Gli agricoltori: informare bene sull’influenza, i maiali non c’entrano
La Confederazione italiana agricoltori (Cia) interviene sulla vicenda ‘Nuova influenza’, cercando di mettere ordine sulle notizie che continuano ad indicare nei maiali i responsabili della malattia.
Ha dichiarato la Confederazione: “Con la nuova influenza i maiali non c’entrano nulla e bene hanno fatto le istituzioni, da quelle mondiali a quelle europee e nazionali, affinchè non si associasse ai suini. Un’ identificazione che rischia di provocare danni rilevanti per la nostra suinicultura che è già costretta ad affrontare una situazione alquanto difficile, con calo dei redditi degli allevatori e vertiginosi aumenti dei costi di produzione”.
Questa nuova influenza, se confusa con i suini, spiega la Cia, potrebbe mettere in ginocchio i 5 mila allevamenti di maiali del nostro Paese, che hanno una produzione di 9 milioni di suini l’anno e un fatturato complessivo di 15 miliardi di euro. Li conseguenze sui 160 mila addetti sarebbero drammatiche.
Per la Cia è bene usare una denominazione diversa da quella di influenza suina, come ha deciso di fare la Commissione europea, che chiama la patologia ‘Nuova influenza’, anche se la stampa italiana non ha tenuto il nessun conto il fatto.
L’accostamento ‘influenza suina’ è fuorviante, perchè lascia tra i consumatori l’impressione che il virus giunga dalla carne di maiale che, invece, non è assolutamente pericolosa.
L’organizzazione agricola ha condannato gli allarmismi infondati e le ‘epidemie mediatiche’, che in passato hanno provocato effetti devastanti per il nostro sistema agroalimentare.
Ha concluso la Confederazione: “Evitiamo, dunque, di provocare con questa nuova influenza ulteriori danni chiamandola ‘influenza suina’ perchè è veramente fuorviante”. La Cia ha respinto infine le accuse che vengono da alcune parti verso gli allevamenti di maiali: “Sono supercontrollati sia sotto il profilo della sicurezza alimentare che del benessere animale. E gli allevatori hanno impostato molto nella direzione della qualità e della salute del bestiame, nel pieno rispetto delle regole europee e nazionali”.


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