L’Onu contro il razzismo: Usa e Israele boicottano
Prende il via oggi in Svizzera, a Ginevra, la conferenza dell’Onu conto il razzismo chiamata anche Durban II. Gli auspici sono pessimi ed alcuni Paesi occidentali, con motivi pretestuosi hanno deciso di boicottare il summit.
Le polemiche sono state generate dalle critiche espresse nei confronti del governo di Israele, ma descritte come antisioniste da Stati Uniti, Canada, Olanda, Australia. L’Italia come spesso accade ha una posizione ambigua. Ha detto il ministro degli Esteri, Frattini: “Sinora non ci sono le condizioni per l’Italia per re-impegnarsi nel negoziato per la conferenza Durban II’’. Per Frattini le condizioni contenute nel documento preparatorio, sono ‘’inaccettabili’’. ‘’Anche se – ha aggunto- siamo impegnati con i colleghi europei fino all’ultim’ora’’ per cambiare il testo.
Durante il precedente incontro nel 2001 a Durban in Sudafrica, le delegazioni di Tel Aviv e Washington avavano abbandonato la conferenza definendo “..la dichiarazione finale del summit offensiva per lo Stato Ebraico..”. In quell’occasione il documento conslusivo non nominava Israele, ma ribadiva la condanna per chi applica l’apartheid contro i palestinesi. I passaggi che seguono non furono approvati nella dichiarazione finale sottoscritta in Sudafrica: “Non devono mai essere dimenticati l’olocausto e la pulizia etnica perpetrata ai danni della popolazione araba e palestinese nelle terre storiche della Palestina, nella Bosnia e in Kosovo [...] L’occupazione straniera fondata sulle colonie di popolamento, con le sue leggi discriminatorie finalizzate al mantenimento di questo dominio sui territori occupati attraverso un blocco militare totale, sono in contraddizione con i principi della Carta Onu e costituiscono una nuova forma di di apartheid, un crimine contro 1’umanit, una violazione grave del diritto internazionale umanitario, oltre che una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale [...] Esprimiamo una profonda inquietudine di fronte alla discriminazione razziale che i palestinesi subiscono nei territori arabi occupati e che ha gravi incidenze su molti aspetti della loro vita quotidiana. Chiediamo che sia stabilito un termine alle pratiche razziste cui sono sottoposti i palestinesi e gli altri abitanti dei territori arabi occupati da Israele”.
Le considerazioni di allora, largamente condivisibili, hanno scatenato obiezioni anche per la sessione che si apre oggi.
Il Papa, da parte sua, ha ribadito l’importanza dell’appuntamento: ” La conferenza di esame della Dichiarazione di Durban del 2001 contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e la relativa intolleranza”. Per Ratzinger “è un’iniziativa importante perché ancora oggi, nonostante gli insegnamenti della storia, si registrano tali deplorevoli fenomeni’’.
Benedetto XVI ha citato alcuni passi della Dichiarazione del 2001 mostrando di condividerli: nel testo – ha ricordato – si ‘’riconosce che ‘tutti i popoli e le persone formano una famiglia umana, ricca in diversità. Essi hanno contribuito al progresso della civiltà e delle culture che costituiscono il patrimonio comune dell’umanità la promozione della tolleranza, del pluralismo e del rispetto può condurre ad una società più inclusiva’’. Il Vaticano parteciperà alla conferenza con una propria delegazione.
Gli assenti contestano le critiche per l’invasione di Gaza compiuta dalle truppe di Tel Aviv. Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che gli Stati Uniti boicotteranno la conferenza di Ginevra sul razzismo per “il discutibile” linguaggio del documento finale: “Sembra ormai certo che le preoccupazioni non saranno affrontate nel documento che deve essere adottato”. Secondo il portavoce Robert Wood, nonostante i passi avanti, le modifiche appostate al testo finale non risolvono i dubbi riguardo ai pregiudizi anti israeliani e anti occidentali. Analoga la posizione sostenuta dal Canada. Australia e Olanda si sono unite al boicottaggio, mentre la Gran Bretagna ha annunciato la presenza di una sua delegazione: “Stiamo cercando di capire come sviluppare le cose”.
Israele, poi, ha criticato il presidente svizzero Hans Rudolph Herz, dopo aver appreso che quest’ultimo incontrerà in apertura dei lavori il presidente iraniano Mahmoud Ahmadineijad. ‘’La strana decisione del presidente elevetico colpisce in modo maggiore la Svizzera che non nessun altro’’ ha detto il viceministro degli Esteri israeliano Dani Ayalon.
La commissaria Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha dichiarato: “Sono indignata e profondamente delusa dalla decisione degli Stati Uniti di non partecipare. Una manciata di Stati hanno permesso che uno o due temi dominassero il loro approccio alla questione e che pesassero di più delle preoccupazioni di tanti gruppi di persone in tante parti del mondo quotidianamente vittime del razzismo o di altre forme di intolleranza che rovinano le loro esistenze”. Si tratta, ha ricordato, di “questioni globali che devono essere discusse a livello globale, per quanto delicate e difficili”.
Il ministro degli Esteri olandese, Maxime Verhagen, annunciando la decisione del suo paese di non partecipare ha reso noto: “La conferenza contro il razzismo è troppo importante per consentire che ne venga fatto un uso improprio per ragioni politiche e per attaccare l’Occidente”. La bozza del documento finale ridefinita su richiesta di diversi Paesi, e anche dell’Unione europea, “è un’opportunità sprecata” per affrontare le violazioni dei diritti umani da parte dei Paesi e delle organizzazioni coinvolte in discriminazioni su basi sessuali, religiose e razziali, ha dichiarato il ministro per cui “la conferenza mette Israele come unico imputato”.
Il governo israeliano non tollera critiche e nasconde le discriminazioni nei confronti del popolo palestinese dietro un presunto atteggiamento antiebraico. Questa strategia ottiene come scopo quello di rendere sempre più difficili gli equilibri in Medio Oriente e le cnseguenze sono gravi per tutto il resto dem mondo.


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