Il terremoto e la Tv vorace
Ieri per tutta la giornata c’è stata una inondazione di notizie. Servizi replicati all’infinito, il dolore diffuso un tanto all’ora, fino all’exploit serale: Porta Porta e Matrix in competizione tra loro
La televisione nazionale, il suo afferrare qualunque cosa pur di nutrire se stessa, il non sapersi dar limiti è davvero uno degli aspetti più preoccupanti in quest’Italia confusa e pasticciona. Mirabile è stato il lavoro di Blob ieri sera, la descrizione di una farsa senza limiti.
Ore di trasmissioni, inviati, collegamenti, edizioni speciali: il Barnum catodico ha immediatamente pensato che l’occasione fosse buona per ‘avvertire’ l’opinione pubblica e lanciarsi sulla tragedia abruzzese.
Le responsabilità per i morti, le distruzioni, la devastazione sono chiare ed inequivocabili: si sapeva benissimo che la zona colpita era ad alto rischio sismico e nulla si è fatto, come sempre, per rendere le costruzioni capaci di reggere l’impatto delle scosse.
Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, è arrivato a dire: “La peggiore tragedia di questo millennio”. Siamo solo nel 2009 e il “millennio” dovrebbe durare altri 991 anni, sempre che gli umani sappiano proteggere il pianeta. Come si fa a dire una cosa del genere?
Il mondo della politica è costernato, la stampa indaffarata, gli esperti in fibrillazione. L’enfasi, la necessità di guardare attraverso un buco della serratura per fare domande sempre eguali, l’idea di dover sfinire i cittadini con chilometriche trasmissioni, impone una riflessione: come mai la politica, i valenti giornalisti, i tecnici specializzati evitano di denunciare ritardi e errori quando non accade nulla e poi saltano sull’emergenza per esternare di tutto e di più?
Alla fine i morti saranno presumibilmente più di 150, i feriti moltissimi e decine di migliaia di persone sono già senza casa. Il dibattito sulla ‘prevedibilità ’ dei terremoti ha lasciato quasi scomparire il fatto principale: non si muore di terremoto, si muore per il crollo delle case.
Il Giappone e la California sono luoghi nei quali i sismi sono ben più devastanti di quello di ieri in Abruzzo, ma i danni vengono contenuti, le vittime molte meno: perchè? Le leggi impongono standard particolari e case, ponti, edifici pubblici sono costruiti con criteri antisismici.
Nel ‘secolo’ scorso i terremoti sono stati per in nostro Paese un vero e proprio flagello, a cominciare dal 1908 con Messina: 130 mila morti. Poi nel 1915 è Avezzano ad essere distrutta e devastata la Marsica: 30 mila morti. Nel 1930 è la volta dell’Irpinia: 1425 morti. Nel 1943 ancora Marche e Abruzzo. Nel 1958 L’Aquila. Nel 1963 Ariano Irpino e l’Irpinia. Nel 1968 il Belice, in Sicilia, 370 morti. Nel 1976 il Friuli: mille morti. Il 23 novembre del 1980 sono colpite Irpinia, Basilicata e provincia di Salerno: circa 2 mila morti.
Per il Belice, il Friuli e la tragedia dell’Irpinia sono stati spesi fiumi di denaro. Mai nessuno ha negato che non tutto quel gigantesco budget sia stato utilizzato al meglio. Quelle sfortunate vittime hanno ricevuto giustizia?
Quell’avvertimento è servito a qualcosa? A nulla, nessun piano organico per il rafforzamento delle costruzioni nelle zone pericolose è mai stato fatto, anzi, adesso col miracoloso ‘Piano casa’ si potrà edificare senza neppure porsi i problemi dei rischi sismici.
Ieri l’elettrodomestico preferito dagli italiani ha sfornato ore di parole, oggi si piangeranno le vittime, domani si lottizzeranno i finanziamenti per la ricostruzione.
Speriamo anche che qualcuno si ricordi di controllare, ma se si giudica per esperienza c’è da aver poca fiducia. Perchè la strage abruzzese era ampiamente annunciata.


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