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Fini il democratico è sempre più solo nel Pdl

Autore: . Data: martedì, 28 aprile 2009Commenti (0)

La giornata di ieri ha segnato una serie di critiche lanciate dal presidente della Camera e dal suo entourage al governo ed alla politica del centro-destra. Ma l’ex leader di An è solo.

fini-subacqueoSul tema dell’immigrazione Fini ha sottolineato “l’obbligo ovvio e incontestabile di trattare l’altro da noi anzitutto come persona: non contano il colore della pelle o la fede religiosa e non conta nemmeno avere o no il permesso di soggiorno. Se si ha chiaro questo valore, radicato nella nostra cultura e nella tradizione occidentale, tutto ne discende di conseguenza, compreso naturalmente il dovere di aiutare e curare ogni persona, proprio dei medici ma direi di tutti. Se, al contrario, questo principio si perde e resta solo sullo sfondo, si rischiano atteggiamenti, se non politiche, lesivi del diritto fondamentale della persona”.

Le convinzioni del presidente della Camera sembrano in decisa rotta di collisione con la maggioranza dei suoi colelghi di schieramento, in queste ore occupati a riproporre la detenzione fino a sei mesi nei Centri di identificazione ed espulsione, per ribadire la necessità di far capire ai migranti che l’Italia è ‘off limits’.

Fini ha aggiunto: “L’Occidente dovrebbe avvertire l’impegno volto a garantire il rispetto e la dignità umana di ciascuno. Si tratta di una sfida che o si vince o si perde tutti insieme; nessuno pensi di avere una ricetta domestica. Serve un impegno a livello europeo e internazionale”. E in tal senso, “l’Italia, in passato terra di emigranti, deve avere e mostrare una sensibilità sociale e culturale verso l’immigrazione che rappresenti un valore aggiunto, rispetto a chi magari ha alle spalle una storia di colonialismo”.

A conclusione del suo intervento l’esponente di centro-destra ha ricordato: “Chi viene in Italia è mosso dal bisogno; non possiamo ovviamente accogliere tutti, ma continuare una politica di rigore sempre volta all’integrazione, nel rispetto delle leggi. I nostri nonni all’estero chiedevano rispetto: anche per onorare la loro memoria, rispettiamo chi viene oggi in Italia”.

A rafforzare la posizione solitaria di Fini nel Pdl ha contribuito Sofia Ventura, docente di scienze politiche all’università di Bologna, con un editoriale scritto per la riivista web di Farefuturo, la fondazione vicina del presidente della Camera. Troppo solitaria, tanto che con un comunicato Fini ha reso noto che il “magazine della fondazione Farefuturo non ha certo necessità di concordare con me ogni suo quotidiano intervento. È una condizione di libertà e di fiducia che può però portare, come nel caso odierno sulle candidature femminili per le prossime elezioni Europee, a valutazioni comprensibili ma eccessive, e pertanto non totalmente condivisibili”.

Che ha scritto Ventura di così terribile? Riferendosi alla presenza delle donne nella politica italiana la docente ha sostenuto: “Se il problema della carente presenza femminile nei luoghi della politica tocca molte democrazie, anche se nel caso italiano si presenta in modo particolarmente acuto, vi è una specificità tutta nostrana che aggrava ancor di più la situazione. Ci riferiamo alla pratica di cooptazione di giovani, talvolta giovanissime, signore di indubbia avvenenza  ma con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un’assemblea elettiva come la Camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità. Che nella politica italiana vi sia la necessità di dare spazio a una nuova generazione non vi è dubbio, ma è questo, ci chiediamo,  il modo?”.

Il rifermento alle indiscrezioni sulle candidate nelle liste del Pdl per le elezioni europee non è neppure troppo velato. Berlusconi, che al tempo della ‘Milano da bere’ era amico di Craxi e frequentava il leader del Psi e la sua “corte di nani e ballerine”, (dalla definizione di Rino Formica, altro dirigente socialista), sembra orientato a presentare una piccola pattuglia di ragazze di bell’aspetto per le europee.

Si parla di Cristina Ravot, cantante sassarese, Laura Comi, ignota laureata alla Bocconi, ma bella, e poi Eleonora Gaggioli, Barbara Matera e Angela Sozio, a vario titolo frequentatrici della Tv, come Rachele Restivo, giornalista e candidata anche lei. Ed anche la figlia del pluricommissario Bertolaso dovrebbe partecipare, sembra.

Tutto questo non piace alla collaboratrice di Fini che nel suo articolo ha insistito: “Qui assistiamo ad una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto a che fare, allo scopo di  proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con estrema disinvoltura, denota uno scarso rispetto da un lato per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro, dall’altro per  le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima”.

Infine, dando l’impressione di rivolgersi direttamente a Berlusconi, con penna avvelenata Ventura ha concluso: “Il fenomeno del “velinismo” in politica, ancorché circoscritto, non aiuta certo a modernizzare una cultura ancora in parte diffidente verso il ruolo delle donne in politica e a promuovere la pari dignità dei sessi in ogni ambito della vita pubblica, piuttosto rilancia uno stereotipo femminile mortificante, accuratamente coltivato dalla nostra televisione (che è, a questo proposito, un unicum nel contesto europeo-occidentale) e drammaticamente diseducativo per le nuove generazioni. Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse”.

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