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La Liberazione ‘condivisa’ e l’offensiva contro la Resistenza

Autore: . Data: giovedì, 23 aprile 2009Commenti (0)

Il 25 aprile si avvicina in un clima decisamente pesante. Mentre i giovani non sanno quasi nulla della Resistenza al fascismo, il centro-destra ed alcune aree del centro-sinistra parlano di ‘riappacificazione’, ignorando che mai in Italia vi fu scontro, ma solo assenza di democrazia.

partigianoIn un articolo scritto ieri per l’Unità, uno dei Padri della sinistra italiana, Pietro Ingrao ha affrontato il tema del fascismo, riferendosi ad uno spiacevole episodio avvenuto a Roma.

Durante “Romagnificat”, una celebrazione allestita dal sindaco Alemanno e dall’assessore Umberto Croppi per festeggiare il 2762 anniversario della fondazione di Roma,  tra i filmati scelti per ricostruire l’immagine ‘imperiale’ della città che tanto cara era anche al Duce, c’era quello della dichiarazione di guerra che Benito Mussolini lanciò da Piazza Venezia il 10 giugno del 1940.

Il conflitto più violento di tutta la storia dell’umanità e scatenato da Mussolini ed Hitler  ha causato in totale 55.527.000 di morti, dei quali 25.162.000 militari e 30.365.000 civili, oltre alla distruzione del Paese. Croppi, assessore alla ‘cultura’, con un passato decisamente post fascista e durante la fine degli anni settanta collaboratore di Pino Rauti (inquisito per la strage di Piazza della Loggia a Brescia e rinviato a giudizio il 15 maggio 2008) nel Msi, ha detto: “Nella lunga carrellata di immagini che hanno ricostruito la storia di Roma, le sequenze della dichiarazione di guerra di Mussolini erano messe chiaramente in negativo. Mussolini viene messo in sovrimpressione con Nerone che canta la distruzione di Roma, subito dopo si vedono gli effetti di quella dichiarazione di guerra”.

Peccato che la kermesse messa in piedi da Alemanno e Croppi sembrasse un po’ un film di quelli caserecci anni ’60 sugli ‘antichi romani’, un po’ una manifestazione della potenza dell’Impero, con gladiatori, legionari, centurioni, sfilate ai Fori Imperiali. Il ricordo del ventennio fascista, se ci fosse, farebbe emergere facili paragono con quella nefasta stagione della vita nazionale.

Ingrao nel suo articolo non ha espresso “nessuna collera” per la proiezione del documentario con il Duce ed ha aggiunto: “Io non ho paura che si evochino quei nomi, ma anzi che essi siano poco evocati, se mai solo con l’esibizione di un volto. E dico: facciamole pure vedere quelle immagini, e non solo dal balcone su una piazza, ma per ciò che sono state nella storia di milioni e milioni di esseri umani. Quanto c’è da raccontare su quel volto e sui suoi amici e alleati stretti, strettissimi: Hitler per esempio! Non solo mostrare i volto, ma raccontare. Furono scelte sedi speciali, metodi articolati di massacro. Si chiamarono camere a gas, forni della morte, e portavano a fosse comuni: per ogni età; da vecchi a fanciulli, e sempre secondo tecniche fantasiose, mai conosciute prima. Insomma un trattamento particolare dei corpi e delle anime: una nuova scienza: del patimento e dello scomparire dalla terra”.

Ingrao ha concluso: “Ecco ciò che mi ricorda quel volto di Mussolini. E io non chiedo, non voglio che sia nascosto. Anzi -assessore Croppi, sindaco Alemanno- raccontate davvero e sino in fondo chi furono, che ‘inventarono’ quel volto, quelle figure riapparse nelle piazze romane. Su. Andiamo insieme nelle scuole romane, e con la dovuta delicatezza raccontiamo le invenzioni dei massacri che hanno segnato il nostro secolo. Si faccia organizzatore testardo il Comune di Roma di visite spiegate alle Fosse Ardeatine, e ai tanti bizzarri sepolcri che ha conosciuto questo secolo”.

Ed il vecchio e saggio Ingrao ha ragione. Peccato che la strategia della rimozione, della ‘riappacificazione’ facciano di tutto per impedire che nelle scuole si parli di tutto questo e aree del centro-destra attacchino quotidianamente il movimento partigiano definendolo ‘rosso’ (come se essere stati comunisti italiani fosse un insulto) e costruendo tra chi non ha vissuto la guerra ed il primo dopoguerra una assoluta non conoscenza dei fatti che devastarono il mondo.

Il ricordo della Liberazione, del 25 aprile, è diventato nelle parole del segretario del Pd, Franceschini, un giorno che “deve tornare ad essere un momento unificante come la Resistenza, l’antifascismo e la difesa dei valori della Costituzione”.

E sbaglia il leader del Pd. Perchè la Resistenza ed i suoi valori sono l’essenza della Costituzione italiana, non possono ‘unificare’ diversità, poichè la parola indica la fusione tra due parti e quell’altra, quella che ha causato otre 55 milioni di morti, è fuori dal consesso civile, prima ancora che da quello democratico. Franceschini dovrebbe saperlo, perchè la condanna della storia non porta mai all’odio (come alcuni vorrebbero far credere), ma alla consapevolezza degli errori ed alla speranza che non siano mai più ripetuti. In questo caso a patto si sappia cosa fu il fascismo. Per questo gli italiani non hanno da ‘riappacificarsi’, ma debbono solo poter conoscere e ricordare.

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