Alitalia: ormai oltre la farsa
Pochi giorni fa Colaninno aveva ‘lanciato’ l’hub romano per la Compagnia, scatenando le ire lombarde. Adesso un nuovo dietroftont: “Quanto prima torneremo a Malpensa”. Intanto Formigoni dissotterra l’ascia di guerra.
“Quanto prima ritorneremo su Malpensa soprattutto con i voli intercontinentali” ha detto il presidente di Cai, cambiando di nuovo il tavolo di gioco. Quasi contemporaneamente, Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia dichiarava: “Alitalia non sarà mai una grande compagnia internazionale”. Quindi l’esponente del Pdl ha aggiunto: “Quando ci hanno assicurato che avrebbero scelto per Alitalia il partner migliore sapevano che non poteva esserlo Air France perchè Air France è da sempre stata contro Milano in quanto troppo a Nord e ha sempre preferito Fiumicino. Scegliendo però Fiumicino, Alitalia ha condannato sè stessa ad un futuro assai mediocre perchè nessun imprenditore partirà da lì per andare al Nord, così la nuova piccola Alitalia del sud continuerà a servire solo i viaggiatori del sud e non sarà mai una grande compagnia internazionale”.
L’agitazione nel pollaio ha raggiunto eri livelli inimmaginabili, mentre anche le organizzazioni sindacali che hanno firmato l’accordo con gli “eroi” di Berlusconi sono sempre più vicine allo sciopero.
L’assenza di un piano idustriale al momento della cessione a Cai rea un dato evidente ed a quattro mesi dalla partenza della nuova azienda il dato è evidente. Non solo la gestione del personale è confusa, ma i ritardi, alcune cancellazioni, i disservizi sugli aerei stanno rendendo la vecchia Alitalia un ricordo da rimpiangere.
La strategia delle comunicazione ‘rassicurante’ sembra essere la scelta strategica di Colaninno e Sabelli, anche se nei corridoi degli areoporti sta nascendo un inuovo sport tra i passeggeri: le barzellette sulla Compagnia.
Il presidente, ignorando le critiche sempre più dure nei confronti della sua azienda, ha sostenuto: “Abbiamo ottenuto nei primi mesi risultati molto incoraggianti e pensiamo di raggiungere gli obiettivi prefissati dal nostro piano” anche se non ha potuto nascondete che occorre “il tempo di risanare Alitalia”.
Colaninno ha continuato: “Io e Sabelli siamo convinti che il personale di Alitalia abbia fatto più di quanto doveva fare, ma i problemi che dobbiamo ancora risolvere sono tanti perchè non si deve mai dimenticare cos’era Alitalia quattro mesi fa, il 13 gennaio”. Secondo Il presidente quindi si tornerà a malpensa, ma “serve il tempo necessario affinchè questa compagnia ritorni ad essere una società a gestione normale”.
La ‘riapertura’ repentina a Malpensa è stata, forse, determinata dal pensiero di Formigoni: “Togliere il monopolio ad Alitalia e liberalizzare tutte le rotte tra Roma e Milano”
perchè Milano è “rabbiosa proprio sul punto di Malpensa e nei confronti del grande inganno della Cai che si è finalmente svelato”.
Un bel guaio per il tandem Colaninno e Sabelli, mentre secondo fonti interne alla ‘ex cordata patriottica’ anche alcuni soci cominciano ad essere perplessi sull’andamento delle cose fino a pensare di poter abbandonare l’impresa.
“Era chiaro che andava così da tempo -ha sottolineato Formigoni- ora lo hanno ufficializzato ribadendo l’intenzione di concentrare i voli a Fiumicino. A questo punto Milano chiede che non ci siano più privilegi per una compagnia che voleva essere nazionale e che si è rivelata invece seminazionale. Cai è una società privata e può, ovviamwente, fare quello che vuole -ha aggiunto Formigoni- ma con i suoi soldi e non con quelli dei cittadini e soprattutto con i soldi di quella metà del Paese di cui ad Alitalia non interessa niente”.
Uno dei grandi sponsor della vendia a Cai sembra aved dimenticato le obiezioni che da molte parti, anche da osservatori ‘neutrali’ si facevano al momento della scelta di vendere la Compagnia di bandiera ad un gruppo di imprenditori senza alcuna competenza nel trasporto aereo e con un progetto industiale poco definito se non del tutto assente.
Formigoni, ormai da considerarsi un avversario di Colaninno e Sabelli ha reso noto di aver lanciato in questi giorni “una proposta concreta che folrmalizzerò al Governo il giorno dopo le elezioni per evitare la bagarre della campagna elettorale. Che sia tolto il monopolio ad Alitalia e siano liberalizzate tutte le rotte ed in particolare quella rotta Milano-Roma sulla quale Alitalia incassa per fare i suoi utili con i quali poi perseguire tutte le rotte che partono tutte da Fiumicino ed inutilizzabili dai viaggiatori del nord. Con la liberalizzazione della Roma-Milano o perlomeno con il passaggio dal monopolio di Alitalia ad un duopolio -ha aggiunto Formigoni- salteranno fuori anche i soldi per finanziare le rotte intercontinentali in partenza da Milano Linate o Malpensa, che sono indispensabili per gli imprenditori del nord che hanno bisogno di volare in tutti il mondo senza perdere troppo tempo”.
Dopo aver accettato la sospensione delle norme antitrust, il governatore della Lombardia si è accorto che “il monopilio è sempre un qualcosa di negativo. Può essere accettato per brevi periodi se un’azienda ha veramente un interesse strategico nazionale. Se Cai continua nel suo progetto originario, nell’impegno che aveva assunto di servire tutto il territorio nazionale, chiudiamo un occhio e accettiamo il monopolio e chiediamo di fare lo stesso all’Unione europea. Ma se Cai tradisce così clamorosamente la propria promessa originale -ha concluso- tutto dovrà essere messo in discussione”.
Formigoni con la sua dichiarazione ha formalizzato per l’ennesima volta l’idea che una certa politica ha delle regole: in certi casi possono essere eludere e si può “chiudere un occhio” nel caso ‘per alcuni’ ci sia un tornaconto.
Quindi, bem consapevole che le elezioni incombono, l’esponente del Pdl ha difeso l’operato del governo ed in particolare la trovata ‘patriottica’ del Cavaliere: “L’operazione Berlusconi per il salvataggio di Alitalia è stata positiva per due aspetti: il primo ha impedito che Alitalia finisse dritta dritta nelle mani di Air France, la seconda ragione perchè stata privatizzata e quindi i debiti di Alitalia non potranno ricadere più sui cittadini italiani”
L’impudenza del governatore della Lombardia è unica. Dopo la vendita a Cai i cittadini italiani si sono ritrovati un debito da pagare non inferiore ai due miliardi di euro, gli azionisti e gli obbligazionisti hanno perso l’investimento, diecimila persone sono finite in cassa integrazione e migliaia di altri lavoratori, precari e dell’indotto, sono per la strada. Inoltre Alitalia è finita nelle mani di Air France-Klm, che è entrata nel capitale di Cai ed ora aspatta pazientemente di poterla inglobare tra quelche anno spendendo molto meno di quello che sarebbe costata se si fosse realizzato il programma messo a punto durante il governo Prodi.


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