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‘Marijuana Day’: gli Usa del grande cambiamento

Autore: . Data: giovedì, 23 aprile 2009Commenti (0)

L’America di Obama non combatte solo la crisi o le torture della Cia durante l’amministrazione Bush. Un vento di cambiamento libertario sta investendo il Paese.

marijuana-dayIl New York Times ha riferito che lunedi scorso, 20 aprile, in qualche parte di New York, si sono riunite 420 persone per l’incontro annuale di ‘High Times’. Il luogo era segreto, ma gli inviti già esauti da tempo. Nello slogan di convocazione si achiedeva di trasformare “la Big Apple in una Baked Apple per aiutaci a rifondare una nuova epoca nella quale sia  libero in America l’uso di marijuana”.

Dopo le inmmense trasformazioni degli anni sessanta, la beat generation, il festival di Monterey e Woodstock e la battaglia contro la guerra in Vietnam e per l’integrazione razziale gli Usa erano stati travolti dal riflusso conservatore e dallo yuppismo. La campagna elettorale di Obama ha risvegliato decine di migliaia di giovani e sembra che un po’ di quel lontano periodo radical stia riemergendo dall’oblio.

I convenuti al meeting di ‘High Times’ non erano i soli a festeggiare il ‘Marijuana Day’ ed il 420. Quel giorno è da lungo tempo una ‘unofficial’ occasione di festa per gli appassionati di cannabis, un occasione per fumare liberamente, organizzare concerti, feste e stare insieme.

Ethan Nadelmann, fondatore e direttore esecutivo della Drug Policy Alliance di Washington, ha detto: “E’ un momento molto importante”, e citando vari sondaggi nazionali ha fatto notare che mostrano un crescente sostegno per la legalizzazione delle droghe leggere. “C’è la chiara tendenza che l’idea di liberalizzare la marijuana ha cominciato a far parte delle cose importanti sulle quali dibattere”.

Nadelmann e molti altri pensano che i segni del cambiamento siano visibili e coinvolgano anche molti rappresentanti al Congresso. Una dozzina di parlamentari hanno chieso misure per consentire l’so medico della marijuana e l’allegerimento delle sanzioni per l’uso personale. Anche lo stratosferico campione olimpico per il nuoto, Michael Phelps, che aveva  reso noto di aver fatto uso di cannabis, è stato perdonato senza troppa fatica.

Per lungo tempo criticatissima e indicata come un veleno, la marijuana ha trovato nuovi alleati, tra i quali importanti politici. Due di loro, Barney Frank, democratico del Massachusetts, e Ron Paul, repubblicano del Texas,  l’anno scorso hanno elaborato insieme un progetto di legge federale per ridurre le pene di chi fuma spinelli.

Il progetto di legge non è passato, ma paradossalmente, considerato l’uso diffusissimo della cannabis, a causa del buco enorme del bilancio federale causato dalla crisi, con il proverbiale pragmatismo americano, alcuni legislatori della California e del Massachusetts hanno suggerito che la marijuana sia legalizzata e tassata per produrre nuove entrate. Con questa argomentazione sono riusciti ad interessare persino Glenn Beck di Fox News e Jack Cafferty della CNN, tradizionalmente del tutto contrari all’ipotesi.

Beck nel suo programma della rete ultraconservatrice è arrivato a dire, pur con una certa ironia: “Attenti, io sono un libertario. Volete liberalizzare la  marijuana, volete legalizzare la droga. Va bene”.

Bruce Mirken, il direttore delle comunicazioni per la Marijuana Policy Project, un altro gruppo di pressione ha sostenuto: “Siamo stati su tre network televisivi via cavo e in tre mesi primi abbiamo raggiunto i risultati che abitualmente richiedevano un intero anno. Se Glenn Beck e Barney Frank sono d’accordo su qualcosa è il segno che un cambiamento è imminente”.

Tra i ‘combattenti’ per la liberalizzazione c’è anche l’Organizzazione nazionale per la riforma del diritto alla Marijuana (Norml), che vuole la legalizzazione. I suoi attivisti hanno reso noto che il traffico Web e le donazioni sono aumentate in modo sensibile e che il Norml inizierà una campagna pubblicitaria in televisione che si concluderà con un apprezzamento per l’azione di Obama”. Richiamandosi al presidente il loro slogan è: “Legalizzazione! Yes we can!”.

Turttavia, sembra improbabile che il governo federale voglia intervenire subito. In una recente visita in Messico, dove la violenza dei narcos causa migliaia di omicidi e minaccia di invadere anche gli Usa, Obama ha detto che gli States “devono lavorare per ridurre la domanda di droga”.

Il quadro è contradittorio. I gruppi pro-marijuana gruppi hanno applaudito le recenti osservazioni di Eric H. Holder Jr., il primo Attorney General afroamericano nella storia, che ha suggerito la possibilità di non utilizzare la legge federale per perseguire chi fa uso di cannabis per uso medico, anche perchè la California e una dozzina di altri Stati consentono l’impiego terapeutico. La Corte d’appello che cura alcuni Stati importanti come California, Nevada, Arizona ha però condiviso lo scetticismo governativo sull’uso  farmacologico. Favorevoli e contrari, ma senza lancia, scudo e demagogia come in Italia.

In ogni caso le manifestazioni del 20 aprile, il ‘Marijuana Day’, dìmostrano come l’argomento sia uscito dalla clandestinità. Steven Hager, direttore creativo ed ex editore di ‘High Times’ ha fatto notare come gli eventi organizzati abbiano raggiunto “il livelli più alti dopo essere stati un fenomeno underground per lungo tempo”. Poi ha aggiunto: “Penso che sia il segnale che la percezione della questione sia molto cresciuta”.

La festa del 20 aprile è un rituale iniziato nei primi anni 1970. Quel giorno un gruppo di adolescenti del Nord California decise di fumare marijuana alle 4,20 del pomeriggio. La ‘leggenda’ si diffuse e il codice “420″ e diventato un messaggio ‘semiufficiale’, da mettere su volantini o manifesti per concerti o qualunque alro mezzo di comunicazione per indicare un evento ‘marijuana free’.

L’appuntamento è diventato così diffuso che molti college hanno dovuto pregare gli studenti a non partecipare. All’Università del Colorado, dove migliaia di studenti regolarmente ‘fumano’ nel campus e senza problemi, gli amministratori hanno inviato una e-mail per ricordare ai ragazzi di non “partecipare ad attività illegali che potrebbero mettere in discussione la reputazione della vostra università”. Hanno fatto lo stesso le l’Università di California e Santa Cruz, vietando l’ingresso agli ospiti nelle residenze per i giovani nel giorno fatidico.

A San Francisco, la mitica città della ‘rivoluzione dei fiori’ del 1967, Ross Mirkarimi, il city manager, ha proposto la scorsa settimana che la città riconosca l’uso medico della marijuana e una grande folla si è raccolta per l’Hippie Hill nel Golden Gate Park. Lo show naturalente ha avuto inizio alle 4,20 del pomeriggio. B-Real, un rapper, ha tenuto a precisare: “È stato possibile vedere nell’aria nuvole di fumo come non mai” ed ha concluso “un grande bel profumo”.

L’argomento droghe leggere non deve essere circoscritto e collegato alla ‘libertà di sballo’. La storia del movimento ‘hippie’, molto importante nella storia americana degli anni ’60, ha collegato la battaglia per i diritti civili degli afromaricani e dei nativi con l’opposizione alla guerra, la rottura dei tabù sessuali o l’uscita del movimento gay dall’isolamento, investendo l’intera società statunitense.

Il cinema, la musica e la letteratura contemporanea sono state profondamente influenzate da quella corrente di pensiero radical e libertaria. La marijuana, così come il dibattito sulle droghe leggere o chimiche, furono al centro di quel femomeno ed è per questo che il ‘Marijana Day’ va ben oltre il suo significato specifico, riportando i temi dell’emancipazione e della modernità fuori dal recinto nel quale era stato rinchiuso per oltre quarant’anni.

Sarà interessante vedere se la nuova America di Obama saprà metabolizzare queste spinte, riuscendo ad indicare una strada laica e democratica anche al resto del mondo. Solo il tempo potrà rispondere.

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