Afghanistan: soldati italiani uccidono per la pace
Una bambina è stata uccisa da una pattuglia di militari perchè, come spesso accade, chi guidava un’auto non ha visto in tempo i militari. A testimoniare che le missioni militari ‘umanitarie’ sono un’invenzione.
“Pioveva e la visibilità era pessima. D’un tratto, ho visto delle luci davanti a noi ed è apparso un convoglio di soldati stranieri” ha detto Ahmad Wali, un uomo di 32 anni che guidava la macchina. “Subito dopo ho visto che metà del volto di mia nipote non c’era più, che sua madre era ferita al petto e che il mio viso era sanguinante a causa dei frammenti del parabrezza che era esploso”.
I check point e gli incontri con le colonne militari sono sempre uno dei principali motivi di morte di civili nelle zone sotto controllo militare. I ‘danni collaterali’ non si contano in Medio oriente, Iraq ed anche Afghanistan. Basta una sola indecisione, un’incertezza, un minimo segno di nervosismo per causare l’immediata reazione dei soldati.
Questa volta ad uccidere sono stati alcuni componenti italiani dell’Omlt (Operation mentoring laison team), un’unità inserita in una organizzazione costituita inizialmente dagli americani, la ‘Tf Phoenix’, ed incaricata dell’addestramento dell’esercito regolare afgano.
La bambina di 12 anni alle 10,30 locali, 8,00 ore italiana, viaggiava coi familiari su una Toyota Corolla Bianca, che a causa delle condizioni metereologiche non ha visto arrivare nella direzione opposta i camion militari italiani. Secondo le abitudini delle forze aramate quando ci si trova ad incrociare in zone pericolose altri mezzi si ritiene di avere la precedenza in tutti i casi. Questa volta l’auto probabilmente manteneva una velocità sostenuta e già questo è considerato indice di rischio ed attiva le procedure di reazione. Un portavoce dell’Isaf ha sostenuto che l’auto non avrebbe rispettato gli avvertimenti, di solito segnali luminosi e sonori. Tuttavia, deve essere spiegato che i tempi materiali per i civili di adeguarsi agli avvertimenti dei soldati sono minimi, poche manciate di secondi, poi cominciano le raffiche di mitra.
Un portavoce della polizia locale ha detto: “I soldati stranieri (italiani, ndr) hanno aperto il fuoco su una vettura civile, uccidendo una bambina di 12 anni e ferendo due persone, tra cui una donna”, mentre secondo alcune informazioni di agenzia alcuni responsabili della missione militare italiana si sarebbero lanciati in una giustificazione del fatto assolutamente inaccettabile e fantasiosa, spiegando che la il modello di auto, la Toyota Corolla Bianca Sw rappresenta una delle macchine maggiormente segnalate come autobombe.
Due inchieste sono state aperte per stabilire eventuali responsabilità nella morte della bambina. I carabinieri di stanza ad Herat hanno inviato alla Procura militare di Roma, competente ad indagare su fatti che coinvolgono soldati italiani all’estero, un primo rapporto, mentre un’inchiesta è stata aperta anche dalla polizia afghana.
La situazione afgana è da tempo oltre il limite di guardia ed il controllo del territorio da parte delle truppe Isaf è inesistente. Ogni zona del Paese è di fatto nelle mani dei signori della guerra e della droga locali, mentre il governo non esercita alcuna effettiva autorità sul Paese.
A testimoniarlo la cronaca recente. Solo nelle ultime 24 ore una trentina di guerriglieri integralisti sono rimasti uccisi in scontri con le forze internazionali. Ma anche questo dato è dubbio, perchè secondo numerosi rapporti dalle organizzazioni non governative operanti in Afghanistan spesso le vittime identificate come ‘nemici’ sono in realtà civili coinvolti nei combattimenti.
Le informazioni Isaf sostengono che 19 miliziani sono morti in combattimenti esplosi nella notte tra venerdi e sabato a un centinaio di chilometri a est di Kabul, nella stessa zona dove 24 ore prima avevano perso la vita tre militari americani e due lettoni inquadrati nelle forze internazionali e quattro soldati afghani e un interprete.
Altri cinque integralisti sono rimasti uccisi nella tarda serata di venerdi nella provincia di Helmand, roccaforte dei talebani e primo centro del Paese per la produzione di oppio. Altri sei insorti sono morti nella vicina provincia meridionale di Kandahar nel corso di un raid aereo nel distretto di Maywand. Un “terrorista”, sarebbe infine rimasto ucciso nella provincia orientale di Paktika durante un’operazione delle forze governative afghane.
A distanza di otto anni dalla formazione dell’Isaf solo l’osservazione degli avvenimenti delle ultime 24 ore mostra come non ci sia alcun risultato pratico, mentre l’offensiva dei talebani ha portato sotto il controllo degli integralisti oltre il 50 per cento del Paese.
Anche su questo la demagogia prevale sulla valutazione politica della situazione e si continuano a spendere milioni di euro ogni giorno per tenere in piedi una attività militare inutile, mentre la popolazione civile vive ai livelli minimi di sopravvivenza.


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