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Alitalia: contrordine l’hub sarà Roma

Autore: . Data: giovedì, 14 maggio 2009Commenti (0)

In una conferenza stampa il duo Colaninno-Sabelli hanno comunicato la centralità di Fiumicino. Il bilanciamento con Malpensa è tramontato e l’azienda decentrata pure.

pinocchioIl Piano Fenice ela dislocazione “a stella” sembrano lasciare il posto, almeno per la strutturazione dell’azienda, al modello centralista. I motivi della scelta, oltre che gestionali potrebbero essere politici, perchè Cai è debole, in affanno ed ha bisogno di partners in grado di proteggerne gli interessi.

“La Capitale di un Paese deve rappresentare il punto principale, se poi si chiama Roma la discussione è finita”. Colaninno è stato chiaro, aprendo una conferenza stampa nella quale si intendevano illustrare le nuove strategie aziendali. Presentio anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo e quello Enac, Vito Riggio.

Colaninno ha sottolineato come “per noi Roma ha un particolare significato perché è al centro di una rete che si presenta con variabili molto significative come: turismo, cultura, industria e altro. Ecco perché – ha continuato il presidente – abbiamo pensato a qualcosa di nuovo, non un hub, ma una rete di infrastrutture a servizio di tutte queste cose”. Colaninno ha poi chiarito che “la posizione dell’Italia nel Mediterraneo oggi non riusciamo nemmeno a quantificarla, è un’area che sarà l’occhio centrale del nostro futuro, siamo la porta dell’Europa e un’infrastruttura come Roma è un elemento chiave, Roma è centrale di un sistema”.

Dopo le dichiarazioni del passato, le parole spese su Malensa, la dislocazione in sei centri della nuova Compagnia (Torino, Venezia, Napoli, Catania, Roma e Milano) non si poteva certo dire che tutto adesso cambia, ma la sostanza sembra essere questa.

La capacità di arrampicarsi sugli specchi non è nuova agli “eroi” di Berlusconi ed allora Colaninno ha sostenuto:”Pensando a Roma non diamo un giudizio negativo su Malpensa e Linate che sono grandi hub industriali. Tutti vanno messi in rete e rappresentano l’hub del futuro, quello di una nazione”.

Colaninno, ha rilevato che Roma è la base principale di Alitalia per le dimensioni del mercato romano che vale quattro miliardi di euro con il 60 per cento dei passeggeri che arrivano sul Leonardo da Vinci ed ha un posizionamento geografico e infrastrutturale favorevole per i flussi verso il nord e il sud del mondo, ma anche mondiali.

Così la soluzione ‘dialettica’ scelta è stata quella di definire Fiumicino “la base principale” nell’ambito del “modello stellare”. Per questo a giorni sarà firmato un accordo quadro con il gestore del Leonardo da Vinci, Aeroporti di Roma.

Quindi l’amministratore delegato, Rocco Sabelli ha spiegato che l’accordo per il 2009 sarà la coda del contratto esistente, mentre dal 2010 al 2013 si prevede che per tutti i servizi offerti su Roma ci sarà un esborso intorno ai 100 milioni di euro l’anno. L’importo dei 100 milioni sarà meglio definito quando sarà rideterminato il piano delle tariffe aeroportuali. Insomma, nulla di chiaro, come al solto.

Sabelli ha detto: “Il 50 per cento del mercato aeroportuale di Roma è coperto da Alitalia – Sky team, perciò ci sembra normale chiedere la metà dell’aeroporto. Con Adr è stato concordato uno schema contrattuale, il più economico, di 100 milioni di euro l’anno per tutti i servizi. Più un accordo quadro per il completamento della Roma – Milano, gate e finger dedicati, e il progetto di un terminal unico. Per il futuro Alitalia inizierà quest’anno dal terminal A, nella seconda fase, entro il 2011, prenderemo un pezzettino del terminal B fino all’apertura di un nuovo terminal A nel 2012″.

Metà Leonardo da Vinci ad Alitalia-Cai non è un hub, cioè il cuore della Compagnia, secondo i due manager, ma così appare ad un osservatore.

Vito Riggio, presidente dell’Enac ha subito replicato: “Condivido l’idea di fare un terminal dedicato ad Alitalia che non si fece per l’opposizione di Air One. L’impegno Enac è di farlo subito. Occorre inoltre una revisione immediata delle tariffe e un’autorità che controlli. Se si vogliono investimenti si devono mettere gli investitori nelle condizioni di farli. Se Adr presentasse un grande progetto mi sentirei di sostenerlo, ma questo non si è ancora visto”.

Le parole del presidente dell’Enac, più distaccate da quelle di entusiastico appoggio alla cordata ‘ex patriottica’, sembravano voler dire che solo di fronte ad un piano serio e dettagliato si potrà discutere.

Mentre si svolgeva la conferenza stampa, fuori dall’edificio era in corso una manifestazione di protesta di un piccolo di cassintegrati e sindacalisti delle organizzazioni autonome Cub e Sdl.

Due lunghi striscioni, reduci delle lunghe proteste che avevano caratterizzato la nascita di Alitalia-Cai, erano stati stesi davanti alla palazzina della sala Verri, obbligando Roberto Colaninno e Rocco Sabelli a passare per una entrata secondaria.

I manifestanti erano molto pochi, perchè ormai la coscienza sindacale dei lavoratori appare del tutto fiaccata da una sconfitta pressochè totale. “Dopo 31 anni di onorato lavoro ho perso la mia dignità” ha detto Gloria De Marchis, assistente di volo in casa integrazione. Fabio Frati della Cub Trasporti ha sostenuto che Alitalia-Cai “per i cassintegrati, sta andando malissimo. Un’operazione come quella di Alitalia non sarebbe stata permessa in nessun altro paese europeo”.

Francesco Staccioli, della segreteria nazionale Sdl, ha spiegato: ” Vogliamo incontrare i rappresentanti degli Enti locali, in particolare il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il presidente della regione, Piero Marrazzo, per sapere che fine hanno fatto tutti gli impegni presi sugli ammortizzatori sociali. Ci sono diecimila persone in cassa integrazione e per molti sta scadendo l’indennità di disoccupazione. Dall’apertura, l’11 marzo scorso, del tavolo di lavoro non è stato portato avanti nulla degli impegni presi, quando invece crediamo sia possibile recuperare una parte del ‘disastro’ ed applicare leggi sociali”.

Per quanto riguarda la situazione sindacale, che sta portando anche i firmatari degli accordi (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e altre sigle aziendali) allo sciopero, Sabelli ha detto che coi rappresentanti dei lavoratori è in corso “una discussione seria e aspra ma equilibrata” che potrà portare a risultati positivi.

I temi in ballo sono l’integrazione con AirOne, la definizione della struttura delle basi della compagnia e l’integrazione dei due contratti di Alitalia e Air One. Riferendosi alla rottura delle trattative che erano in corso al ministero del Lavoro, nell’ambito delle procedure di conciliazione e raffreddamento con l’azienda, l’Ad ha sotenuto che “si è lasciata la decisione a ciò che porterà il percorso sviluppato con i sindacati. Non sono nè ottimista nè pessimista. Da parte nostra non c’è alcuna rigidità. Riconosciamo quanto di buono hanno fatto i nostri dipendenti in questi mesi”. Mesi in cui “siamo stati tutti tirati. Il personale ha dato un contributo decisivo. Se c’è un diffuso stato di tensione, è perchè tutti siamo in questa situazione. Ma con i sindacati discutiamo tutti i giorni”.

Flessibilità poco credibile quella di Cai, anche perchè Colaninno ha puntualizzato che la nuova Alitalia non vedrà il ritorno alla logica delle vecchie relazioni industriali. “Con la firma degli accordi di Palazzo Chigi -ha detto- si sono instaurate nuove relazioni industriali e indietro non si torna”.

In un comunicato gli assistenti di volo di Ugl hanno commentato l’ultimo incontro con l’azienda. In un comunicato sull’integrazione Alitalia-Cai/AirOne nel documento si legge che la riunione “non ha visto alcun seguito tangibile alla tanto decantata “disponibilità” dell’azienda, gridata ai quattro venti con grande battage pubblicitario”, mentre sul numero dei dipendenti  “niente…. buio completo!”.

Ugl spiega: “Sarebbe stata una partenza con il piede giusto affrontare e risolvere, il nodo del 93 per cento dello stipendio Alitalia che l’Alitalia-Cai interpreta a suo modo non rispettando gli accordi di Palazzo Chigi, con pesanti decurtazioni dei nostri stipendi, la questione della comunicazione di una unica Base di servizio ai membri di equipaggio in Lombardia come da norme europee, i diritti di legge ampiamente negati, le continue violazioni sull’impiego. Ma, invece… niente!”.

Il sindacato chiede “una sola categoria, un solo contratto integrato dalla normativa AirOne ancora mancanteuna sola retribuzione uguale per tutti” i lavoratori senza differenze tra Alitalia-Cai e AirOne,

Ugl ha concluso con toni duri che “se si dichiara disponibilità al confronto con il Sindacato”, riferendosi a Sabelli “poi non ci si può sedere ai tavoli e non affrontare concretamente nulla”. Facendo nostare che il management cerca “il contatto col singolo lavoratore, tentando così facendo di polverizzare la forza della categoria” e che questo vuol dre “buttare a mare i Diritti Collettivi rappresentati dal Sindacato”.

Anche Riggio ha voluto dire la sua: “In Alitalia gli scioperi sono stati in passato un elemento devastante per la tenuta aziendale. Non entro nel merito dell’attuale situazione – ha aggiunto – mi limito a constatare che più che di scioperi avremo bisogno di gente che lavora bene, anzi meglio. E naturalmente anche l’azienda deve fare la sua parte”.

Il presidente di Anac ha fatto presente che la nuova Alitalia “sta affrontando un periodo molto difficile perchè ha avuto una crisi di riempimento degli aerei nei primi tre mesi di vita, dovuto al calo del traffico, con un dato per l’Italia del  meno 9 per cento che è il più alto d’Europa insieme con la Scandinavia. Ad aprile poi ha avuto difficoltà per quanto riguarda la puntualità. Adesso stiamo collaborando: penso che prima di giugno si arriverà ad una normalizzazione, anzi mi auguro che ci sia un netto miglioramento anche rispetto alla esperienza del passato”.

Anche in questo caso Riggio è stato molto cauto, a testimoniare quanto le prospettive per il futuro di Alitalia. Cai siano al momento ‘per aria.

Dopo aver saputo delle decisioni di Alitalia-Cai su Fiumicino  il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni ha reagito: “Nel momento in cui Alitalia dirà che non intende garantire il servizio necessario al nord, noi solleveremo il problema del monopolio”. Formigoni ha ricordato che Cai “al nord ha tagliato il 90 per cento dei voli da Malpensa e ha notevolmente ridotto anche i collegamenti internazionali e anche a Linate è zoppicante. Il monopolio, conclude, ha senso solo per brevi periodi e se è utile al Paese. A questo punto si dia la possibilità ad altre compagnie internazionali di utilizzare le tratte (in particolare la Milano-Roma) affinchè sia garantito un adeguato servizio anche al nord e alla Lombardia”.

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