2007 di una legislazione a tutela delle donne. A fine 2008 nel braccio della morte 13 persone di cui 3 donne aspettavano l’esecuzione.
Per la Somalia il conflitto interno ha provocato a 16 mila morti di civili dal 2007. Più di 1,2 milioni di persone sono state sfollate nelle regioni meridionali e a fine 2008 si calcolava che 3,2 milioni di persone dipendessero da aiuti alimentari di emergenza. Fra gennaio e settembre sono stati uccisi più di 40 difensori dei diritti umani e operatori umanitari somali, mentre altre sentenze di morte sono state eseguite. Le autorità del Puntland hanno annunciato che avrebbero applicato la pena capitale nei casi di pirateria della regione.
In Sudan Amnesty denuncia abusi e violenze, torture e maltrattamenti. Gli attacchi ai villaggi nel Darfur hanno avuto come risultato lo sfollamento complessivo di un numero di persone fra 270mila e 300 mila e gli attacchi contro i convogli umanitari hanno portato alla riduzione di un terzo degli aiuti del World Food Program. I tribunali sudanesi hanno emesso sentenze di morte anche nei confronti di donne e minorenni; ad agosto del 2008 erano 50 i condannati a morte


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