Alitalia: una giornata campale
Ieri dichiarazioni dei vertici della Compagnia alla Rai e poi una riunione con l’Enac per spiegare le ragioni dei disservizi da più parti denunciati. Quindi Fantozzi che parla degli investitori, la Cgil che minaccia lo sciopero e Formigoni che rischia di rimanere in piedi sull’aereo.
Alle 9,30 di ieri una delegazione di Cai, la società degli “eroi” di Berlusconi che ha comprato Alitalia, è entrata nel portone dell’Enac per spiegare al presidente Vito Riggio e ai suoi collaboratori come mai in molti lamentano ritardi, cancellazioni e disservizi vari. Si deve ricordare che Riggio non ha mai nascosto la sua ‘simpatia’ per la cordata voluta dal presidente del Consiglio.
Parlando a ‘Radio Anch’io’ su RadioUno prima della riunione il capo dell’Enac avava detto: “Se teniamo conto che la compagnia opera con 80 aerei in meno rispetto alla vecchia Alitalia il tasso di regolarità dei voli, che si attesta al 98 per cento, è accettabile. Più pesante è il dato relativo ai ritardi che si attesta, invece, al 73. Questo significa che 1 volo su 4 o 5 arriva o parte in ritardo”. Quindi Riggio aveva aggiunto che la causa dei ritardi è dovuta al “rallentamento delle operazioni di terra, come ad esempio i servizi di pulizia degli aeromobili”.
Con queste premesse era ovvio come sarebbe andata l’incontro. Enac ha disposto di istituire un comitato congiunto con la compagnia per l’analisi settimanale dei dati e delle prestazioni e per la valutazione delle eventuali azioni correttive in caso di livelli non adeguati del servizio fornito.
Sono stati quindi diffusi alcuni dati. Per quanto riguarda la puntualità (intesa, per prassi internazionale, come percentuale di voli che arrivano entro i 15 minuti dall’orario schedulato) la media Alitalia dei primi quattro mesi del 2009 è stata del 70,8 per cento. Quanto alla regolarità del servizio (intesa come percentuale di voli realmente effettuati rispetto a quelli programmati) la media è stata del 98,6, e sulla Sicilia oltre il 90, con un minimo nel mese di aprile pari al 98,1.
In una nota Enac ha affermato che “Alitalia ha riferito le motivazioni che hanno generato i disservizi, riconducibili ad alcune criticità nel mancato funzionamento dei servizi di assistenza a terra nello scalo di Roma Fiumicino; a problemi nell’avvio del decentramento della manutenzione sul territorio per eliminare le ore di fermo macchina e reimmettere in servizio al più presto gli aerei dopo le verifiche previste; alla composizione degli equipaggi”.
Peccato che gran parte di questi problemi siano stati generati dalle scelte del management della Compagnia. Infatti il segretario nazionale della Fitl-Cgil, Mauro Rossi, nel corso della trasmissione di Radio uno aveva detto che l’Alitalia-Cai deve rispettare le intese siglate a Palazzo Chigi e che sul fronte dei rapporti sondacali “siamo in fase piuttosto critica, su queste problematiche si sta arrivando nel giro di pochi giorni eventualmente allo sciopero”. Per l’esponente sindacale, che pure aveva firmato il pessimo accordo con la ‘ex cordata patriottica’ l’approccio dell’azienda è “inaccettabile, perchè ha deciso di applicare l’intesa a modo suo”.
Nello stesso programma Giancarlo Schisano, direttore operativo di Alitalia-Cai, aveva sostenuto: “Dal mio punto di vista è ovvio che le relazioni sindacali non possono essere simili a quelle della vecchia Alitalia. Questo – ha proseguito – è uno dei grandi cambiamenti che impone il lavorare in un’azienda privata e su questo è necessaria una forma di confronto diversa”.
Il manager, contraddicendo le numerose informazioni che giungono dall’interno della Compagnia e che segnalano l’insufficienza di organico, ha osservato che “i dipendenti Alitalia sono un numero superiore al concordato”, aggiungendo che sono state appena aperte assunzioni “per 78 piloti e 190 assistenti di volo per far fronte all’aumento dell’attività estiva”.
Forse di propria iniziativa, forse su suggerimento di Clemente Senni,che il 6 aprile è entrato in azienda per guidare la comunicazione, la ‘strategia della negazione’ è la scelta di Schisano. Durante ‘Radio anch’io’, ad un ascoltatore che si lamentava, il direttore operativo di Alitalia-Cai ha risposto che “su 1703 voli verso la Calabria ne abbiamo cancellati 7, quindi non è possibile dire che ci sono continue cancellazioni”. Quanto ai prezzi, che secondo alcuni cittadini intervenuti telefonicamente sono troppo alti (fatto confermato da una ricerca di ‘Vola Gratis’), Schisano ha ricordato il recente lancio di due campagne promozionali, aggiungendo che le tariffe sono “diminuite di oltre il 10 per cento rispetto allo scorso anno. “È chiaro – ha concluso – che rispetto a una low cost rimane un prezzo più alto, perchè Alitalia ha un network che gira intorno al punto centrale di Fiumicino, con costi più alti”. In generale, in ogni caso, Schisano ha spiegato che il cambiamento radicale rispetto alla vecchia Alitalia è che lì “in 3 anni non ho fatto altro che parlare di taglio dei costi, da gennaio parlo solo di sviluppo”.
Anche in questo caso è inutile ricordare che le dimensioni di Alitalia-Cai sono notevolmente inferiori a quelle della vecchia Compagnia, anche con l’aggiunta delle destinazioni di AirOne.
Quasi il destino fosse contro l’ottimismo di Schisano c’è la disavventira occorsa ad un altro ‘alleato’ di Cai, il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni. Il politico ieri mattina era in partenza per Roma da Linate. Giunto all’imbarco si è imbattutto in una doppia sorpresa: Alitalia aveva accorpato due voli per ovviare a quello che è stato definito un guasto tecnico, cancellandone uno e generando mezz’ora di ritardo ai passeggeri. Poi ha sbagliato il conteggio dei posti assegnati, con il risultato che insieme a Formigoni, che viaggiava con due collaboratori, altri passeggeri si sono ritrovati solo con posti in piedi. A quel punto un si è verificato un ulteriore per risolvere la situazione. Il Presidente prima ha scerzato: “Cedo tre posti in piedi in cambio di un posto seduto! Almeno limito i danni e arrivo a Roma senza troppo ritardo, i miei collaboratori mi raggiungeranno sul volo successivo…”.
Poi, spazientito, ha ricordato una serie di episodi analoghi, raccolti tra i frequentatori abituali di quella tratta aerea e rivolgendosi agli altri passeggeri in attesa di informazioni ha detto “È l’ennesima conferma di quanto sia improrogabile l’apertura della concorrenza. Alitalia continua a collezionare disservizi mentre il Nord piange. Il monopolio di Alitalia sulla rotta Milano-Roma non ha più ragion d’essere”.
Insomma con le parole non si possono nascondere i pasticci, che non sono pochi. Dopo aver tagliato selvaggiamente posti di lavoro adesso si scopre che il personale non basta, poi c’è da affrontare i diritti dei lavoratori, che secondo Cai richiedono ‘un diverso modo di intendere le relazioni sindacali’, in pratica vuol dire non curarsene. A questo si aggiunge la necessità di ottimizzare i sistemi informatici di Alitalia e AirOne e uniformarli ed infine c’è da risolvere il nodo della società Alicos, che il management non vuole, ma che è il call center, del quale è difficile fare a meno.
Sempre ieri il Commissario straordinario Augusto Fantozzi ha escluso l’ipotesi di un’azione contro il Tesoro per tutelare gli obbligazionisti Alitalia. L’iniziativa legale era stata richiesta da Anima Sgr, la società di gestione del risparmio che rappresenta i possessori dei ‘Mengozzi bond’.
Fantozzi ha detto: “L’ipotesi di azione legale contro il Tesoro è ora peregrina. Ma Se i miei legali mi diranno di procedere, lo farò. Ma ora mi devo occupare di altro: devono vendere le aziende che producono perdite e anche questo è un modo per rispondere ai creditori. Se dovessi fare alcunchè, lo farò”. Per Fantozzi, gli obbligazionisti di Alitalia “hanno diritto alla massima attenzione”. Quanto all’entità dei rimborsi al momento previsti per gli obbligazionisti, dal dl incentivi, “non faccio politica e non tocca a me parlare di cose fuori della mia competenza”, ha detto il commissario di Alitalia.
Su eventuali indennizzi per gli azionisti, “spetterà al ministero dell’Economia stabilire se quanto previsto per gli obbligazionisti varrà anche per gli azionisti”. I creditori della vecchia Alitalia, ha quindi riferito Fantozzi, sono 23 mila di cui 19 mila sono dipendenti. “Si tratta di posizioni – ha spiegato Fantozzi- che andranno esaminate una per una. Lo stesso tribunale fallimentare si è reso conto del lavoro immane da fare e ha deciso di rinviare alcune udienze perchè ha compreso che ci vorrà più tempo del previsto”.
Parlando infine della vendita degli aerei, Fantozzi ha detto che ci sono state delle “difficoltà iniziali”, perchè i documenti di tutte le componenti devono essere a posto e “metterli in fila è molto difficoltoso”.
Adesso, ha insistito il Commissario, gli interessati “stanno guardando gli aerei uno per uno”. Quanto alle sedi all’estero, Fantozzi ha spiegato che erano circa 60: “Io ho immediatamente dato istruzioni di chiudere tutto dopo il passaggio a Cai. I dipendenti sono stati tutti licenziati, come quelli italiani, e in molti casi all’estero hanno già avuto l’indennità di cessazione”.


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