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Terremoto: come si comportano in California

Autore: barbera. Data: giovedì, 9 aprile 2009Commenti (1)

Lo stato della west cost è vittima di violente scosse, dovute alla presenza di faglie, in particolare la Faglia di Sant’Andrea. È anche soggetto al rischio di tsunami, incendi boschivi, frane ed eruzioni vulcaniche.

transamerica-pyramidLa Transamerica Pyramid, il grattacielo simbolo di San Francisco, 260 metri di altezza, ha resistito senza danni al terremoto di Loma Prieta, una lunga scossa di magnitudo 7,1 sulla scala di Richter che nell’ottobre del 1989 colpì la California centrale, provocando la morte di una sessantina di persone.

La torre della Transamerica, costruita alla fine degli anni 70 rispettando i severi codici californiani, ha oscillato per un minuto circa. Secondo gli strumenti che alcuni anni prima erano stati installati dall’Usgs, i servizi geologici americani, l’oscillazione ha raggiunto addirittura i 30 centimetri all’ ultimo piano, ma non ci sono stati nè danni, nè vittime.

In stretta sintesi, le regole in vigore in California, tra le più severe del mondo, chiedono che le costruzioni di una certa ampiezza rispondano a tre principi di base: i muri devono essere in cemento rinforzato e le colonne ancorate in fondazioni profonde, mentre le giunture tra pannelli devono essere concepite in maniera da trasferire le spinte dalle travi trasversali alle colonne orizzontali.

Come in tutti gli Stati Uniti, molte case hanno le strutture integralmente in legno. Quelle costruite in California, contrariamente a quanto succede nel resto degli Usa, non hanno basement, cioè l’ampio piano seminterrato, per non indebolire la struttura.

La case più fragili risultano quelle costruite negli anni ’50, con il pianoterra adibito a parcheggio, una scelta che è stata abbandonata. Le prescrizioni per la costruzione cambiano costantemente, e vengono sempre aggiornati dopo un terremoto, visto che a ogni occasione si impara qualcosa di nuovo, grazie ai numerosi sensori installati sui monumenti, sui ponti, sugli edifici pubblici.

Un paio di esempi. Nel 1984, il terremoto di Morgan Hill, a sud dalla Silicon Valley, di una magnitudo di 6,1 gradi, ha fatto capire che il tetto della palestra di una scuola locale era troppo flessibile. Il centro della struttura aveva subito scosse tre o quattro volte superiore agli angoli, lasciando prevedere serie possibilità di crollo in caso di scosse più forti. Quindi sono state cambiate le regole, e i tetti vengono resi meno flessibili per resistere meglio.

Uno degli ultimi grossi terremoti della California, il Northridge del gennaio 1994 (6,7 sulla scala Richter), a Los Angeles, provocò relativamente poche vittime, una settantina, ma danni stimati in 20 miliardi di dollari. Crollarono alcuni ponti delle principali freeway, le autostrade che attraversano la metropoli sud-californiana, dalla 10, quella di Santa Monica, alla Interstate 5. L’anno successivo fu approvata una legge statale per rafforzare ancora di più le strutture dei ponti stradali.

Guardare la California e pensare all’opposto: ovvero all’Italia.

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Commenti (1) »

  • enzo di mauro ha detto:

    Egregio direttore, rimanendo in Abruzzo, la invito a visitare un posto magnifico, Santo stefano di Sessanio a pochissimi chilometri dall’epicentro sismico, dove qualche anno fa un’imprenditore giovane e fuori dal comune, Daniele Kilghren, ha comprato e poi restaurato circa quattromila mq del borgo trasformandolo in “albergo diffuso”. Le tecniche di restauro non hanno previsto l’uso del cemento ma solo quelle migliori tra quelle “antiche”.L’intero albergo(borgo) è in piedi e senza lesioni gravi. Berlusconi chieda a Kilghren come ricostruire l’Aquila e dintorni e non si inventi nessuna newtown!!!!

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