L’uomo del 2000 si chiama ‘Narciso’
Sono trascorsi ben duemila anni , eppure il mito di Narciso sembra non tramontare. Un articolo per ‘Tu Inviato’.
Figura tormentata quella che Ovidio dipinge nelle “Metamorfosi”, croce e delizia la sua immagine riflessa: egli la amò a tal punto, che morì per abbracciarla.
E di “narcisismo ferito” parlò anche Montale, in riferimento all’insoddisfacente veste pubblica dell’uomo, ingannatrice e superficiale, che spinge alla ricerca di altre rivincite in ambito identitario.
Ma come ricondurre questi fragili personaggi al dinamismo dell’uomo moderno? Come contestualizzarne i contorni mitologici nel XXI secolo?
Ebbene, l’infinito amor proprio alla base di questo status è la chiave di lettura psicologica e sociologica dell’era contemporanea. La costante ricerca della felicità passa attraverso le mille attenzioni che quotidianamente dedichiamo alla nostra persona e ai nostri cari.
Accortezze di carattere prevalentemente materiale, tentativi di evasione da meccanismi alienanti, che ci spingono oggi a cercare il benessere in un prodotto reclamizzato e nei trattamenti di bellezza.
Come Narciso ci specchiamo nei nostri desideri, anelando a un’immagine di noi stessi che risulti più attraente e gratificante. E’ così che inseguiamo i nostri sogni, ricorrendo a meccanismi di consumo in grado di destare nuove sensazioni, effimere emozioni, godimenti fittizi, puntualmente disattesi dalle false promesse dei media. S’instaura allora un circolo vizioso, in cui l’uomo è anello centrale, autore e vittima di una grande menzogna.
Diversi autori si sono soffermati sulla causa di questa corsa all’Io perfetto -che si svuota e si nutre di input sempre nuovi- rintracciandola nella disaffezione pubblica degli ultimi decenni. La società
conosce una spoliticizzazione ed una de-sindacalizzazione di proporzioni mai raggiunte: scompaiono la rivolta studentesca, la controcultura, lo spirito riformista ed i problemi filosofici, politici, militari ed economici assumono la stessa importanza di ordinari fatti di cronaca, in balia di una progressiva neutralizzazione e banalizzazione degli interessi.
Soltanto la sfera personale esce vittoriosa da quest’ondata di apatia generalizzata: prendersi cura di se stessi, fare attenzione alla propria salute, risolvere i complessi individuali, aspettare trepidamente le vacanze, diventano delle irrinunciabili priorità.
Questo è quanto affermato dallo scrittore Lipovetsky nel suo saggio “L’era del vuoto”, che svela dunque l’estremizzazione dell’apparenza come specchio della società, preda di profonde incertezze e possibili catastrofi. Quali sono i rimedi attuabili? Come invertire questa tendenza?
Il problema non è di facile soluzione e qualsiasi slancio di tipo etico- moralistico potrebbe sfociare nella più banale demagogia. L’augurio è che ciascuno possa riscoprire se stesso aggrappandosi ai più autentici valori affettivi, sociali, politici e culturali, senza incappare nelle meno impegnative tentazioni, ammalianti quanto ingannevoli.
Ilaria Greco



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