Tranvieri insicuri, nell’indifferenza
La testimonianza di un gruppo di lavoratori dei trasporti pubblici milanesi. Che denunciano carenze di manutenzioni, poca sicurezza, ambienti di lavoro malsani. Un articolo per “Tu Inviato”
Sono oramai diversi anni che la mancanza di sicurezza affligge il settore del trasporto pubblico locale e l’Atm non né è immune. Basta volgere lo sguardo agli innumerevoli incidenti che sono accaduti negli ultimi tempi: deragliamenti di vetture tranviarie, deragliamenti (un tempo impensabili) della metropolitana linea 2 oltre ai continui guasti agli impianti fissi.
Porre il trasporto pubblico sullo stesso piano di una fabbrica – volendo ripianare i bilanci solo e soltanto con i proventi della vendita di biglietti, senza aiuti dello Stato – ha di fatto messo le aziende del settore nelle condizioni di dover avere, come priorità, il “fare economia”.
Non a caso riteniamo siano stati tralasciati gli investimenti per mantenere e migliorare la sicurezza di tutto il settore ferro/gomma.
In Atm i lavoratori combattono ogni giorno con questa carenza, devono continuamente rimediare alla mancanza di investimenti in materia con l’esperienza, il senso del dovere, l’attaccamento al loro posto di lavoro. Non sempre però questi sforzi si rivelano sufficienti ad evitare problemi.
Poi ci sono i paradossi: certi depositi ristrutturati, supportati da officine super moderne, offrono attrezzature per la manutenzione vecchie, non conformi alle normative di legge. Il personale operaio, spesso, è costretto a costruirsele per sopperire alle mancanze.
La climatizzazione dell’ambiente di lavoro (riscaldamento/raffreddamento) è pazzesca: i lavoratori si trovano a dover lavorare con – 4° d’inverno e con + 40° d’estate.
Le “buche” per la riparazione dei mezzi offrono poca illuminazione e sono imbrattate di olio, dunque risultano scivolose e, di conseguenza, poco sicure.
Vetture tranviarie di vecchia concezione (dette “K 35”) vengono fatte circolare con tre dei normali quattro motori, mettendo i conducenti a dura prova sulla conduzione del mezzo, soprattutto in partenza, quando è richiesta maggiore potenza.
Le vetture di nuova generazione (dette “Sirio”), in considerazione della loro lunghezza (35 metri) utilizzano cinque porte: in caso di guasto ad una di esse (alla luce della carenza di pezzi di ricambio), devono comunque effettuare servizio.
Si risparmia anche sugli estintori di bordo, al punto che l’equipaggiamento previsto sul mezzo non è mai completo.
La situazione del settore metropolitano non è migliore. La galleria è un ambiente malsano già di per sé; consapevole di questo, in passato l’azienda ha mostrato una certa sensibilità nel cercare di fare il possibile per contrastare il fisiologico peggioramento ambientale.
Furono acquistati mezzi adeguati per il lavaggio e l’aspirazione delle polveri molto nocive, soprattutto lungo la linea 1 della metropolitana. Perché su quella tratta, a causa dello strisciamento dei pattini del treno sulla “terza rotaia” che fornisce l’alta tensione necessaria per la circolazione dei treni, viene prodotta una notevole quantità di polvere di grafite.
Polvere che, liberandosi nell’aria, finisce per essere respirata, in primo luogo dal personale che vi opera per lunghe ore (macchinisti, armatori, personale di stazione). Che, a riscontro, soffiandosi il naso possono verificare come le polveri anneriscano i fazzoletti in modo preoccupante.
Inoltre la galleria, essendo troppo buia, causa notevoli problemi, soprattutto ai macchinisti: a cominciare dagli effetti dell’eccessivo rumore, lo stridore assordante che alla lunga provoca stordimento, fino alla presenza in cabina di guida di “campi magnetici” causati dalla strumentazione di bordo.
Per non parlare dei sistemi di riscaldamento/raffreddamento obsoleti all’inverosimile, “scaldiglie elettriche” che rendono l’aria tossica; oppure condizionatori che, quando raffreddano, comunque provocano mal di testa tanto sono rumorosi. Per non dire della sporcizia in cabina che regna incontrastata, come conseguenza di gare d’appalto, a nostro giudizio, pilotate al “ribasso”.
Oltretutto bisogna registrare che il fenomeno dell’innalzamento della falda acquifera – che in passato ha interessato un tratto della linea 2 causando ripetute interruzioni e rallentamenti della circolazione treni, poi apparentemente risolto con l’utilizzo di pompe idrovore necessarie a mantenere il livello dell’acqua superflua sotto il piano di rotolamento – si è recentemente ripresentato.
Infatti da qualche mese l’acqua è riaffiorata e scorre abbondante e veloce su un tratto più ampio, con le pompe che lavorano a pieno regime per tentare vanamente di mantenere il livello dell’acqua sotto controllo.
Ormai la galleria metropolitana in quel tratto sembra un colabrodo: per quanto tempo tutto questo potrà durare?
E ancora: in tutti gli ingressi della metropolitana sono ben visibili cartelli che avvisano i passeggeri della presenza di zone videosorvegliate. In realtà gli avvisi fungono da “spaventapasseri”, perché non è affatto vero che tutti i luoghi della metropolitana siano controllati 24 ore su 24.
Fosse stato vero, almeno per sbaglio qualche responsabile di decine e decine di furti alle attività commerciali o alle macchine emettitrici di biglietti aziendali sarebbe stato individuato.
Anche sotto terra le lacune nelle manutenzioni si fanno sentire: in generale, quelle ordinarie sono state sostituite da quelle straordinarie, o addirittura si interviene all’occorrenza, ossia quando si verifica il guasto.
In questo ambito rientra il ricorso ai rallentamenti dei mezzi, per evitare pericolose oscillazioni trasversali dei treni: le prescrizioni di rallentamento lungo le linee sono sempre più frequenti, causa deterioramento delle strutture, impianti e materiale rotabile.
G. Chiodi, S. Di Matteo, N. Greco
Sindacato Fildiai-Cildi, Milano


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