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Gli investitori di Alitalia e le parole al vento

Autore: . Data: mercoledì, 22 aprile 2009Commenti (0)

L’assemblea degli obbligazionisti Alitalia convocata il 20 aprile è stata inutile. I numerosi partecipanti possedevano solo il 6,34 per cento dei titoli e per le regole societarie era necessario fosse presente in terza convocazione, almeno il 20 per cento delle obbligazioni.

ALITALIAChi mancava all’appello? Altre centinaia di cittadini lasciati con le pive nel sacco dopo la liquidazione della vecchia Compagnia? No, mancava il ministero dll’Economia, ovvero il governo, che possiede il 62,4 dei bond.

Chi ha la responsabilità del danno subito dagli investitori ha pensato bene di non presentarsi, sebbene durante la dura trattativa che ha portato alla morte Alitalia ed alla cessione delle parti ‘buone’ a Cai, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, promise che azionisti ed obbligazionisti non avevano nulla da temere.

I presenti, guidati dall’avvocato Gianfranco Graziadei, hanno deciso però di discutere lo stesso della questione, per mettere a punto un piano comune. Obiettivo: studiare un’azione contro il ministro Tremonti e gli uomini che guidarono la Compagnia di bandiera per recuperare il maltolto.

La cessione a Cai, come è noto, fu voluta da Berlusconi dopo che il Cavaliere aveva fatto naufragare insieme ad alcuni sindacati l’ipotesi di un’assorbimento di Alitalia in Air France-Klm. In quel caso si sarebbe evitato di scaricare sullo Stato un debito colossale (pagato da tutti i cittadini), almeno novemila cassintegrati, migliaia di lavoratori dell’indotto sul lastrico e, ovviamente, la perdita degli investimenti di chi aveva creduto nella Compagnia.

Nella riunione a quel punto senza valore legale, Alberto Foà, amministratore delegato di Anima Sgr (che è riuscito a mettere insieme molti investitori per circa il 4 per cento delle obbligazioni) ha detto: “Vogliamo intentare causa al Tesoro perché ha diretto e coordinato la società Alitalia non con il fine di soddisfare gli azionisti e i creditori ma con un fine, pur nobile, di natura pubblica e politica che non ha nulla a che vedere con la natura privatistica della società”.

Foà ha aggiunto che il comportamento di Tremonti “crea un precedente pericoloso e viola l’articolo 2497 del Codice civile. Dal 2002 Alitalia non è stata gestita nell’interesse né dei soci né dei creditori, che avrebbero sicuramente preferito il rimborso dei bond all’85 per cento prospettato a suo tempo da Air France-Klm anziché del 30 per cento nel 2012 e senza interessi, come prevede ora la legge di conversione del decreto incentivi”.

La posizione del governo, infatti, si è espressa nel decreto legge incentivi del 9 aprile, che indica nel 30 per cento del valore posseduto dagli investitori il tetto del rimborso, attraverso uno scambio con buoni del tesoro senza interessi, con scadenza nel 2012.

L’ad di Anima ha concluso: “Pensiamo inoltre sia dovere del commissario Augusto Fantozzi intentare anch’egli una causa al Tesoro”. Ipotesi che per la verità appare molto improbabile.

Secondo Foà il codice civile prevede che a dover intentare un ricorso sia il Commissario straordinario, ma sulla questione Fantozzi è assolutamente muto. In ogni caso il rappresentante di Anima ha sostenuto: “Non avrà margini di discrezionalità”, perchè se una parte degli obbligazionisti dovesse andare avanti con una azione legale “Fantozzi non potrà soggettivamente decidere di non procedere”.

Tuttavia, le cause costano e così Anima ha chiesto di raccogliere un fondo per le spese: i titolari di obbligazioni dovranno versare l’1 per cento del valore nominale del loro investimento.

Per questo Foà ha presentato un esposto alla Consob ed ha spiegato: “Ravvisiamo due gravissime irregolarità. È un’offerta pubblica e quindi serve la pubblicazione del prospetto. Chiediamo alla Consob di sospenderla finché non sarà pubblicato un prospetto. L’altra grave irregolarità del decreto è il tetto di 100mila euro ai rimborsi, incostituzionale, perché discrimina tra investitori privati e investitori istituzionali”.

Nelle ultime ore il governo ha pensato di elevare la percentuale del 30 per cento, in particolare per i piccoli risparmiatori e Berlusconi ha fatto una nuova promessa: “Vogliamo intervenire anche in un momento difficile come questo. Si vorrebbe sempre dire la percentuale più alta e noi vorremmo sempre fare tutto però poi ci si deve mettere le mani in tasca per vedere quanti soldi abbiamo”. L’indecifrabile potere delle parole.

Dopo queste dichiarazioni Anima ha fatto sapere che “accoglie con favore” la disponibilità manifestata da Cavaliere e Foà ha aggiunto: “Constatiamo che nella nota diramata dalla presidenza del Consiglio permane il riferimento ai ‘piccoli risparmiatori’ e segnaliamo che la distinzione tra piccoli risparmiatori da una parte e grandi risparmiatori e investitori istituzionali dall´altra costituisce un precedente pericoloso, al di là del merito della questione Alitalia”.

Per il rappresentante degli obbligazionisti la disparità di trattamento fra i risparmiatori derivante dal limite di 100 mila euro per il rimborso sulle obbligazioni Alitalia incluso nella proposta del Decreto incentivi, “appare tanto più grave in quanto non è proposta da un qualsiasi emittente privato, ma dal Ministero dell´Economia e delle Finanze, per di più ope legis; il limite al rimborso sulle obbligazioni Alitalia apre la strada alla sistematica discriminazione degli investitori istituzionali rispetto ai risparmiatori fai-da-te nei possibili futuri casi di obbligazioni emesse da società o enti in situazione di procedure concorsuali o di default”.

Tutto si muove, ma nulla accade. Come nella miglior tradizione dell’Era Berlsuconi.

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