L’Italia, vittima del terremoto e di sé stessa
Oggi è la giornata del saluto per le vittime del terremoto in Abruzzo. Ricordarne il numero non importa, perchè la contabilità della morte non deve nascondere in nessun modo le responsabilità di questa tragedia. I terremoti non uccidono, questo è quello che deve essere chiaro e detto senza fraintendimenti.
Uccidono le macerie delle case crollate, i ponti che stramazzano al suolo, i tetti delle scuole che cadono sui banchi degli scolari. E per ognuno di di questi episodi esistono due responsabili, forse tre.
Il primo colpevole è chi ha costruito. Ha sbagliato i calcoli del cemento armato se il palazzo è recente, non ha adeguato la struttura alle nuove conoscenze nel campo della protezione dai sismi. Non ha scusanti, alibi, non deve avere vie d’uscita per condanne che dovrebbero arrivare domani non per vendetta, ma per un sacro senso di giustizia.
Il secondo colpevole è chi amministra questo Paese, non solo l’Aquila, i paesetti scomparsi, l’Abruzzo. Perchè è gran parte dell’Italia ad essere a rischio terremoti e qualcosa si doveva fare da anni, non si ‘dovrà ’ fare da oggi. La politica (la cattiva politica) ed il suo essere diventata ormai un intreccio diffuso di interessi, un sistema dove alcuni hanno garazie totali ed altri sono completamente privi di protezioni dovrebbe essere sul banco degli imputati. Non vale solo per il dramma di questi giorni. Vale per i cittadini che perdono il lavoro, per gli anziani senza assistenza, per i giovani abbandonati a sé stessi. Una penna comperata da una pubblica amministrazione può costare alle volte molto di più di quella che una persona comune trova in un negozio e così i soldi spariscono, sono buttati al vento senza controlli, con negligenza inaccettabile nel migliore dei casi, con intenti criminali nel peggiore.
L’ospedale dell’Aquila, la Casa dello Studente, decine di palazzi edificati con cemento fasullo, acciaio di burro, sabbia maledetta. E quanti sono nel resto del Paese quelli nelle stesse condizioni non si sa. D’altra parte siamo i soli in Europa ad aver inventato l’ediliza abusiva, quindi figuriamoci cosa succede in quella autorizzata. In un posto nel quale si è in grado di tirar su case e case senza che ‘nessuno’ se ne accorga tutto è possibile.
Il terzo responsabile, quello col forse, potremmo essere noi stessi, gli italiani. Perchè non vogliamo accettare di seguire delle regole, prima tra tutte quelle di assumerci le responsabilità . Tutti qui sono rigidamente onesti, ma se si ha un cugino in un ufficio e può ‘dare una mano’ gli si telefona, lo si cerca, lo si coinvolge. Chi non lo fa è considerato un ‘fesso’ ed alla fine paga le conseguenze del suo rigore etico.
Siamo un popolo che non sceglie la politica e chi dovrà sedere nelle Istituzioni, ma si fa scegliere. Partiti senza identità , ideali senza contorni, demagogia e parole al vento premiate con sussulti di razzismo, xenofobia, paure immotivate ed un egoismo ormai intollerabile: è così difficile da ammmettere?
Non ingannino le centinaia di volontari che stanno lavorando con slancio e cuore tra le macerie d’Abruzzo oggi, che lo hanno fatto col Vajont, nel Belice, in Irpinia, in Basilicata, ovunque la natura ha deciso di mostrarsi con la sua forza immensa. Perchè la diga era sbagliata, le case fragili, i ponti di cartapesta. E chi ha costruito quelle cose? Chi si è arricchito, chi ha ‘riaparmiato’, chi ha permesso che accadesse?
Oggi l’Italia è guidata da un presidente del Consiglio autoritario e demagogo, ieri lo è stata da altri, altrettanto incapaci a mettere un punto definitivo e dire “stop!”. Per nulla intenzionati a restituire la coscienza ad un popolo ammalato di clientelismo, superficialità , ignoranza.
Nulla cambierà , perchè sulla scena della politica, ovvero nel luogo nel quale ci sono quelli che prendono le decisioni, non ci sono persone in grado di spezzare questa terribile maledizione. I cittadini neppure li possono scegliere i rappresentanti, a loro vengono presentate le liste bloccate ed in gran numero gli elettori mettono una croce soddisfatti, guardano il nuovo Amministratore delegato dell’Italia spa con i capelli trapiantati ad oltre settant’anni parlare di ‘new town’ e si esaltano. Trovano affascinante un signore che dice di voler rivitalizzare l’economia invitando l’esercito dei 1200 euro al mese ad andare a fare shopping, che racconta di misure strabilianti per dare lavoro, aumentare gli stipendi, far funzionare gli ospedali, le scuole, i trasporti. Anche se ancora nessuno a visto nulla, ma non fa niente, quello che conta è ‘sognare’.
Adesso ci sarà la ricostruzione e diventerà fonte di affari colossali per qualcuno, mentre altri si ritroveranno a vivere per alcuni anni nei containers, nelle casette prefabbricate, chissà dove.
Poi c’è l’opposizione, che però ieri era governo, e se cambiano alcune caratteristiche la sostanza rimane la stessa, perchè la sabbia nel cemento ha i suoi anni, è vecchia di decenni.
In qualche regione, in alcuni territori del Paese, ci sono amministratori onesti, anche nel governo ci sono e ci sono stati, speriamo. Ma è il meccanismo ad essere malato, nel suo complesso, e lo sanno tutti, anche quelli che applaudono i propri ‘onorevoli diversi’ e poi li cercano per ‘sistemare’ un figlio, un nipote, una pratica.
Oggi insieme al doloroso saluto alle vittime dell’ennesimo ‘disastro nauturale’ si dovrebbe salutare la cultura della furbizia, dell’evasione fiscale, dell’affare a tutti i costi. Non si farà , perchè mentre la televisone mostra le immmagini dei funerali, c’è chi già sta preparando gli elenchi, non si sa per cosa, ma è sempre bene averli, stanno arrivando i milioni, i miliardi, i soldi.
Per chi non sappiamo, ma quasi certamente non per le vittime. Siamo ottimisti, il futuro ci smentirà . Ci smentira?
Roberto Barbera


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