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Terremoto: i colpevoli sono noti

Autore: . Data: mercoledì, 8 aprile 2009Commenti (0)

Un sisma di per sé non uccide ed il pensare che gli eventi naturali siano conseguenza del destino è un atto di criminale superficialità.

capireLe scosse che nella notte di domenica hanno devastato l’Aquila e decine di piccoli paesi dell’Abruzzo non sono la causa dei 250 morti e delle centinaia di feriti.

I quotidiani ed i telegiornali insistono nel raccontare la cronaca della tragedia, l’eroismo dei soccorritori, la perizia dei pompieri, la generosità dei volontari, l’intelligenza dei cani da catastrofe, definiti dal ‘Corriere della Sera’ “angeli a 4 zampe”.

Le stesse cose che i cittadini italiani hanno letto ed ascoltato in occasione del disastro del Belice, del Friuli, della catastrofe del 1980 in Campania e Basilicata. Migliaia di morti, decine di migliaia di senza tetto, danni materiali immensi.

Eppure ci sono dei responsabili: non indiretti, non oscuri, non ignoti. Sono quei rappresentanti dei cittadini, quei pubblici amministratori, i politici ed i funzionari che non hanno fatto nulla perchè le norme antisismiche fossero applicate alla costruzione degli edifici.

E’ quasi impossibile seguire il percorso di ordinanze, leggi e provvedimenti che impongono criteri specifici per la costruzione degli edifici, in modo che non crollino a causa dei terremoti. Una frase, presa da una delle tante relazioni prodotte in questi anni, mostra fino in fondo l’incapacità dei diversi governi in materia: “Il presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato l’Ordinanza n. 3467 del 13.10.2005, pubblicata sulla G.U. 20 ottobre 2005 n. 245, che proroga ulteriormente fino al 23 ottobre 2005 l’entrata in vigore dell’Ordinanza 3274/2003 in materia antisismica.

In tal modo l’entrata in vigore della citata disposizione viene portata alla stessa data dell’entrata in vigore delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, adottate con il D.M. 14.9.2005. Di fatto quindi l’Ordinanza 3274/2003 non entrerà in vigore perché superata dalle nuove norme. ll testo dell’Ordinanza è consultabile in calce alla presente.

Si ricorda che la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 23 settembre scorso ha di fatto sancito l’entrata in vigore delle Norme tecniche per le costruzioni per il 23 ottobre 2005, data in cui diventa operativa la nuova disciplina in materia antisismica curata dal Ministero delle Infrastrutture e prevista dal provvedimento”.

Proroghe, ritardi nell’imposizione di standard, superficialità. Prima del 2002 mai si era deciso di prendere atto che l’Italia ha vaste aree a fortissimo rischio sismico. Alle 11.32 di giovedì 31 ottobre di quell’anno in una zona del basso Molise un nuovo terremoto distrusse il solaio di copertura di parte dell’edificio scolastico “Francesco Iovine” e sotto le macerie rimasero intrappolati 57 bambini, 8 insegnanti e 2 bidelli.

Il capo del governo di allora – lo stesso di oggi, Silvio Berlusconi – fece varare un anno dopo l’ordinanza di Protezione civile, la 3274/2003 e il 14 settembre 2005 si arrivò a un decreto delle Infrastrutture nel quale erano rese esplicite le regole da adottare per le costruzioni antisismiche. Tre anni per un provvedimento che permetteva anche di mettere in sicurezza gli edifici già costruiti.

Il 24 ottobre 2005 era la data di partenza dell’efficacia operativa del decreto, ma solo per finta. Comincia una incomprensibile ‘fase transitoria’ che dai 18 mesi previsti è ereditata dal governo successivo, quello di Romano Prodi e viene prolungata fino al dicembre 2007.

Non basta. Mentre nulla accade i partiti decidono di rivedere il testo di un provvedimento mai diventato efficace ed a gennaio del 2008 si cambiano delle cose, allungando la ‘fase transitoria’ al 30 giugno 2009. Solo per ospedali, scuole, edifici pubblici, ponti e opere varie si sceglie di rendere la norma attiva dal marzo 2008. Alla fine dello scorso anno, lo stesso presidente del Consiglio che aveva varato il primo provvedimento mai entrato in vigore nel 2003, proroga ulteriormente al 30 giugno 2010.

E si tratta solo delle norme per quello che sarà costruito, nulla esiste per quello che già è in piedi e rischia di crollare o crolla, come l’ospedale dell’Aquila, la casa dello studente, un’ala della prefettura, alcuni edifici dell’università e centinaia e centinaia di abitazioni.

Perchè accade tutto questo? E’ semplice, costruire con criteri antisismici costa di più, almeno il 20 per cento e il nuovo ‘Piano casa’ nella sua prima stesura non prevede niente per garantire che ‘le stanzette’ volute dal Cavaliere non solo siano sicure, ma non mettano ulteriormente a rischio edifici potenzialmente in pericolo

Se si prende ad esempio l’ospedale dell’Aquila si scopre che ha meno di quindici anni ed è stato costruito in cemento armato. Paolo Rocchi, ordinario di Consolidamento degli edifici storici all’Università La Sapienza di Roma, ha detto al Sole 24 ore: “A prescindere dai criteri anti-sismici, se progettato e costruito bene, un fabbricato in cemento armato di dimensioni contenute, resiste a un terremoto di medio-alta intensità. Si possono verificare lesioni limitate. Ma di certo non crolli.

Invece dopo ogni evento calamitoso ci accorgiamo di edifici costruiti con calcestruzzi di bassa qualità, con armature lisce o non piegate, dunque tali da non garantire alcuna aderenza al cemento, insomma, realizzati senza tener conto delle più elementari regole del buon costruire”.

In queste ore i partiti politici, il governo, il Palazzo ed i giornali sono ‘sul campo’, a raccontare scene già viste troppe volte. Se alcuni di questi ‘protagonisti’ rimanesse seduto alla propria scrivania a studiare come ‘prevenire’ le prossime sciagure forse sarebbe meglio. Se l’informazione facesse capire ai cittadini che esistono dei ‘responsabili’, invece di omettere l’esistenza di ‘mandanti’, si potrebbe evitare domani di piangere altri morti e nuove terribili distruzioni.

Invece Berlusconi già parla di una ‘new town’ da costruire vicino l’Aquila e ‘pronta’ in 24-28 mesi. E già sta partendo la fiera dei ‘finanziamenti’: 30 milioni di euro del governo, i fondi strutturali per le catastrofi, centinaia di milioni stanziati dall’Unione europea. Chi controllerà dove andranno a finire, gli stessi che dal 2003 non riescono a varare un decreto?

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