Guantanamo: medici torturatori
Secondo un rapporto della Croce rossa Internazionale, basato su interviste con 14 detenuti portati a Guantanamo dopo essere stati nelle prigioni segrete della Cia, il personale medico e sanitario americano ha partecipato alle torture durante gli interrogatori condotti dalla Cia nei confronti dei detenuti.
Il documento, scritto nel febbraio 2007, è diventato di dominio pubblico solo ora che è stato rivelato dalla New York Review of books. Nelle 40 pagine del testo si riferisce che personale medico “in chiara violazione dell’etica medica”, ha partecipato agli interrogatori con il metodo del waterboarding (annegamento simulato) o era presente quando i detenuti venivano sbattuti contro muri, privati di cibo e sonno o sottoposti a caldo e freddo estremo.
Il loro ruolo era “funzionale all’interrogatorio” non alla cura del paziente, sottolinea la Croce Rossa e il personale medico “dava istruzioni a chi conduceva gli interrogatori”.
Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto uno dei responsabili dell’11 settembre, ha raccontato che mentre veniva sottoposto al waterboarding gli venivano misurata la pressione e controllato il livello dell’ossigeno e che l’annegamento simulato fu fermato varie volte su richiesta di un medico o un infermiere.
Walid bin Attash, un uomo con una gamba amputata, ha raccontato che un americano, secondo il prigioniero un medico, dopo aver osservato le condizioni del suo arto superstite, che si stava gonfiando perchè lui era costretto in piedi con le mani ammanettate sopra la testa, ha ordinato che gli fosse permesso di sdersi a terra.
Almeno cinque copie del rapporto furono mostrate alla Cia e ad alti funzionari della Casa Bianca, ma la Croce Rossa non li rese pubblici, rispettando il proprio codice di garanzia di neutralità .
C’è da domandarsi se la tortura e la violazione dei più elementari diritti umani siano da considersi argomenti sui quali mantenere il silenzio, un tema che la Croce Rossa dovrebbe affrontare con urgenza.


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