Lavoro, chi risparmia sulla sicurezza
Cinquemila ispettori dovrebbero controllare cinque milioni di aziende: cifre che dimostrano la scarsa volontà di agire sulla prevenzione, che è costosa e non conviene. Un articolo per “Tu Inviato”
Quanto costa mettere in sicurezza un impianto, la formazione per i propri dipendenti, le attrezzature per la loro incolumità? Molto di più, enormemente di più, dell’eventuale risarcimento per la morte di una persona. Le aziende lo sanno, lo mettono in conto. Può succedere. In quel caso, sfortunato, si paga il minimo necessario.
Se la morte di un dipendente pesasse in termini economici alle aziende più degli investimenti in sicurezza, non morirebbe mai nessuno. E’ l’economia della morte.
Se vale poco, si può rischiare. E’ il prezzo della vita, che vale meno della produzione. Il trionfo dell’autoregolazione del mercato.
In questo quadro, si inserisce la riforma dei servizi ispettivi in materia di lavoro e previdenza, orientando le funzioni dei “nuovi ispettori” ad un cambiamento nel sistema dei controlli; non solo compiti di vigilanza, dunque, ma anche di prevenzione, promozione, informazione e consulenza.
Purtroppo il vero problema è che si può tentare di innovare e modificare tutto il contesto, ma se non si risolve a monte l’annoso problema che deve essere lo Stato ad offrire gli strumenti idonei affinché la prevenzione venga recepita in ogni realtà lavorativa, gli incidenti continueranno a verificarsi e non solo, bisognerebbe avere il coraggio anche di analizzare lo stato del vero potenziale delle forze di vigilanza.
Cinquemila ispettori dovrebbero controllare cinque milioni di aziende, il che in poche parole vuol dire che ogni azienda verrebbe di fatto controllata ogni venti anni; di fronte al profondo squilibrio delle forze in campo, quindi, vi potrà essere solo un controllo a campione e mai a tappeto.
In questo contesto le modifiche al nuovo Testo Unico sulla prevenzione creano grossi “step” all’azione ispettiva. Cosa dire, infatti, di quelle che hanno eliminato l’obbligo d’informare la direzione provinciale del lavoro sul lavoro straordinario e notturno, alle nuove norme su appalti e responsabilità solidale, alla cancellazione della tessera di riconoscimento nei cantieri, a proroghe dell’obbligo di comunicazione dei dati sugli infortuni, l’abolizione dei libri “matricola” e “paga”?
Evidentemente queste modifiche non facilitano di certo l’attività degli ispettori: decaduto l’obblgo, ad esempio, di dover esibire i libri regolamentari durante un controllo ispettivo, l’imprenditore avrà tutto il tempo di provvedere alla messa in regola dei propri dipendenti; per chiudere un cantiere, non basterà un secondo controllo per verificare la regolarizzazione di precedenti infrazioni rilevate, ma sarà necessario un terzo accesso ispettivo e solo se l’impresa non avrà sanato le contestazioni scatterà il sequestro.
Le evidenze statistiche ci dimostrano che lavoro nero e fenomeno infortunistico sono direttamente collegati. L’esempio classico è quello dell’edilizia: non è facile trovare il lavoratore in nero vestito di tutto punto, con le calzature adatte, ecc.
In questo quadro la situazione non è certo migliorata con la nuova versione del Testo Unico sulla sicurezza.
Tiziana Cannone
Ispettrice Inail a Bologna


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