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Non serve solo prevedere i terremoti

Autore: . Data: martedì, 7 aprile 2009Commenti (0)

Subito dopo il sisma che ha devastato una vasta zona dell’Abruzzo è cominciata una singolare polemica: si possono prevedere i terremoti?

sisma1980Berlusconi, che non sopporta i dibattiti, ha voluto subito dire: “Non è il momento di dare luogo a discussioni: adesso bisogna reagire con i fatti e con l’azione. Quando avremo sistemato tutte le cose, si potrà cominciare a discutere sulla prevedibilità o meno di questi terremoti”.

Valutare i fatti non è mai ‘fuori luogo’ anche perchè in questa vicenda le responsabilità ci sono e sono chiare. Il poter ‘prevedere’ un terremoto è argomento sul quale non vi sono al momento certezze codificate.

In questo caso Giampaolo Giuliani, un tecnico e ricercatore del laboratorio nazionale di fisica del Gran Sasso (Infn), aveva sostenuto nelle scorse settimane che ci sarebbe stato domenica 29 marzo un terremoto “disastroso” tra Sulmona e l’Aquila, producendo un forte allarme tra la popolazione.

Nel giorno indicato nulla era accaduto e Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, il 31 marzo aveva fortemente criticato “quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false”, arrivando a chiedere una punizione, così che lo studioso era stato denunciato per procurato allarme. Bertolaso aveva ripetuto che “lo sanno tutti che i terremoti non si possono prevedere”.

Il sistema di Giuliani si basa sull’analisi di un gas radioattivo, il randon. In una intervista il ricercatore dell’Infn ha spiegato: “Ho impiegato quasi 2 anni per realizzare da solo uno strumento in grado di rilevare il radon, iniziai ad osservarlo ed a studiarlo, e con l’aiuto di un sismografo mi resi conto che la concentrazione di radon aumentava in corrispondenza di un evento sismico. Nel 2002, ad esempio, in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrammo valori 100 volte maggiori alla norma, ma disponendo di 1 solo precursore sismico eravamo in grado di emanare un allarme per un evento sismico che distava più di 50 km da L’Aquila, senza poter fornire altre informazioni circa la collocazione o la direzione dell’evento stesso. Oggi con 5 precursori saremmo in grado di essere molto più precisi, triangolando i dati ed i segnali di concentrazione del radon”.

Dopo la tragedia di ieri notte Giuliani ha comunque insistito ed attaccato Bertolaso e  Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, spiegando che la censura contro di lui: “E’ stata proditoriamente architettata perché io potessi essere messo a tacere, addirittura con un avviso di garanzia. E ho le prove che è falso. Sono stati Boschi e Bertolaso, dai quali vorrò le scuse per tutti i morti che ci sono stati oggi a l’Aquila, perché hanno dichiarato il falso domenica scorsa e ho i testimoni. Le loro dichiarazioni sono false. La mia previsione purtroppo era giusta”.

Anche la Nasa è scesa in campo sulle previsioni sismiche. Secondo Stuart Eves, che lavora presso l’agenzia americana, vi sarebbe sempre una stretta correlazione tra i terremoti che superano il quinto grado della Scala Richter e particolari perturbazioni che avvengono nell’atmosfera più alta, la ionosfera.

Insomma, il tema è complicato e ulteriori sperimentazioni diranno se il metodo di Giuliani è efficace, ma la discussione comunque è superflua, perchè una cosa deve essere chiara: non si muore a causa dei terremoti, ma per il crollo delle case.

Francesco Stoppa, un noto sismologo, parlando coi giornalisti ha detto: “Gli edifici non sono a norma, è un vecchio problema. Un vero e proprio punto debole per l’Italia. Il terremoto, nel suo antico significato di “iattura”, atto fatale che dimostra il potere immenso della natura sulla finitezza umana, qui non c’entra. Una buona manutenzione, forse, avrebbe potuto prevenire… Non è stata tanto la forza del sisma, quanto la precarietà dei palazzi”.

Anche Boschi ha ripetuto cose simili: “E’ evidente che quegli edifici erano costruiti in modo da non sostenere una scossa sismica neanche particolarmente violenta. Questa è stata una scossa forte ma non fortissima” e quindi ha sottolineato che è necessario “costruire edifici che reggano a queste sollecitazioni o intervenire sulla messa in sicurezza dei vecchi edifici. Questo tradizionalmente non viene mai fatto in Italia, è uno dei grandi problemi del nostro Paese”.

A l’Aquila è crollata una parte dell’ospedale, costruito da soli 12 anni, la casa dello studente si è polverizzata, per quanto fosse relativamente moderna, una parte della prefettura ha danni gravissimi. Si vedrà nei prossimi giorni in che condizione sono scuole, università, uffici postali, caserme.

Secondo gli esperti sono circa 80.000 gli edifici pubblici in Italia considerati ‘vulnerabili’  in quanto costruiti in zone ad alto rischio sismico. Tutti edifici che andrebbero adeguati e che in molti casi non sono stati pianificati secondo criteri antisismici. Ma la stima delle strutture vulnerabili è in realtà, ben più ampia dal momento che andrebbero considerate anche le abitazioni civili, sulle quali un monitoraggio generale sul territorio è al momento parziale.

Eppure in Italia l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha diffuso da anni una mappa delle zone sismiche, per cui era noto che l’area colpita dall’evento naturale era ad alto rischio.

Per questo esistono dei responsabili e vanno cercati prima di tutto e come al solito nella politica, che invece di ben amministrare e controllare ignora pericoli e contromisure.

Nel secolo scorso per in nostro Paese i terremoti sono stati un vero e proprio flagello. Nel 1908 è si è verificato in sisma con maremoto a Messina: 130 mila morti.

Poi nel 1915 Avezzano e la Marsica sono distrutte: 30 mila morti. Nel 1930 è la volta dell’Irpinia: 1425 morti. Nel 1943 ancora Marche e Abruzzo. Nel 1958 L´Aquila. Nel 1963 Ariano Irpino e di nuovo l´Irpinia. Nel 1968 è la volta del Belice, in Sicilia: 370 morti. Nel 1976 in Friuli: mille morti. Il 23 novembre del 1980 sono colpite Irpinia, Basilicata e la provincia di Salerno: circa 2 mila morti. Tra il 1990 e il 2008 ci sono in Italia altri 19 terremoti con danni a cose e persone.

Fiumi di denaro sono stati spesi negli ultimi trent’anni per ricostruire e nessuno nega che una parte di quei soldi sono finiti non di certo in opere necessarie o nelle tasche di chi realmente aveva perso tutto.

Nessun piano organico è stato avviato per intervenire massicciamente, partendo dalla mappa, per rendere centri abitati, edifici pubblici, ponti e strade in grado di resistere alle scosse. Anzi, con il nuovo ‘Piano casa’ ci sarà da chiedersi quali ulteriori rischi si correranno.

Il problema allora della ‘prevedibilità’ dei terremoti è da collegarsi alle misure che si debbono prendere per impedire che tra malversazioni, edilizia scadente, possibili tangenti e speculazioni. E si torna sempre allo stesso punto, alla politica.

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