Gli spagnoli lanciano i generatori eolici marini
I mulini eolici, che nel panorama spagnolo hanno sostituito da anni quelli a vento contro i quali combatteva don Chisciotte, arrivano ora anche al mare, dopo il via libera dato dal governo al piano di energia eolica marina.
Contenuto nello Studio strategico ambientale del litorale spagnolo, il piano è stato pubblicato dai ministeri per l’Industria e per l’Ambiente. La mappa eolica marina è lo strumento giuridico che consentirà alle imprese di presentare progetti di installazione, dal momento che individua le zone atte all’installazione dei parchi e quelle che, invece, a causa dell’impatto ambientale o delle attività di traffico marittimo o di pesca, restano escluse.
Le imprese del settore, secondo quanto riferisce oggi El Pais, hanno già pronti progetti per 8.000 megawatt, la metà di quelli attualmente installati sulla terra, in luoghi come il Golfo di Cadice, il delta dell’Ebro o la costa galiziana.
I parchi eolici marittimi dovranno essere messi a concorso dal governo e fonti del Centro Nazionale di Energia Rinnovabile (Cener) stimano che entro due anni i primi potranno essere già operativi.
Fra le zone di “esclusione” degli areogeneratori marini, indicate espressamente dal piano governativo che è stato elaborato negli ultimi 15 mesi, le enclavi spagnole in Marocco di Ceuta e Melilla.
Con i suoi 4mila chilometri di coste, la Spagna è uno dei Paesi privilegiati per questo tipo di produzione energetica pulita. Un problema è rappresentato dalla limitata piattaforma continentale, che fa sì che la profondità del mare aumenti rapidamente con l’allontanarsi dalla costa, per cui si incrementano contemporaneamente i costi di installazione.
Ogni megawatt installato offshore costa il doppio di un megawatt terrestre. D’altra parte, la circostanza che il vento a mare sia più costante di quello di terra, fa sì che un mulino marittimo produca il doppio dell’energia di uno terrestre, rendendo produttivo l’investimento.
L’installazione dei parchi è una condizione imprescindibile per raggiungere l’obiettivo indicato dalla Ue per il 2020, che prevede che il 20 per cento dell’energia consumata dagli Stati membri sia di origine rinnovabile.
L’energia eolica ha superato in Spagna quella idroelettrica per la prima volta nel primo trimestre del 2005, risultando un fattore chiave nella difficile congiuntura che attraversa il sistema elettrico iberico, a causa della eccezionale siccità , che anche lo scorso anno ha colpito gran parte della penisola, e dell’aumento delle temperature, che comporta anche un aumento dei consumi per i condizionatori d’aria.
L’energia eolica e le centrali di ciclo combinato si sono convertite nella fonte principale per far fronte al fabbisogno. La Spagna è il Paese che ha installato più impianti di energia eolica al mondo e si colloca al secondo posto assoluto per potenza eolica, dietro la Germania e davanti agli Stati Uniti.
Il governo Berlusconi, in Italia, invece insegue il nucleare, che se sarà realizzato sarà attivo non prima di dieci anni, con costi stratosferici e nessuna soluzione conosciuta per lo stoccaggio sicuro delle scorie.


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