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Decreto sicurezza: le finte vittorie dell’opposizione

Autore: . Data: giovedì, 9 aprile 2009Commenti (0)

La giornata di ieri, a parere di molti commentatori, ha visto le posizioni più reazionarie della Lega su ronde e Centri di identificazione ed espulsione (Cie) battute e l’opposizione vincitrice di un match nei confrotni della maggioranza. E’ andata davvero cosi?

razzismo1Il decreto sulla sicurezza, che è stato approvato alla Camera con 397 sì, 6 no e 2 astenuti ha visto cancellate sue misure specifiche: l’istituzione delle ronde e la possibilità di mantenere in detenzione per sei mesi i migranti nei Cie.

La cronaca della giornata è stata questa: nella mattinata il governo ha accettato di spostare la norma sulle ronde nel disegno di legge sicurezza che sarà all’esame dei deputati, insieme con quello per le intercettazioni, fino al 30 aprile. Il motivo della decisione è stato determinato dalla necessità di terminare le votazioni al più presto per evitare che il decreto decadesse e poichè l’opposizione adottava un comportamento ostruzionistico non vi era altra strada che l’accordo. In concreto, però, le ronde escono dalla finestra per rientrare dalla porta. Solo si dovrà aspettare qualche altra settimana.

Per la detenzione dei migranti nel famigerati Centri di identificazione ed espulsione, invece, in una votazione su un emendamento l’esecutivo è stato battuto e così il periodo dei sei mesi è stato cancellato. Su questo punto si deve notare che numerosi deputati dell’Italia dei valori si sono satenuti, di fatto appoggiando il governo.

Dietro l’intera materia c’è una logica rappresentantiva di una idea della ‘sicurezza’ non solo strumentale ad una strategia di limitazione dei diritti civili dei cittadini, ma finalizzata ad usare la paura per far passare provvedienti con forti contenuti razziasti e xenofobi. Così il punto non è quello di ‘depurare’ dei paragrafi più estremi un complesso di norme ‘giuste’, ma si smantellare il presuppost in base al quale in Italia è necessario ‘il pugno di ferro’ per salvare il Paese da orde di criminali e stranieri. Anche perchè i reati sono in diminuzione. Insomma questo decreto è solo parte di un disegno più ampio con caratteri fortemente antidemocratici.

Il paradosso è che ieri il decreto sicurezza nel suo complesso sarebbe stato bocciato dalla Camera se l’opposizione non avesse votato a favore. E questo emerge dal tabulato delle votazioni. Al momento del voto finale sul decreto, infatti, erano presenti 405 deputati, il che comportava che per poter essere approvato il provvedimento richiedeva 202 sì. Ebbene da parte del centrodestra (assente la Lega) sono arrivati 192 sì, cioè dieci in meno del necessario. La clamorosa bocciatura è stata evitata grazie ai 205 voti favorevoli giunti dai tre gruppi dell’opposizione Udc, Idv, Pd.

Questa è la cronaca dei fatti e non l’interpretazione dei diversi commentatori, ‘tifosi’ per uno o per l’altro schieramento.

Sgombrato il campo da facili fraintendimenti è tuttavia interessante raccontare, in un corpo parlamentare ignaro di cosa siano i diritti civili, alcune posizioni specifiche.

Il capofila della lotta ai migranti, il ministro Roberto Maroni, ha detto: “Sono furibondo, per usare un eufemismo”. Per lui non poter detenere in modo arbitrario delle persone “mette in discussione tutto l’impianto delle politiche di contrasto all’immigrazione”. Poi, senza fare una piega il ministro ha aggiunto: “E’ una bella giornata per i 1.038 clandestini che il 26 aprile torneranno in libertà. Quello di oggi è un vero e proprio indulto per i clandestini che, oltre a mettere in discussione le politiche di contrasto all’immigrazione clandestina costituirà un richiamo a riprendere l’immigrazione verso l’Italia”.

Per Maroni il problema migranti si risolve con la restrizione nei penitenziari mascherati chiamati Cie, cha hanno visto organsmi internazionali, associazioni per i diritti civili e persino le Nazioni Unite indignarsi per il comportamento del governo italiano.

Con l’esponente leghista anche l’ex An, ora Pdl, Alfredo Mantovano: “Chi ha votato contro (la detenzione a sei mesi nei centri, ndr.) ci dia il suo indirizzo di casa così i clandestini li manderemo a casa loro”.

Gravi anche le parole del capo della Polizia, che dimenticando il proprio ruolo di ‘esecutore’ delle decisioni del Parlamento, ha deciso di esternare: “Ci risulta, su base processuale, che l’organizzazione criminale gestisce il traffico di immigrati sulla base delle attese per la rimessa in libertà di queste persone. Il segnale ‘tutti fuorì -ha ribadito- è il segnale che si aspettavano”. Secondo Manganelli “l’impossibilità di svolgere le indagini che consentono poi le espulsioni, in due mesi, è un dato tecnico e non ideologico”. Per il prefetto un cittadino del quale non si è in grado di determinare alcune specifiche qualifiche personali può essere recluso anche per mesi, fino a che non si capisce se possa o meno godere di diritti. Inoltre le ‘risultanze’ di Manganelli dovrebbero indurre le forze di polizia a contrastare le organizzazioni criminali e non a dtetenere per mesi le vittime del traffico, ovvero i migranti.

La conclusione della giornata di ieri ha ormai gli stessi caratteri di molte altre occasioni simili. Nel Parlamento della Repubblica, in un gigantesco clima di confusione ideale, le manovre delle forze politiche fanno e disfano accordi inqualificabili, senza in nessun modo tener conto della realtà, della necessità di risolvere i problemi, di consentire ai cittadini italiani un miglioramento delle considizioni di vita ed a quelli stranieri di poter essere accolti e inseriti nella società in modo civile e con garanzie.

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