Aghanistan: nuova strage di civili
Il presidente afgano Hamid Karzai, da Washington, ha definito “ingiustificabile e inaccettabile” la scorribanda americana ed ha precisato di voler affrontare l’argomento con Barak Obama.
Il bilancio delle vittime è stato reso noto da Adbul Ghafar Watandar, il capo della polizia dell provincia afgana, che è sotto il comando del contingente italiano dell’Isaf.
Secondo la Bbc, la terribile contabilità di morte potrebbe essere ancora peggiore, perchè alcuni politici locali hanno parlato di 150 morti, ma il numero non ha avuto conferma da nessuna fonte indipendente.
Tra gli uccisi ci sono anche un volontario della Croce Rossa afghana e 13 membri della sua famiglia. La portavoce del Comitato della Croce Rossa Internazionale (Cicr), Jessica Barry ha parlato di decine di morti, tra cui donne e bambini. La squadra della Cicr accorsa sui luoghi della tragedia ha raccontato di 1.200 case distrutte.
Secondo l’esercito americano l’intervento dell’aviazione sarebbe stato chiesto dalle forze afghane che stavano tentando di respingere un attacco dei talebani. Come sempre accade in questi casi, sembra ormai un ritornello degli uffici stampa militari degli eserciti di tutto il mondo, secondo il comando Usa le forze integraliste utilizzavano civili come ‘scudi umani’. La tesi è stata contraddetta da Jessica Barry che ha sostenuto: “Sembrava che stessero cercando di mettersi al riparo nelle case, quando sono stati colpiti”.
Una portavoce delle forze Usa, il capitano Elizabeth Mathias, ha detto di essere “molto preoccupata” per l’elevato numero di vittime ed ha annuciato “questa mattina ho inviato una squadra per indagare e aspetto di avere maggiori informazioni”.
Ieri a Washington, durante una riunione con il presidente Karzai, il segretario di Stato statunitense Hillary Clinton ha detto che il suo Paese è “deeply, deeply regretted”, “profondamente, profondamente rammaricato”.
Karzai, presente al meeting insieme al suo omologo pakistano Asif Ali Zardari, ha ringraziato Clinton per le sue osservazioni, ma in precedenza, aveva ordinato un’inchiesta sull’incidente. La situazione nell’area è disastrosa. Anche Zardari deve contrastare una durussima offensiva talebana in Pakistan e si è detto pronto a cooperare per respingere le forze integraliste.
Nel frattempo, il segretario alla Difesa americano Robert Gates era arrivato a Kabul senza preavviso. Secondo l’agenzia di stampa AFP il viaggio è motivato dalla necessità di pianificare l’invio di alrte decine di migliaia militari Usa.
I raid contro la popolazione civile stanno surriscaldando il clima e solo pochi giorni nel Parlamento ci sono state violente contestazioni. I cittadini guardano ormai con ostilità le forze della coalizione ed il governo e questo finisce col rendere instabile il già compromesso quadro politico istituzionale del Paese.
Sul fronte militare le notizie sono drammatiche. Martedì scorso più di 100 talebani hanno attaccato un checkpoint della polizia a Farah, uccidendo tre poliziotti, secondo le dichiarazioni dei funzionari afgani. Altri guerriglieri integralisti sono entrati in un villaggio dove hanno decapitato tre persone accusandole di essere collaboratori governo.
Secondo la Bbc dallo scorso anno si è registrato un aumento del 40 per cento del numero di civili uccisi. Alla crisi in Afghanistan si aggiunge quella in Pakistan, dove il governo di Zardari sta affrontando una dura offensiva talebana nella valle di Swat. A causa dei combattimenti decine di migliaia di civili stanno abbandonando la regione e sarà necessario trovere il modo di assistere circa mezzo milione di profughi.
Uomini, donne, bambini e animali stanno lasciando la città di Mingora, principale centro di quello che una volta era un ”resort” sciistico, oggi distrutta da duie anni di guerra.
Come appare evidente la missione militare non sta raggiungendo gli obiettivi previsti, anzi la guerrà si è estesa al Pakistan. In Italia non si discute più dell’opportunità di valutare l’utilità delle missioni ‘di pace’. L’opinione pubblica non viene informata nè dei costi, nè dei risultati raggiunti dai contingenti italiani all’etero e la propaganda nazionalsta e militarista del centro destra (alla quale si associano spesso stettori del centro sinistra) nasconde il fallimento delle opzioni militari.
Per quanto complesso l’unico modo per risolvere il conflitto in Afganistan e Pakistan è il ricorso alle trattative politiche. Qualcuno riaprirà il dbattito nel nostro Paese, prima che la situazione si aggravi ancora di più?


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